Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 6 - Giugno 2024

Furti e bugie

Gentilissimi Consulenti,
ho un figlio di cinque anni e mezzo e da qualche tempo, io e mia Moglie, ci siamo accorti che sottrae denaro dalla borsa della Nonna, che vive con noi, e lo nasconde nel suo salvadanaio, oppure oggetti diversi che occulta in camera sua. Una volta scoperto, si giustifica dicendo che "era uno scherzo" e scoppia a piangere dicendo che gli dispiace e non lo farà più. I nostri tentativi di spiegargli che, quello di rubare, non è un bel gesto hanno effetto solo nell'immediato.

Come dobbiamo comportarci in queste situazioni?
Grazie in anticipo per il Vostro Cordiale Aiuto.

 

Gentile signore,
furti e bugie sono comportamenti che hanno a che fare con lo sviluppo morale dei bambini ed in particolare, in relazione alla sua richiesta, con la costruzione del giudizio morale.

Inoltre nel caso da lei prospettato questi comportamenti hanno a che fare anche con la gestione dell'autorità e con la relazione che il bambino instaura con l'adulto.

I primi studi sullo sviluppo morale sono stati condotti da Piaget che ha suddiviso la morale in due stadi: eteronoma ed autonoma, ma è solo con le ricerche di Kohlberg che viene approfondito appieno lo sviluppo morale nel bambino. Egli giunge alla conclusione che lo sviluppo morale ha luogo attraverso una sequenza di stadi. Il primo livello, al quale appartengono i bambini sotto i nove anni, è denominato pre-convenzionale perché i comportamenti in esso compresi sono accomunati dal fatto che le regole e le aspettative sociali sono sentite come qualcosa di esteriore a cui adeguarsi solo per ottenere delle ricompense o evitare delle punizioni.

In particolare ancora le ricerche di Damon hanno approfondito la relazione tra sviluppo morale e concetto di giustizia in bambini dai quattro gli otto anni.

Per quel che riguarda il caso che lei espone va evidenziata l'età del bambino di cinque/sei anni. A questa età, è in grado di riconoscere l'esistenza di un conflitto tra i desideri suoi e delle persone che lo attorniano e ritiene anche che tale conflitto vada risolto senza prevaricazioni. Il bambino infatti si rende conto che le persone hanno desideri diversi e cerca di introdurre delle giustificazioni che si richiamano a criteri obiettivi appellandosi a chissà quali caratteristiche del gesto che lui ha fatto. In questo caso specifico egli afferma che si tratta di uno "scherzo".

Le ricerche di Piaget, Kohlberg e di Damon hanno portato un altro autore, Rest, a pensare che il bambino spesso non riesce a portare a termine una linea di condotta morale anche se l'ha decisa in proprio perché ancora in fase di evoluzione. La sua reazione a questo conflitto è il pianto.

Dicevamo all'inizio che in questo specifico caso entra in gioco anche l'interazione con un'altra persona oltre quella che rappresenta l'autorità, cioè la nonna. In questo senso ci si deve rifare alle ricerche di Hoffman che cerca di indagare come il fondamento della moralità sia costituito dalla motivazione a considerare gli altri. Un aspetto importante quindi è riservato alle categorie emozionali del bambino rispetto al vissuto delle altre persone ed alla considerazione empatica che queste hanno nell'ambiente sociale.

Va indagato allora sicuramente qual'è il ruolo e la posizione che la nonna assume all'interno della casa. Si tratta di capire per esempio se questi comportamenti vengono messi in atto anche con la mamma o col papà o se l'oggetto dei furti è solo la nonna.
Una volta compiuti questi atti lui si sente in colpa (piange e dirà che non lo fa più).
Ma questo aspetto non ci deve far cadere nella illusione che non lo faccia più in quanto il senso di colpa si sviluppa solo in relazione alla nozione di causalità a cui il bambino ovviamente di sei anni non è ancora in grado di accedere ma che con pazienza vedrete sicuramente emergere tra un anno o due.

In conclusione vi voglio dire che lo sviluppo morale è strettamente collegato con il possesso di certe strutture operatorie e queste sono una condizione necessaria affinché il bambino possa raggiungere certi livelli di conoscenza sociale. Un conto, infatti, è sapere o conoscere che quello può essere un comportamento scorretto, un altro conto è riuscire ad interagire da un punto di vista sociale per evitare di comportarsi in quel modo.

Vi consiglio quindi di stare vicini a vostro figlio e di trasmettergli tutte quelle emozioni che gli permettono di accedere a quei rapporti empatici che sono la base della costruzione sociale del rapporto con altri.
Non si tratta di spiegare il valore morale quanto di far sentire la presenza del valore morale.

 


copyright © Educare.it - Anno III, Numero 7, Giugno 2003