Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 6 - Giugno 2024

Le ho impedito di crescere?

Sono una mamma di 37 anni, sono sposata e mamma di 2 bambini; la primogenita di quasi 14 anni il secondogenito più piccolo di 8 anni.
La primogenita fin da piccola è stata molto complessa, molto vivace ed estroversa; ho sempre dovuto seguirla costantemente nelle sue attività e tirarla fuori dai piccoli guai che combinava. L'ingresso alle scuole elementari non è stato semplice nei primi tempi, anche se, è sempre stata una bambina dall'intelligenza viva, ed ha conseguito ottimi risultati, c'è sempre stato qualcosa che la ha resa diversa dai suoi coetanei. Si è sempre distratta facilmente, tutto ciò che nel quotidiano richiede praticità per lei è una complicazione; dimentica di chiudere la porta, lascia spesso il libri in classe a volte se Le si parla e come se non ascoltasse e dopo qualche momento risponde. Tutto ciò è accompagnato da un'insicurezza che viste le sue capacità non avrebbe motivo di essere, e da fragilità che mi preoccupano molto.

Questo stato di essere si è acuito con l'ingresso alle scuole medie. Apparentemente è una ragazzina che non ha problemi di socializzazione lega facilmente, ma quando gli altri coetanei le fanno notare le sue distrazioni e a volte la deridono nasce il conflitto, allora non sempre pur sforzandosi riesce a controllare le sue reazioni e amplifica le situazioni. Dal punto di vista didattico si distingue per l'impegno e per l'interesse in ogni disciplina in modo brillante, (i voti sono tra il distinto e l'ottimo) ma più volte in occasione dei riceventi con gli insegnanti, quest'ultimi senza dare particolare peso alla cosa, sottolineano la sua distrazione, il suo estraniarsi dal resto della classe e il "suo essere tra le nuvole". A volte parla ad alta voce e non riesco a farle abbassare il tono, se le consiglio di seguire determinati comportamenti utili a non farla soffrire, reagisce piangendo e prendendo le sue posizioni. In questo ultimo periodo sembra essere più distratta, è lenta,dorme male ed è sempre agitata. Dimentica le cose che poi come dei flash le tornano in mente. Tutto ciò desta la mia preoccupazione e mi chiedo se il suo modo di essere è dovuto al mio comportamento, al modo di crescerla che ho avuto, (l' ho sempre aiutata con i compiti, nelle piccole e grandi cose) forse le ho impedito di crescere? Oppure si potrebbe trattare di un disturbo dell'attenzione?
Da considerare che l'approccio con l'altro mio figlio da sempre è stato totalmente diverso.
Sono un po' preoccupata come devo comportarmi?
Resto in attesa di Vostro consiglio
Cordiali saluti.

 

Gentile mamma,
ho letto con molta attenzione la sua e-mail.
Mi è subito risultato evidente, nello snodarsi del suo discorso, che ciò che la preoccupa oggi sembra avere radici lontane.
Nella descrizione di quelli che sono stati gli aspetti di difficoltà incontrati nel percorso di crescita della sua fanciulla emergono elementi che andrebbero approfonditi, affermazioni che andrebbero sviluppate in termini anche esemplificativi, interventi educativi che andrebbero collegati tra loro e verificati in termini di risultati.
Le faccio alcuni esempi riportando alcune sue affermazioni.

"La primogenita fin da piccola è stata molto complessa".
In che modo lo è stata? A quanti anni ha iniziato a mostrare tale complessità? Chi l’ha notata? Cosa avete fatto?

"Ho sempre dovuto seguirla costantemente nelle sue attività e tirarla fuori dai piccoli guai che combinava".
In quali attività ha sempre dovuto seguirla? E questo sempre quando ha avuto inizio? In quali guai si metteva? Come la tirava fuori? Come interpretava l’intervento della mamma la fanciulla?

"L’ingresso alle scuole elementari non è stato semplice nei primi tempi".
Cosa è successo durante l’inserimento? Per quanto tempo ci sono state difficoltà? Quali difficoltà si sono manifestate? Quando sono terminate? Quali interventi educativi sono stati adottati dalla famiglia, dalla scuola? Quali risultati hanno comportato?

"C'è sempre stato qualcosa che la ha resa diversa dai suoi coetanei".
Cosa è questo "qualcosa" che la ha resa "diversa"? E cosa intende per diversa? Chi la percepiva diversa (i compagni, i genitori, gli insegnanti, la ragazza stessa…)? Come è stata trattata questa diversità nei diversi contesti?

