Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 6 - Giugno 2024

Mancata concessione di autonomia

Salve, sono la mamma di Raffaele un bimbo di 8 anni.
Raffaele è un bambino molto sensibile, coccolone ed intelligente. Non ha mai avuto e non ha alcun tipo di problema a scuola, dove va molto volentieri e con buoni risultati, anche le insegnanti (fin dal nido) lo hanno sempre dipinto come un bambino adorabile, simpatico e allegro.
Il fatto è che in casa, con noi genitori, le cose vanno in tutt'altro modo. Raffaele è spesso nervoso, si arrabbia e se la prende ad ogni richiamo (ad esempio se viene richiamato perché è tardi e dobbiamo uscire e lui continua a giocare o a leggere), e sembra sempre voler fare il contrario di quanto dovrebbe.
Ma la cosa che più mi angoscia è che è come se lui vivesse due vite separate quella in famiglia e quella fuori dalla famiglia, perché non racconta quasi mai niente di quello che gli accade e se gli si fanno delle domande del tipo "come è andata a scuola?" la risposta è sempre e solo "bene!", o "cosa avete fatto oggi?" la risposta assomiglia alla lista della spesa "per matematica delle operazioni, in italiano un dettato" e così via.

Se cerco di farlo parlare stimolandolo con altre domande o mi risponde che è stanco e non ha voglia di parlare oppure risponde a monosillabi.
Mio marito dice di non chiedergli più niente che prima o poi verrà a raccontare, ho provato ma il risultato è stato che non ha detto proprio nulla. Tra me e lui c'è sempre stato un rapporto un po' conflittuale, lui mi adora ma nel contempo è come se dovesse farmi la guerra. Io cerco di parlargli, di spiegargli le cose con calma però mi pare che le mie parole finiscano sempre per cadere nel vuoto perché quando gli parlo lui rifiuta il confronto dicendo "io con te non parlo". Ultimamente poi tende anche a mentire e cerca sempre di manipolare la realtà in suo favore. Non riesco a capirlo, non riesco ad entrare in sintonia con lui e questo mi fa tanto soffrire. Come posso riuscire a trovare un canale di comunicazione con lui?
Vi sarei grata se riusciste ad aiutarmi. Grazie infinite.

 

Gentile Signora Simona,
Lei ha intitolato la Sua richiesta di consulenza "problemi con bimbo di 8 anni" ed io ho voluto intitolare la mia risposta "mancata concessione di autonomia".

Ora cerco di spiegare i motivi della mia decisione, augurandomi di offrirLe un complementare punto di vista dello stesso problema. E' chiaro che una consulenza a distanza ha dei limiti nel senso che non può che basarsi su un'attenta analisi dello scritto dei richiedenti, non potendo prendere in considerazione tantissimi altri dati importanti.

Ma entriamo nella "mancata concessione di autonomia", analizzando alcune frasi o parti di frasi:
Lei scrive che Suo figlio fa "il contrario di quanto dovrebbe".
Scrive anche che "è come se vivesse due vite..., perché non racconta quasi mai niente".
Questi sono chiari sintomi di richiesta di maggiore autonomia, di maggiore concessione di autonomia da parte dei genitori. La richiesta di concessione di autonomia non può essere verbalizzata in quest'età se non proprio tramite i tipici comportamenti di Suo figlio che Lei appunto descrive. Il rapporto tra Lei e Suo figlio, da Lei descritto come "conflittuale", ne è un'ulteriore prova: da una parte La "adora ma nel contempo è come se dovesse farLe la guerra". La Sua percezione è molto azzeccata. In effetti, il bambino sembra realmente vivere anche lui questo conflitto, cioè l'adorazione e l'amore per la madre da una parte, ma la "guerra" per liberarsi dalle troppe domande dall'altra, cioè dalla relativa oppressione che sente, cercando di proteggersi da ciò che lui sente come "intrusione".

Desidero sottolineare che la concessione o la richiesta di maggior autonomia NON significa minor amore. Anzi.
Questo vale sia per Lei-madre che per il bambino-figlio. E' una falsa credenza che la maggior concessione di autonomia significhi automaticamente maggior allontanamento o minor amore.
Per fare un esempio: il figlio che vive in America o in Asia, in completa autonomia dalla madre, NON per questo necessariamente ama la madre meno del figlio che abita con la madre nella stessa casa e passa molto tempo fisicamente con lei.

Le consulenze sono sempre molto individualizzate: se generalmente è auspicabile che i genitori dedichino più tempo al dialogo con i loro figli, riservino più attenzione all'ascolto dei loro figli e dimostrino più interesse per la loro vita emotiva e i loro vissuti quotidiani, nel vostro caso invece credo che il problema sia un altro e che la stessa ricerca di dialogo sia invece più un desiderio di "sapere", starei quasi per dire un inconsapevole volere "controllare", che non un desiderio di ascoltare.
Saper ascoltare significa anche saper ascoltare il silenzio. In questo caso il silenzio da parte di Suo figlio.
Concedere autonomia a Suo figlio significa in questo momento concedergli il silenzio.

E non sarà Suo figlio a dover rispondere, ma sarete invece voi genitori a rispondergli con una specie di silenzio particolare: non con un silenzio passivo e offeso, bensì con un silenzio attivo. Silenzio attivo significa silenzio amorevole e attento, ascoltando il silenzio da parte di vostro figlio senza farlo sentire in colpa, senza voler a tutti i costi comunicare con lui.

C'è un'altra frase significativa nella Sua lettera: "mi pare che le mie parole finiscano sempre per cadere nel vuoto". Il concetto di "vuoto" è un concetto forte. Infatti, anche qui sembra proprio azzeccato: il "vuoto" c'è, ci potrà essere. Ma non credo che si tratti di un vuoto creato da Suo figlio, credo invece che il "vuoto" rappresenti un SUO vuoto, un SUO vissuto profondo, una certa SUA ansia di fronte ad un grande progetto educativo di questa portata, che è appunto la concessione di maggiore autonomia di pensiero, parola (e silenzio) a Suo figlio. E' come tagliare un altro poco il metaforico cordone ombelicale tra madre e figlio e questo taglio non è sempre indolore. Eppure questo taglio rappresenta una condizione necessaria per la crescita dei figli.

Se si cerca di tagliare questo cordone ombelicale con la maggiore dolcezza possibile, allora il dolore difficilmente si trasforma in dolore di "vuoto", ma in una nuova esperienza di amore. Dove amore non è più sinonimo di dipendenza dal proprio figlio ovvero dai suoi comportamenti, dove amore non significhi più voler controllare, voler sapere, volere essere in sintonia, ma dove amore diventa sempre più libero e proprio per questo sempre più vero. Solo un amore completamente SENZA cordone ombelicale è amore propriamente detto.

 


copyright © Educare.it - Anno III, Numero 10, settembre 2003