Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 6 - Giugno 2024

Ama i "cattivi" delle fiabe

Sono la mamma di Mario un bimbo di 5 anni vivace ma non violento, gli piace giocare fuori all'aperto con ruspe, trattori, camion

Mario è affascinato da tutte questi mezzi meccanici; quando guarda un cartone o leggiamo una favola imita sempre l'animale piu' aggressivo che lui reputa più forte anche se io gli spiego che non e' il personaggio buono. Ad esempio del Libro della Giungla adora Sherkan la tigre, della Valle incantata imita il Denti Aguzzi, io cerco di spiegare la storia e quali sono i personaggi positivi, spiego che i cattivi non fanno una bella fine e che finiscono in prigione (ad esempio) lui risponde che rompe la prigione.

La cosa strana è che a scuola e con gli altri amici non e' violento anzi mi dice la maestra che e' sempre molto attento che tutti rispettino le regole e che non si facciano del male, e nel gruppo e' rispettato e ben voluto.
Premetto che mio marito è poliziotto ma non parla mai del suo lavoro con Mario e noi non gli facciano vedere film di violenza o le immagini dei telegiornali che mostrino violenza. Questo mese di guerra abbiano evitato al massimo ogni immagine e lui dalla scuola ha cominciato a giocare al carroarmato che spacca le case.
Non riesco a capire che ruolo hanno questi personaggi forti, non sempre violenti, che lui vuole imitare. E' un modo per sentirsi forte? Ho in realtà cerca di esorcizzare la paura?

 

Gentile mamma,
prima di risponderle mi preme far presente che non sono psicologo e quindi non tenterò una lettura o una diagnosi del suo caso (sarebbe comunque limitata), bensì, molto semplicemente, tenterò di applicare alcune teorie sull'interpretazione delle fiabe per spiegare il meccanismo di identificazione nei racconti. Proverò a darle delle indicazioni perché lei possa riesaminare il tipo d'immedesimazione di Mario da un punto di vista diverso.

Partiamo chiarendo una certa differenza tra tipi di racconti. Lei parla di favole, ma cita un romanzo molto complesso come il Libro della Giungla. Le favole, o meglio ancora le fiabe, sono tutt'altro. Sono costruite secondo una struttura essenziale e poco ambivalente nelle figure che mette in scena. "La fiaba semplifica le situazioni. I suoi personaggi sono nettamente tratteggiati, e i particolari, a meno che non siano molto importanti, sono eliminati. Tutti i personaggi sono tipici anziché unici" (B. Bettelheim, Il mondo Incantato, Feltrinelli, Pg.: 14). Questo significa che i personaggi che compaiono nelle fiabe, a differenza dei personaggi dei romanzi, sono evidentemente buoni o cattivi. La complicazione nei romanzi, soprattutto in quelli destinati ai bambini, è che l'antagonista o il cattivo in genere ha una personalità poco complessa, schietta mentre l'eroe ha una personalità troppo complicata. È attraversata, solitamente, da troppi livelli emotivi. Può essere troppo complesso e pertanto può risultare più difficile immedesimarsi. Nelle fiabe tradizionali (non parlo delle versioni edulcorate come in Disney ecc., per quanto belle e di valore), anche il personaggio buono è semplice e ci si può identificare facilmente.

Nelle fiabe tutto è molto semplice: c'è il bene da una parte e c'è il male dall'altra, un coltello taglia tutto a metà, non ci sono ambivalenze. Nelle fiabe, infatti, esistono sempre i due lati della personalità. Tutti noi portiamo dentro un lato "accettabile", ma abbiamo anche un lato oscuro. Nelle fiabe questi due ruoli sono ben distinti. Infatti, la fiaba è la rappresentazione simbolica di queste complessità che caratterizzano la personalità degli uomini e dei bambini. Pertanto, la fiaba può aiutare a convivere con il proprio lato oscuro; può facilitarne l'accettazione. L'idea è più o meno questa: io posso esprimere (a livello simbolico, quindi nel gioco o nei pensieri) il mio lato aggressivo (l'antagonista) perché comunque so che c'è sempre un lato positivo (l'eroe) che avrà la meglio e lo terrà sotto controllo. Ovviamente tutto questo funziona a livello inconscio.