"Si è sempre distratta facilmente, tutto ciò che nel quotidiano richiede praticità per lei  è una complicazione".
La complicazione è dovuta alla distrazione? Vi sono situazioni in cui tale distrazione non si presenta e vi è un significativo livello di attenzione? Cosa intende per complicazione? Cosa accade?

"Tutto ciò è accompagnato da un'insicurezza che viste le sue capacità non avrebbe motivo di essere, e da fragilità che mi preoccupano molto".
Quali sono le fragilità che la preoccupano? In quali ambiti mostra insicurezza? Quali sono le capacità che individua in sua figlia che non dovrebbero crearle insicurezza? Come vive le sue insicurezze la fanciulla? Quali reazioni e azioni muove la ragazza nei confronti di queste insicurezze? Cosa comportano tali insicurezze nelle situazioni della vita sia dal punto di vista relazionale, che affettivo che pragmatico? In quali contesti emergono maggiormente? Cosa si è fatto e si fa per aiutarla a comprendere e affrontare queste insicurezze?

"Apparentemente è una ragazzina che non ha problemi di socializzazione".
Quali problemi di socializzazione avete individuato? Cosa significa che apparentemente non ha problemi di socializzazione? Come sono iniziati i suoi problemi di socializzazione e come sono evoluti? Quali sono i luoghi in cui si evidenziano le difficoltà di socializzazione e dove non si evidenziano o si evidenziano meno?

"Quando gli altri coetanei le fanno notare le sue distrazioni e a volte la deridono nasce il conflitto, allora non sempre pur sforzandosi riesce a controllare le sue reazioni e amplifica le situazioni".
Quali episodi sono avvenuti? Con quale ricorsività? Quali tipi di distrazioni e come i compagni le fanno notare queste? Quali sono le reazioni che la fanciulla agisce? Quali conseguenze le comportano tali situazioni? Come amplifica le situazioni?

"Dal punto di vista didattico si distingue per l'impegno e per l'interesse in ogni disciplina in modo brillante".
Cosa s’intende per impegno e interesse? Come raggiunge i massimi risultati? Quale ruolo giocano ivi la difficoltà di concentrazione, l’insicurezza e il resto delle difficoltà elencate?

"Gli insegnanti sottolineano la sua distrazione, il suo estraniarsi dal resto della classe e il suo essere tra le nuvole".
Qual è il livello di distrazione individuato dagli insegnanti? Cosa intendono per estraniarsi ed essere sulle nuvole? Quali interventi sono stati adottati dalla scuola e dalla famiglia?

"Se le consiglio di seguire determinati comportamenti utili a non farla soffrire, reagisce piangendo e prendendo le sue posizioni".
Quale relazione esiste tra lei e sua figlia? Tra sua figlia e il resto della famiglia? Come ha gestito sin dal passato le difficoltà della sua fanciulla? Vi sono stati altri momenti in cui si è sentita così preoccupata? Come ha affrontato la situazione? Cosa ne pensa suo marito?
Ha mai interpellato qualcuno per comprendere il senso di alcuni comportamenti preoccupanti della sua fanciulla?

Mi chiede "come devo comportarmi?".

In questo momento è importante cercare di comprendere la natura delle difficoltà di sua figlia. In questa sede non è possibile stabilire se si tratta di difficoltà di carattere neurobiologico (Deficit Di Attenzione/Iperattività) piuttosto che di tipo relazionale (rapporto di forte dipendenza dalla mamma).
Provi dunque a ricostruire il percorso fatto sin qui da sua figlia e quello che avete fatto insieme, ad individuare gli elementi che le sembrano di svolta, e a individuare qualcuno che la possa accompagnare nella comprensione della natura del problema.
Interpellare il Pediatra, che ha seguito sino ad oggi sua figlia, può essere un passaggio utile per orientarsi nel mondo delle professioni che possono aiutarla a fare un’indagine mirata.
Individuata la natura del problema, anche nel caso in cui si trattasse di ambiti legati a sfere neurobiologiche o psicologiche o di altro genere, è sicuramente utile rivolgersi ad un pedagogista per aprire degli spazi di elaborazione dei propri modelli educativi e della propria esperienza educativa finalizzata al trattamento del problema che emerge.

E nel frattempo? Cosa fare?

