Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 6 - Giugno 2024

Difficoltà a socializzare

Antonio compirà quattro anni in agosto; vivace, socievole, intelligente, impara ed assorbe tutto ciò che gli viene proposto, lingue, alfabeto, canzoni, disegna molto bene, scrive.

Il nostro problema è però lo sviluppo delle sue capacità di socializzazione con gli altri bambini, per i quali presenta un limitato interesse nonostante i nostri sforzi che da tempo ci vedono rincorrere giardinetti, inviti, colloqui con la maestra: Antonio gioca un pò con i compagni e poi gioca da solo, si perde nelle sue fantasie; spesso negli ultimi giorni ripete che a scuola non vuole andare, che si annoia, che preferisce giocare a casa, non ha voluto fare il saggio di judo di fine anno; aggiungo che mio marito ed io lavoriamo entrambi, ma spesso la sera o il tardo pomeriggio arriviamo e ci dedichiamo a lui insieme con le nonne e la sua baby sitter di sempre.



Il fine settimana è dedicato a lui. Viviamo in una casa con un grande parco, le altre famiglie hanno bambini più grandi...che cosa possiamo fare? Stavamo prendendo in considerazione l'idea di cambiare scuola, perlomeno cercare una materna dove le classi siano meno numerose o dove il bambino sia più seguito dal punto di vista psicologico.

La nostra preoccupazione è la sua solitudine, che talora scoppia in frasi tipo "quel bimbo non mi vuole" oppure " nessuno vuole giocare con me". Gli abbiamo comprato un coniglietto perchè si senta meno solo!

 

Gentile signora Paola tutti noi dovremo imparare a darci tempo ma soprattutto a dare tempo agli altri per ascoltare i propri bisogni.

Le condizioni necessarie alla crescita individuale di un bambino non sono statiche, determinate, fisse ma cambiano con l'età del bambino e con i suoi bisogni.
Le necessità dei bambini piccoli sono di tale natura che non è possibile farvi fronte semplicemente sforzandosi deliberatamente di farlo.
"I bisogni di ciascun bambino trovano soddisfazione in un ambiente che si sviluppa contemporaneamente al bambino stesso".

Ora, il piccolo Antonio vivace, socievole, intelligente ha imparato ed assorbito tutto ciò che gli avete proposto, lingue, alfabeto, canzoni; sa disegnare molto bene ma soprattutto scrive!
Viene spontaneo chiedersi se tutto questo lo abbia raggiunto veramente senza dover pagare un prezzo per questa velocità nell'apprendere; lo dico perché un bambino dell'età di Andrea dovrebbe passare la maggior parte della giornata a giocare.

Lo stesso Freud in Il poeta e la fantasia affermava che: "l'occupazione preferita e più intensa del bambino è il gioco; forse si può dire che il bambino impegnato nel gioco si comporta come un poeta in quanto si costruisce un suo proprio mondo o meglio, dà a suo piacere un nuovo assetto alle cose del suo mondo ...."

Il bambino si trova implicato in due tipi di relazione: quella fondata sulla costrizione e quella fondata sulla cooperazione.
La costrizione caratterizza in modo più o meno marcato il rapporto con gli adulti mentre la cooperazione si sviluppa via via nella interazione con i coetanei.
Il bambino riconoscendo agli adulti maggiore forza, conoscenza e abilità di quanto egli stesso possieda prova verso di essi un senso di rispetto unilaterale cioè tende a prendere per buone ed accettare le loro idee, consigli o ordini; l'obbedienza del bambino agli adulti nasce così dal loro prestigio. Tra coetanei invece non vi è un senso di rispetto unilaterale dal momento che tra di essi non vi sono differenze di forza o di competenza così marcate come tra adulto e bambino.
Nel gioco tra bambini quindi non vi è nessuno cui sia riconosciuto a priori il diritto di dare ordini o prendere decisioni; ciascuno deve giustificare le sue proposte esplicitando il proprio punto di vista e tenendo conto di quello altrui su un piano di parità e questa è di per sé un'importante conquista sul piano delle abilità sociali.
Se Antonio trova difficoltà ad interagire con gli altri bambini arrivando anche a dire che nessuno vuole giocare con lui molto probabilmente è perché lui stesso non riesce a trovare qualcuno che sia alla sua altezza cioè il senso di cooperazione viene meno dal momento che Antonio sa, conosce, più degli altri e non esistono motivi di, non solo cooperazione, ma neppure di competizione, sana caratteristica legata al gioco tra pari.

Dare tempo ad Antonio significa aspettare che sia lui in base alle proprie necessità e disponibilità a crearsi motivi di incontro e scambio con altri che sentirà paritari e per il momento anche perdersi nelle sue fantasie rientra in una fase che sicuramente è prevista e non nociva in quanto i bambini di 2-3 anni sono più legati all'uso di oggetti concreti durante il gioco mentre quelli di 4 anni o più manifestano una maggiore "immaginazione". Successivamente poi con l'età scolare apparirà un altro tipo di gioco sociale, il gioco con regole; nascondino, giochi di squadra con la palla, guardie e ladri sono tutti esempi di questi giochi tipici della fanciullezza. I caratteri cruciali che li contraddistinguono sono la competizione e la regola intesa come senso di obbligo reciproco a eseguire determinate azioni in un ordine stabilito.
La regola rende possibile la competizione e la competizione attesta la pratica e la comprensione delle regole ....
Voi genitori fate bene a stare vicino a vostro figlio soprattutto perché è da voi e dal rapporto che siete riusciti a creare con lui che Antonio saprà successivamente rapportarsi agli altri.
Sono d'accordo sul dargli opportunità di incontro ma allo stesso tempo sono altresì convinto che il piccolo Antonio saprà ascoltare i suoi bisogni anche se apparentemente cederà in atteggiamenti di sconforto ma questo servirà a lui per avere conferma della vostra disponibilità a stargli accanto; Antonio ascoltando i propri bisogni crescerà senza correre il rischio di essere un bambino solo.

 

 


copyright © Educare.it - Anno IV, Numero 11, Ottobre 2004