Veniamo a Mario. Lei dà due letture possibili: sentirsi forte o esorcizzare qualche paura. È una mamma molto attenta, si sente.
Proviamo a seguire questo filo del discorso e vediamo dove ci porta. Allora, nei racconti fantastici (in primo luogo le fiabe tradizionali) ad attrarre i bambini, soprattutto dell'età di Mario, è il livello simbolico in cui si rappresentano gli eventi della storia. Bettelheim ci spiega come il bambino acquisisca suggerimenti in forma simbolica. In altre parole (semplifico un po' ora), spesso il bambino ha dentro di sé delle rappresentazioni e propri desideri che fanno paura a lui stesso (non si tratta di qualcosa di patologico, li abbiamo anche noi adulti). Magari desiderano fare dispetti, fare del male, si sentono gelosi, però allo stesso tempo sanno che non è bene tutto ciò. Sanno che se loro "agissero" questi desideri negativi potrebbero fare "male" agli adulti che stanno vicino e potrebbe rischiare di allontanarli e perderli. Così preferisce tenerseli per sé. Se però il bambino trova una storia che ha dei personaggi che esprimono (simbolicamente) il desiderio trattenuto, immedesimarsi con loro può servire per investire quella storia del suo desiderio. Così non sarà più direttamente lui ad agire, ma il personaggio della storia per interposta persona. Non avrà quindi nessun senso di colpa, non avrà fatto veramente male a nessuno. Si tratta, per dirla semplicemente, di una valvola di "sfogo" innocua. Meglio ancora se a leggere la storia (o a condividere un cartone animato) è il genitore. Per il bambino questo può significare molto. È come se mamma e papà sapessero dei desideri che lui porta dentro di sé, li accettassero e lo autorizzassero a fantasticarci sopra. Attenzione però, non pensi ora di indagare quali siano questi pensieri o desideri di suo figlio. Sarebbe una lotta contro mulini a vento. Non sono cose che vanno indagate. Vanno lasciate così, che possa gestirsele lui magari proprio grazie alle storie. Quanto dice lei, dimostra che queste "pulsioni" non le agisce nel gioco o nelle relazioni (quando lei dice: "con gli amici non è violento") ma si limita a identificarsi con dei personaggi e questo gli serve per riporre i propri desideri negativi e non agirli poi nei contesti sociali in cui non è bene!

Potrebbe provare una cosa di questo tipo. Prenda una fiaba (Grimm o Calvino), ne scelga una che ritiene possa piacere a Mario. Magari cambi i nomi dei personaggi se sono troppo famosi (Hansel e Gretel, Pollicino, Capuccetto Rosso) e la racconti. Si accerti che vi sia (mi stupirebbe il contrario) un nemico o un personaggio violento. Gli legga la storia ma dica che non esiste il finale. Provi a fargli raccontare a lui il finale lasciandolo libero di esprimersi, senza suoi suggerimenti insomma. Quello cui deve stare attenta non è come finisce la storia né che fine faccia il violento, bensì stia attenta a che ruolo assume quest'ultimo. Veda se per "magia" diventa un eroe o se tra le varie cattiverie, Nicolhas gli assegna anche dei compiti positivi. Non è che questo esperimento sveli cose particolari, semplicemente può servire per vedere che infondo tratta il personaggio "negativo" come un personaggio qualunque arrivando a fargli compiere delle buone azioni.

È importante che tenga conto anche di quest'altro aspetto. Non ha alcun valore spiegare il ruolo di un personaggio. Si rischia di confondere il bambino. Lui ha in testa un'idea precisa del perché sceglie proprio quel determinato personaggio. Lo investe di una sua emozione, per questo assume una grande importanza. Ora, se la mamma cerca di passare una sua interpretazione che è diversa da quella del figlio, beh rischia o di confonderlo, o nel migliore dei casi il messaggio non arriva nemmeno... "e lui rompe la prigione!". Eviti di spiegare se lui non chiede spiegazioni.

E infine mi permetta questa considerazione. Non si stupisca se pur tenendo lontano Mario da immagini di violenza e guerra il bambino si comporti come se invece ne fosse investito. I bambini hanno la loro vita sociale! Tra bambini si scambiano informazioni. Esiste un vero e proprio sapere dei bambini, è un po' confuso ma su questo iniziano a conoscere il mondo. Così come il carro armato siamo noi che lo connotiamo in modo negativo. Ma a livello simbolico secondo lei è così diverso da una ruspa? Anche la ruspa può demolire... e per quanto riguarda il lavoro di suo marito fate bene, ovviamente, a non farne partecipe il bambino, ma siamo sempre lì, i bambini sanno più di quanto non si pensi ... guarda caso lei dice: "dice la maestra che è sempre molto attento che tutti rispettino le regole e che non facciano del male..."! beh devo dire che ha ben chiaro quel è il lavoro di suo padre e nella connotazione positiva; voglio dire, non è colui che "uccide" i cattivi, bensì colui che difende ciò che è giusto.

Le consiglio la lettura di alcuni testi interessanti sulle fiabe per bambini. Di Alba Marcoli i seguenti titoli "Il bambino nascosto", "Il bambino arrabbiato" e "Il bambino perduto e ritrovato", tutti e tre editi da Oscar Mondadori; e poi un classico sulle interpretazioni delle fiabe di B. Bettelheim Il mondo incantato Feltrinelli.

 


copyright © Educare.it - Anno IV, Numero 7, giugno 2004