  • Può essere utile condividere con la ragazza la propria preoccupazione e ascoltare le opinioni che la ragazza si è fatta su questa situazione ultima, in particolare, e su come, secondo lei, la mamma manifesta la sua preoccupazione e la gestisce. Esplorare insieme a sua figlia la percezione della situazione, se essa stessa si sente preoccupata, come lo manifesta o lo cela, se si sente a disagio, se conosce o pensa di conoscere la causa del suo attuale malessere, se ha voglia di provare a "vedere" cosa è possibile fare per iniziare a comprendere le difficoltà che l’hanno accompagnata sin qui, può aprire la possibilità anche di parlare della relazione che esiste tra voi e magari incominciare a svelarne i punti di "debolezza" e di "forza". Questo primo passo potrebbe esserle utile per iniziare ad introdurre con la figlia l’immagine di un percorso che si può fare insieme, un percorso che serve a ripensare la vostra storia e a imparare anche dalle situazioni di difficoltà personale e relazionale che si sono incontrate.
  • Osservare la ragazza quotidianamente per verificare se esiste un aumento o diminuzione o integrazione degli elementi che destano preoccupazione. Lasciare alla propria mente il compito di ricordare, di "oggettivare " gli episodi (renderli cioè oggetti che si possono contare, elencare) può comportare il rischio che la preoccupazione prevalga sul ricordo portando a sovrastimare o sottostimare la frequenza e l’intensità di alcuni avvenimenti. Consiglio di scrivere sempre quanto è osservato, di osservare sistematicamente e di individuare aspetti comportamentali, comunicativi, relazionali precisi da osservare.

  • Mostrare disponibilità all’ascolto sui diversi versanti della vita.

  • Sostituire al consiglio sul "come fare" o "cosa fare" uno spazio di dialogo in cui stimolare la fanciulla ad esprimere riflessioni sulle soluzioni da lei adottate in certe situazioni, sulle soluzioni che adotterebbe se tornasse indietro, sulle soluzioni che potrebbe adottare in situazioni che dovrà affrontare, sulle conseguenze vere o presunte derivanti dalle soluzioni scelte. Una possibile proposta da sottoporre a sua figlia è di immaginare o richiamare una situazione relazionale o comunicativa, che vorrebbe poter gestire in modo pertinente, e provare a "recitare" la parte che in quel frangente dovrebbe sostenere. Bisogna considerare che se il "consiglio" non è accettato e anzi ottiene come risultato la chiusura, il conflitto, e nessun tipo di evoluzione è opportuno chiedersi non solo se è ancora uno strumento pertinente, ma anche quali sono le modalità con cui si offre il consiglio, quali messaggi tramite esso si veicolano (di adeguatezza dell’altro o meno), quanto il consiglio ha il sapore della prescrizione e quanto dell’occasione per confrontarsi e approfondire le difficoltà, i punti di vista, i punti di forza e di debolezza.

  • Aprire spazi di confronto sul tema della sofferenza e della diversità

  • Chiedere alla scuola un feedback costante sulla situazione relazionale e comportamentale della fanciulla.

Queste alcune indicazioni giusto per iniziare a prendere in mano la situazione.

Per quanto riguarda le due ipotesi che faceva credo sia importante considerare quanto segue:

  • La diagnosi di sindrome di DDAI può essere fatta solo dopo una valutazione attenta. Esistono infatti criteri diagnostici per il disturbo da deficit di attenzione/iperattività. Se volesse approfondire l’argomento può trovare testi interessanti delle edizioni erickson che offrono indicazioni teoriche e consigli pratici anche per genitori. Il sito da visitare a tale proposito è www.erickson.it.

  • La domanda "e mi chiedo se il suo modo di essere è dovuto al mio comportamento, al modo di crescerla che ho avuto, (l' ho sempre aiutata con i compiti, nelle piccole e grandi cose) forse le ho impedito di crescere?" è di grande importanza perché importante è tematizzare costantemente, in un processo educativo, la tipologia di Dipendenza che si propone e che s’instaura tra genitore e figli. Quando si afferma che è importante portare i figli all’autonomia bisogna considerare che ciò non significa aiutarli a fare a meno del genitore, della relazione con il genitore ma lavorare perché la loro dipendenza evolva nei confronti dello stesso. Questa sua domanda dunque non può avere una risposta banale: si, ha impedito di crescere oppure no, non ha impedito di crescere. Va presa come stimolo importante per entrare nel merito del processo educativo a partire, ad esempio, dall’esplorare quali modelli educativi ha usato sino ad oggi e quali premesse hanno giustificato tali scelte, quali risultati hanno portato, quali altre interpretazioni delle premesse si possono formulare e quali altri modelli o integrazione dei modelli educativi si posso fare.

Gentile Signora, spero di averle dato qualche indicazione utile. Se lo desidera sono disponibile ad approfondire con lei il problema a partire dalle ulteriori specificazioni che mi invierà.
La saluto cordialmente.

 


copyright © Educare.it - Anno III, Numero 6, maggio 2003