Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 6 - Giugno 2024

Madre "inadeguata"

Sono M., papà di una bambina di 5 mesi di nome Marzia e vorrei trovare risposte ai miei dubbi riguardo alla crescita psico-fisica della mia bimba in quanto la madre (non siamo sposati ma conviviamo) ha avuto diversi problemi durante i suoi 38 anni di vita (io ne ho 35).
Ve li accenno brevemente: la madre (turca di origine) si è separata quando le 2 figlie erano ancora piccole e da qui sono cominciati i litigi con l'ex marito, le fughe da casa delle 2 ragazzine, i tentativi di suicidio (o presunti tali), i problemi con la droga pesante (da parte della sorella della mia convivente), fino ad arrivare a qualche anno fa con la partenza della mia convivente prima per il sud africa poi per gli USA. che a suo dire si è resa necessaria perché non tollerava più la sua famiglia.
Nel frattempo la madre ha avuto un altro figlio con un altro uomo che ha poi lasciato alla vicina di casa perché non era in grado di crescerlo.

Potrei continuare ancora ma potete immaginare voi il resto.
Ora, con la nascita della bambina questa cose sono ritornate fuori in quanto essa si chiede se è in grado di crescere la bambina (e per questo è in cura da una psichiatra che le ha somministrato anche una cura farmacologia a base di serotonina). Mi è stato detto di cercare di darle fiducia, cosa che ho fatto, ma capitano cose abbastanza strane e da qui nascono i miei dubbi: come fa una persona che non ha mai ricevuto affetto a dare affetto? Lo conosce questo sentimento? E se non ne é in grado quello che lei sta dando a Marzia che cosa è? Se non si è mai resa conto che la vita richiede certe responsabilità come può trasmetterle a Marzia? COME MI DEVO COMPORTARE QUANDO I COMPORTAMENTI CHE HA CON Marzia SONO SIMILI A QUELLI CHE AVEVA CON IL SUO CAGNOLINO? (Marzia fai vedere un sorriso a papà, Marzia prendi quel gioco, Marzia fai vedere che prendi quel giocattolo ecc. ecc.). HO L'IMPRESSIONE CHE STIA AMMAESTRANDO E NON CRESCENDO LA BAMBINA!! Come posso dimostrare che il suo comportamento verso la bambina è sbagliato? Spesso quando piange la tratta come se fosse una rompiscatole ("questa qua" è tutto il giorno che piange, è solamente una viziata), mentre il motivo dei suoi lamenti è solamente fame, sonno o il pannolino pieno di pipì. Se non ha ancora capito queste cose che razza di madre potrà essere?
Chi mi può dare delle risposte? Che futuro avrà la mia bambina? Questo non lo può sapere nessuno, ma su quali basi sarà fondato?

 

Caro papà,
dai fatti che lei racconta mi sembra di cogliere una grande confusione e una certa precarietà di punti di riferimento, sia nella storia della sua convivente, ma anche nella vostra relazione.
La storia della sua convivente appare segnata dall'impossibilità o incapacità di mantenere "relazioni" continuative e stabili con gli adulti, e di non saper o poter sostenere e nutrire i "legami" con i suoi figli.
Il sapere e il sentire di essere accolti, accettati, ricercati e amati rendono tutti noi più fiduciosi, capaci di promuovere e sostenere relazioni e legami.
Ciò che penso sia importante per lei, per la sua convivente e soprattutto per la bambina è cercare di far chiarezza e riconoscere le capacità e/o le potenzialità che ognuno di voi genitori possiede, per distinguere "le carenze", che altrimenti rischiano di essere amplificate e sminuire le parti buone che indubbiamente avete.
Certo, lei riconosce nella madre il ruolo fondamentale per l'accudimento della sua bambina, infatti, loro due dovrebbero vivere un periodo di simbiosi intenso, ma non dimentichi che c'è anche lei!
Lei è il contenitore, il sostenitore, il protettore del legame che si sta fortificando tra madre e figlia. Questo è il suo ruolo fondamentale, lei rappresenta il punto di riferimento all'esterno della diade, che può orientare e garantire il processo di crescita psicologica sia della madre sia della bambina.
Una mamma che si sente sola, giudicata, spaventata e incerta, fatica a "tirar fuori" il suo essere "una madre sufficientemente buona" (cit. Winnicott). La vostra relazione dovrebbe essere come un contenitore nutriente per la madre, dal quale lei possa trarre forza ed energia per costruire un legame adeguato con la piccola.
Lei sicuramente intuisce che "essere madre" richiede il soddisfacimento di particolari funzioni, le quali non sono semplici!!
Infatti, la funzione materna ha obiettivi multipli, vorrei nominarne alcuni per sostenerla nel riconoscimento della "qualità" che la sua convivente ha, e per circoscrivere quelle che appaiono invece carenti. Le offro questi spunti di riflessione allo scopo di facilitare il dialogo e la riflessione tra voi genitori, non certo per alimentare tensioni provocate da giudizi!
La funzione materna ha questi scopi:

* Soddisfare i bisogni di base, fisiologici e istintuali;

* Proteggere il piccolo non solo contro i rischi esterni, ma anche dalle eccitazioni nocive dell'ambiente. Il ruolo di "protezione dagli stimoli" è esercitato dalla madre finche il bambino non ha acquisito un proprio funzionamento protettivo autonomo;

* Saper cogliere i ritmi individuali del bambino e seguirli;

* Captare e interpretare i comportamenti del bambino e rispondervi tramite contatti, emissioni vocali, gesti... ai quali il bambino risponderà a sua volta per stabilire e mantenere la catena delle interazioni.

"Essere madre" è un ruolo difficile da sostenere, e ogni madre percepisce e comunica con il proprio bambino tramite modalità molto varie e diversificate.
Chiaramente è necessario un elemento fondamentale per poter rispondere adeguatamente ai bisogni di un bambino: saper amare!
La domanda che lei si pone rispetto alla capacità di amare se non si è mai stati amati è intrigante, ma forse sottende una pallida giustificazione per le "difficoltà" che la sua convivente manifesta nell'accudimento della bambina.
Ci potrebbero essere diversi modi per rispondere a questa domanda, ma io credo che la prima risposta lei l'abbia vissuta e sentita già. Lei, si è sentito amato dalla sua compagna?
Forse mettendosi in ascolto dei propri sentimenti si possono trovare semplici risposte, ma talvolta sono quelle più genuine. Ovviamente, l'amore per un compagno non è l'amore per un figlio, la complicità, le responsabilità e i ruoli sono assolutamente diversi, ma la capacità d'amare è il comune denominatore.
La invito di cuore a guardare con occhi fiduciosi il legame tra la sua convivente e la vostra bambina, cercando di promuovere il cambiamento e coltivando la capacità di chiedere dei sostegni all'esterno nel caso vi rendiate conto di essere in difficoltà. Cercare un supporto è segno di forza e consapevolezza, inoltre porta con sé il desiderio di felicità.
Un augurio di cuore.

 


copyright © Educare.it - Anno IV, Numero 5, aprile 2004