Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 6 - Giugno 2024

Un uccellino che non può stare in gabbia

Mio figlio di 27 mesi è un bimbo sano e molto vivace attivo e sempre al centro dell'attenzione di genitori nonni ecc. Purtroppo penso che sia dovuto ad una fase della scoperta del mondo, a volte rompe giocattoli, tira le cose morde e picchia tutti i familiari. Mentre se incontra reazione da parte di altri bimbi si ferma, mentre con i genitori quando ci imponiamo piange a dirotto e smette se riusciamo a distrarlo con qualcos'altro. Per quest'inverno l'abbiamo iscritto ad uno spazio bimbi dove si troverà con altri 11 coetanei solo al mattino al fine di favorire la socializzazione anche
perché nella nostra zona di bambini ce ne sono pochi e lui è molto socievole ma deve imparare bene le regole, è anche in piena fase del MIO alla ennesima potenza. Chiedo un consiglio su come è meglio che ci comportiamo io e mia moglie, visto che l'appartamento dove abitiamo non è molto grande ma simile a tanti altri. Per fortuna abbiamo il giardino dove con il bel tempo lo lasciamo sfogare.
E' un uccellino che non può stare in gabbia.
Distinti saluti e grazie.

 

Bravissimo papà!
Lei ha trovato un bellissimo modo di parafrasare la realtà interiore (e non solo) del suo bambino: "UN UCCELLINO CHE NON PUO' STARE IN GABBIA".
Suo figlio, infatti, con i suoi stupendi 27 mesi è esattamente come un uccellino: frizzante, vivace e con tanta voglia di scoprire e volare.
Il punto è un altro: un uccellino, come anche un bambino, NON DEVE stare in gabbia!!!

Per la razza umana, nella fattispecie, da secoli esiste qualcosa che viene chiamata EDUCAZIONE, che per tutti i secoli in cui è esistita si è modificata infinitamente, ma sempre rimanendo in bilico su un punto in oscillazione: quello che la riduce ad una gabbia, appunto, le cui sbarre sono una miriade di divieti e limiti, oppure lo sconfinamento in una libertà anarchica e senza regole.

In realtà, almeno a mio vedere, l'Educazione dovrebbe essere un insieme di insegnamenti equilibrato abilmente che portano l'individuo, in età adulta, ad autocontrollarsi e ad orientarsi fra il rispetto e la comprensione di sé e degli altri, per poter arrivare a fare delle libere scelte, congrue con le proprie potenzialità e propensioni.

Marcello Bernardi, che è stato un grande delle teorie educative, ha affiancato nel titolo di uno dei suoi libri proprio questi due concetti: EDUCAZIONE e LIBERTA'. L'una non è il contrario dell'altra: certo sia l'educato che il libero sanno che non possono fare tutto quello che salta loro in testa; ed entrambi sanno che salutare o stare composti a tavola non contraddice una sana corsa nei prati con tuffo finale nel fango. Lo sanno perché qualcuno glielo ha insegnato, glielo ha fatto vedere, ha saputo "misurare", dando il giusto spazio anche ai suoi liberi sfoghi.

Il guaio in Educazione è che l'equilibrio nasce solo da altri equilibri, e certe volte non è proprio semplice. Spesso, infatti, quando ci troviamo ad educare un figlio (e lo facciamo per una grande parte della sua vita), molte cose gravano sulle nostre spalle: condizionamenti, paure, eredità, responsabilità, convinzioni, idee, problemi, fatica... Gli equilibri, poi, non coinvolgono solo noi stessi, ma tutte le persone con cui ci relazioniamo: così i nostri figli osservano e assorbono la qualità dell'equilibrio col nostro partner, coi nostri genitori, con gli altri figli, col lavoro eccetera.

E allora come si fa ?

Se ci può consolare, in secoli e secoli di Educazione, nessuno è riuscito a trovare la ricetta definitiva.
Io penso che una buona chiave sta senz'altro nell'etimologia della parola stessa: educare, dal latino, significa infatti "TIRARE FUORI". Quando ci si sposa, ma pochi ci fanno caso perché hanno la testa per aria (e vorrei vedere!), durante la cerimonia ci viene letto il codice civile, che ad un certo punto recita sul fatto che la coppia si impegna ad accogliere ed educare i figli che verranno secondo le LORO inclinazioni.

Quindi non le sue di genitore, o quelle che voleva suo padre; né le mie che sto qui a parlare, né quelle indicate da qualsiasi teoria pedagogica. Ma quelle di quel bambino lì, o di quella bambina, che vengono su e ci mostrano quello che sanno fare e quello in cui sono deboli. Possiamo dire loro di no, ma non possiamo e non dobbiamo costringerli ad ESSERE qualcuno che non sono e non sarebbero mai.
Il segreto, piuttosto, sta nell'educarli portandoli a rispettare anche le nostre scelte e le regole che diamo loro.

Ma veniamo al caso di questo piccolo uccellino di 27 mesi: dico senz'altro sì alla scoperta del mondo, alla socievolezza e alla socializzazione promossa dal centro che frequenterà in inverno; sì alla fase del "Mio", che è assolutamente evolutiva (ci penserà la Socializzazione di prima a fargli cambiare idea!), e benone al giardino.

Mi va ancora bene il rompere i giocattoli (anche se non potrà durare per sempre), ma senza dubbio dico NO al tirare le cose, al mordere e al picchiare i familiari. C'è un buon motivo perché debba fare così? E' vivace e ha bisogno di muoversi? Non è un buon modo per esprimerlo, però; benissimo va la corsa in giardino, appunto. L'aggressività va disciplinata, nel senso che bisogna trovare un modo, insieme al bambino, di canalizzarla, trasformarla ed esprimerla, senza che leda ad altri, o al bambino stesso. Disapprovatela, disapprovatela assolutamente, con una smorfia, con un No, con una spiegazione: trovate la maniera migliore per farlo, ma fatelo. Altrimenti il bambino penserà che di voi può impossessarsi fino al punto di toccarvi con forza (vedete che con gli altri bambini non lo fa? Perché non li conosce!).

Comunque congratulazioni, perché il suo bambino, come appunto dice, è sano e voi siete dei genitori attenti: se avete voglia, potete leggere il già tanto osannato "SE MI VUOI BENE DIMMI DI NO", della Ukhmar (ed. Angeli) e di A. Phillips, "I NO CHE AIUTANO A CRESCERE", della Feltrinelli.

Quando suo figlio sarà più grande, invece, magari vi divertirete a leggere insieme libretti colorati come: "IL RISPETTO A PICCOLI PASSI", di S.Girardet, ed Mottajunior, oppure nella collana "I consigli di Luporosso", BUONA EDUCAZIONE e BUONI O CATTIVI? , della Fabbri editori.

In questo materiale non troverà, certo, indicazioni nette e precise verso cui indirizzare suo figlio, ma degli spunti per capirlo e capirvi meglio, oltre a tante riflessioni sul mondo dell'EDUCAZIONE.
Che, sia bene inteso... meno male che c'è!!
Cordialmente.

 


copyright © Educare.it - Anno III, Numero 4, marzo 2003