Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 6 - Giugno 2024

Qual'è il miglior modo di porsi con mio figlio?

Sono una mamma di un bambino di 3 anni e separata da 1, recentemente ho preso la decisione di trasferirmi con lui a 200 km di distanza dalla nostra vecchia residenza con il mio compagno (preciso che tra di loro esiste un ottimo rapporto).
Rendendomi conto che ultimamente il bambino manifesta con reazioni nervose e raramente isteriche il trauma della separazione e sentendomi assolutamente inerme ogni volta, vorrei sapere qual'è il miglior atteggiamento da assumere nei suoi confronti in tali casi e come posso un domani aiutarlo ad affrontare un ulteriore cambiamento di vita tenendo presente che è mia ferma intenzione non diminuire le possibilità di visita del padre e organizzandomi per mantenere anche le relazioni con la mia famiglia di origine.
Per ultimo mi permetto di chiedervi che ruolo deve avere il mio compagno e come possiamo fargli comprendere anche la sua figura educativa?

 

Gentile signora,
mi complimento innanzitutto con lei per la disponibilità che dimostra verso il suo ex marito e verso il mantenimento di un rapporto continuativo e stabile fra suo figlio ed il padre. Questo è molto importante per entrambi, nonché indice di saggezza da parte sua. Il mancato rapporto fra padre e figlio in seguito alla separazione dei genitori è spessissimo causa di sofferenza, angoscia e problemi evolutivi nei bimbi che hanno bisogno del riconoscimento di solidi punti di riferimento, di un padre e di una madre che continuano ad esserci per loro e a svolgere la loro funzione educativa nonostante abbiano deciso di abbandonare il proprio ruolo coniugale.

Per quanto riguarda le reazioni di suo figlio, sono piuttosto normali:
sempre i bambini manifestano il loro disagio per la separazione dei genitori, e queste manifestazioni sono piuttosto tipiche a seconda delle fasce di età: pianti isterici, improvviso isolamento, difficoltà a prendere sonno, rabbia espressa durante i giochi, sono tutti sintomi di una sofferenza derivata da una perdita, e da cambiamenti profondi nella loro vita. Suo figlio ha molto bisogno di rassicurazioni: sul fatto che non verrà mai abbandonato da mamma e papà, sul fatto che suo padre nonostante non viva più con lui gli vuole bene e ci sarà sempre quando ne avrà bisogno, sul fatto che la sua mamma non lo lascerà mai ecc. Sarebbe opportuno che lei spiegasse a suo figlio, magari con un linguaggio fiabesco che è familiare ai bambini, che i cambiamenti fanno parte della vita, che vanno affrontati con forza, che lui è molto fortunato rispetto agli altri perché di papà ne ha due - sempre però mettendo in risalto chi è il vero padre - e che farà due vacanze, avrà doppi regali ecc. E' molto utile mettere in evidenza anche i lati positivi delle situazioni. La sincerità è sempre la soluzione migliore, perché i bambini capiscono più di quanto gli adulti credano. Il ruolo educativo del suo nuovo compagno non dovrebbe collidere con quello del padre (anche se questo dipende in larga misura dal tipo di rapporto che esiste fra lei ed il suo ex marito, fra questi ed il suo nuovo compagno!).

Suo figlio deve comunque sapere chi è il suo vero padre, ma anche confidare sul fatto che può contare su questa nuova figura maschile. La cosa migliore (anche se piuttosto rara) sarebbe che il padre esprimesse commenti positivi su questa persona, così che suo figlio non sentisse di tradirlo affezionandosi al suo nuovo compagno. Ma, ovviamente, la plausibilità di questa situazione dipende da come lei e suo marito vi siete lasciati e dal tipo di rapporto che avete instaurato dopo la separazione.
Le auguro buona fortuna.

 


copyright © Educare.it - Anno II, Numero 11, Ottobre 2002