Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 6 - Giugno 2024

Che caratterino!

Salve, ho un bimbo di 5 anni e mezzo, premetto che ha un carattere forte, sono un po' preoccupata del fatto che non mi sembra abbastanza competitivo con i coetanei. Se gli si chiede di fare una cosa dice no ed è no fino all'esasperazione senza dare il motivo.

Andava in piscina, l'istruttore gli ha chiesto di affrontare l'acqua alta, come tutti gli altri, si è messo in un angolo e non ne ha voluto più sapere, così pure le altre lezioni, finché non siamo più andati, con mio rammarico. Come fare per "ammorbidirlo"? AIUTO!!!

 

Gentile mamma,
lei mi pone un annoso problema: quello dei conflitti, e della non semplice conciliazione e convivenza, fra EDUCAZIONE e CARATTERE. Proviamo allora a rifletterci un po' su.

Tutti noi possediamo qualcosa di cui la natura ci dota, che è un insieme di caratteristiche, propensioni, qualità e difetti, completezze e mancanze che possiamo, generalizzando di molto, chiamare col nome di carattere. Quando un bimbo nasce, quindi e cioè, porta con sé al mondo tutto questo insieme, ovviamente ancora allo stato grezzo e potenziale.

Fatto è che ciascuno di noi viene al mondo e si "impianta", ambientandosi gradualmente, nel particolare contesto che lo circonda, fatto di fattori e presenze esterni: il suo grosso lavoro sarà quello di adattarvisi, possibilmente col maggiore successo che si possa conseguire, per non creare dolori e traumi. In questo, un enorme ruolo ha l'educazione, che consiste, oltre che nell'apprendere le buone maniere, chiave di volta di relazioni soddisfacenti, ma anche nell'acquisire regole, senso dei limiti, rispetto degli altri e per se stessi.

Questi due ambiti, quello del carattere e dell'educazione, vanno spessissimo ad intrecciarsi, in vari o diversi punti: intendo dire che molti lati del carattere, esistenti già di per sé, vengono accentuati oppure tenuti in ombra da diversi tipi di educazione. Cioè i genitori, col loro atteggiamento, hanno la possibilità di alimentare, tarpare, radicandoli, certi tratti caratteriali e comportamentali dei loro figli. Faccio semplicemente degli esempi: se si terrorizza un bambino di per sé insicuro, lo sarà sempre di più; se non si pongono dei limiti e non si insegna il rispetto ad un tipo esuberante, questi potrà arrivare anche a schiacciare gli altri; nello stesso momento, se ad un tipo così si mettono dei limiti non ragionati, eccessivi o tardivi, se con lui non ci si scambia in termini di relazioni ed affetto, potrà decisamente percorrere esattamente le strade contrarie a quelle indicate dal genitore.

E già, perché molto spesso il legame fra carattere ed educazione è costituito dalle REAZIONI, cioè dal momento in cui ipotizziamo (possiamo anche averne la certezza) che nostro figlio fa delle cose praticamente di proposito, o perché non conosce altre vie, o non ha scelta. E attenzione: le reazioni possono esserci fin da quando i figli sono piccolissimi, perché non dobbiamo assolutamente sottovalutarli, né amplificare la loro "innocenza". Perché, come è possibile? Perché più sono piccoli, più sono istintivi e più sono capaci di "manipolarci" contando sulla loro presunta inconsapevolezza.
Stringiamoci di più su un punto: il grande MARCELLO BERNARDI ha scritto anni fa un libro intitolato "EDUCAZIONE E LIBERTA'".
Riprendendo semplicemente l'espressione, commento: l'essenza dell'educazione è quella di riuscire di aiutare i figli ad essere quelli che sono e, in ciò, ad essere liberi. Ma questo non si può ottenere, e non si ottiene, lasciandoli liberi di fare tutto quello che vogliono perché così non conoscono e non imparano né possibilità né limiti.
L'abilità del genitore sta nell'osservare, conoscere punti forti e punti deboli del proprio figlio, in modo da potenziarli ed aiutarlo ad accettarli; in più deve essere onesto nel non cercare di influenzarlo coi propri parametri; deve indicargli delle possibili vie di realizzazione, deve aiutarlo a costituire il proprio spazio, senza ledere agli interessi degli altri. Deve inoltre incoraggiarlo, sostenerlo, consolarlo e permettergli di essere indipendente, di autonomizzarsi.
E' difficile? LO SO!!
Per questo è utile seguire il proprio cuore, la propria sensibilità, e scegliere il nostro linguaggio migliore.

Veniamo, infine al suo piccolo, cara signora: non ho ben capito se ha un carattere forte ma soccombe in mezzo agli altri, se ha rinunciato all'acqua perché ne ha paura oppure no, se dice no perché ha dei timori oppure perché ha la "testa dura" (mi consenta il termine poco scientifico). Non è che è forte e deciso, risoluto con voi a casa, e fuori molto meno?
Lei chiede come si può fare per ammorbidirlo. Io rispondo che bisognerebbe vedere quali potenzialità possiede in sé di essere morbido, perché se le possiede, prima o poi lei le aggancerà; se no, sarà un po' più difficile. Per cui, l'unica cosa che si può fare è impegnarsi ad osservarlo per conoscerlo bene e trovare quei punti del suo carattere e del vostro rapporto tramite i quali è più facile raggiungerlo; questo non significa che, nel frattempo, la sua, la vostra azione educativa, sia sospesa od interrotta. Dategli quindi le regole e gli insegnamenti del caso: sul nuoto si può anche soprassedere, ma su altre cose sicuramente no. Nel frattempo cerchi i suoi punti morbidi, affini le sue abilità di "saperlo prendere", si faccia vedere anche lei plastica ed adattabile, ma non.. disposta a tutto!
Auguri!

 


copyright © Educare.it - Anno III, Numero 12, novembre 2003