Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 6 - Giugno 2024

Esperienze

Mi chiamo Maria, è la seconda volta che vi scrivo, spero di non essere catalogata tra le mamme eccessivamente dubbiose, in realtà avrei solo piacere di sentire un'opinione qualificata sul seguente argomento.
La mia bimba compirà tre anni tra un mese; è, come normalmente sono i bambini, molto vivace, curiosa, intraprendente senza essere spericolata, e notevolmente determinata.
Noi cerchiamo, pur con i limiti che ci rendiamo conto devono essere posti, di venire incontro al suo desiderio di "fare", per cui nel tempo libero programmiamo attività che possano essere interessanti per lei. Ad es., le piacciono i cavalli e ogni tanto la portiamo sui pony, era incuriosita dal pattinaggio e abbiamo provato a pattinare ecc.

La domanda che ogni tanto ci poniamo è questa: è giusto assecondare (e forse stimolare) la sua voglia di "fare nuove esperienze" o in questo modo le "bruciamo" nuove possibili esperienze future, correndo il rischio di gettare le basi per una esasperata e dannosa ricerca di sempre qualcosa di
nuovo?
Grazie.

 

Gentile Maria,
Innanzi tutto essere una madre, quindi anche educatrice, che si pone domande di senso rispetto al proprio agire educativo non può essere interpretato come un atteggiamento d'eccesso nella relazione educativa, ne tantomeno nel rapporto con l'esperto a meno che esercitare l'arte del "dubbio" porti a paralisi nell'azione o a iperazione.

Il mestiere di genitore non è assolutamente facile anche perché non esistono percorsi, interventi, azioni predeterminate che possono essere apprese per dare poi vita ad un genitore omologato, ad un ipotetico quanto inverosimile buon genitore.

L'educazione è un processo entro il quale costante deve essere l'interrogativo "qual è il senso di quello che faccio, che dico, di quello che interpreto. Qual è il senso di quello che offro, e propongo ai miei figli, qual è il senso delle loro richieste e delle mie riposte alle loro richieste, quali significati veicolo".

Come madre e come professionista non passa giorno che non m'interroghi sul senso di quello che succede, di quello che faccio, di quale sia il senso dell'esperienza di relazione che propongo ai miei figli (naturali e affidati), alle persone che si rivolgono a me per una consulenza, per un percorso formativo.
Anche in questo momento la tensione continua riguarda l'attenzione al fatto che questo nostro incontro è un'esperienza che può assumere diversi significati, veicolare tipologie diverse d'apprendimenti, aprire nuovi scenari, stimolare, magari, a riconsiderare il dubbio, che apre al confronto e alla ricerca, come occasione per sperimentare la propria attitudine a risignificare quanto accade nella propria esperienza quotidiana.

La domanda che pone riguardo alla paura di bruciare possibili nuove esperienze future della sua bambina è una domanda che potrebbe essere riletta in diversi modi.
Ad esempio "quale rappresentazione della vostra relazione la bambina sviluppa, qual è il senso che attribuisce al fatto che i genitori fanno con lei o le permettono di fare attività che lei richiede, quale significato attribuite voi al fatto che l'assecondate nelle sue richieste? Quale significato date al termine esperienza? Cosa è un'esperienza per voi? Le esperienze che favorite sono, per la piccola, esperienze o attività? E che differenza ponete tra attività ed esperienza?" E via domandando.

Se per attività intendiamo "un insieme d'operazioni, comportamenti e decisioni, proprie di un individuo o di una categoria d'individui, tesi alla realizzazione di uno scopo" (dizionario nuovo zingarelli) e per esperienza intendiamo "Il complesso dei fatti e dei fenomeni che si succedono in noi e fuori di noi acquisiti mediante la sensazione, elaborati e strutturati dalla riflessione, verificati attraverso l'esperienza" (dizionario nuovo zingarelli) credo si possa intuire una risposta alla sua domanda.

Non si tratta dunque di permettere o meno alla bambina di esercitare delle attività quanto di capire queste attività quale significato possono assumere nella vostra relazione e quale significato danno alla vostra relazione; quanto divengono esperienza e di cosa?
Se la bambina legge la vostra disponibilità incondizionata a rispondere alle sue richieste senza essere stimolata a comprendere il senso che vi spinge a rispondere, oppure se tali attività non divengono poi occasione di rielaborazione del perché sono state possibili, di cosa avete vissuto insieme, di quali possibili agganci offre nella quotidianità della relazione educativa e della vita allora il rischio potrebbe essere quello di offrire alla bambina, ad esempio, l'esperienza che fare esperienza significhi semplicemente fare un'attività, che basta chiedere per avere, che desiderare significa ottenere subito risposta e che desiderare non è un'esperienza.
L'esperienza non serve a molto se non viene elaborata e se non produce "conoscenza".

Tre anni possono sembrare troppo pochi per tematizzare e cercare di elaborare (dare un senso) le esperienze che si vivono, ma è proprio qui che si svela la potenza dell'esperienza di relazione condivisa tra figlio e genitore, educando e educatore, quella di tematizzare anche tramite la riproposizione nel tempo del racconto, dell'esempio, dell'esperienza, di quello che ha permesso di imparare, di scoprire, di provare.

I significati che si possono favorire sono diversi come ad esempio: "è importante impegnare il tempo in ciò che piace "oppure" è importante imparare a ricercare il perché piace e cosa offre quello a cui si vuole dedicare o si dedica del tempo".

Gentile Maria, spero di averle dato qualche possibile nuovo ancoraggio.
Buon Lavoro.

 


copyright © Educare.it - Anno III, Numero 2, gennaio 2003.