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Ansia da prestazione?

Mio figlio Samuel frequenta la seconda elementare.

E' un bambino sensibile, vivace, tenace e molto bravo a scuola. Tuttavia di base ha un carattere insicuro e ansioso che lo porta ad affrontare con agitazione soprattutto le situazioni "nuove". Porto un paio di esempi:

1- a scuola ha un ottimo rendimento, ma quando la maestra spiega un argomento nuovo, si agita, si preoccupa, entra in confusione e non riesce a concentrarsi nella spiegazione; rassicurato dalla meastra e da me, che con pazienza gli facciamo capire che lui in realtà ha capito benissimo come fare, solo che l'agitazione gli fa "uscire le cose dalla testa", allora si tranquillizza, pretende di allenarsi a casa (esempio le divisioni con il resto), acquisisce sicurezza, e da quel momento è una bomba! Preciso che lui resta al doposcuola al pomeriggio, dove svolge i compiti da solo, e generalmente bene, dimostrando quindi indipendenza; se non riesce a finire tutti i compiti al doposcuola vuole assolutamente finirli a casa.

2- adora giocare a calcio, ma solo come divertimento a ricreazione o in giardino; non vuole andare insieme ai suoi compagni a scuola di calcio , perchè non vuole il "maestro".

Vorrei avere indicazione da voi circa il comportamento da adottare da parte mia e di mio marito: quando lui manifesta preoccupazioni come nel primo esempio, dobbiamo tranquillizzarlo, spiegare di nuovo, allenarlo come lui desidera per far sì che la mattina successivo si senta pronto e sicuro, oppure al contrario evitare tutto ciò e lasciare che affronti le conseguenze della sua agitazione?

Come aiutarlo ad innescare il circolo virtuoso che gradatamente abbassa il livello di ansia iniziale?

 

Gentile signora,
l'ansia da prestazione può estendersi a tutti gli "esami" che nel corso del tempo siamo costretti ad affrontare; essa consiste in una sorta autopreoccupazione che provoca una svalutazione nei propri confronti. Con l'inizio della scuola elementare, tutti i bambini devono affrontare delle nuove prove e devono superare degli ostacoli che nell'ambito familiare prima e successivamente con la frequenza della scuola dell'infanzia, non erano presenti. Il bambino può reagire a tutti questi nuovi stimoli in vari modi che vanno dall'accettazione serena delle novità, all'insofferenza, all'iperattività motoria, all'aggressività, al rifiuto, oppure ad una chiusura verso l'ambiente esterno che può farlo diventare timido ed insicuro sviluppando comportamenti ansiosi.

COME COMPORTARSI?
Secondo studi effettuati su tale problematica, si è visto che dare istruzioni rassicuranti, faciliti il superamento delle prove da affrontare; è opportuno l'intervento degli insegnanti (a scuola) e dei genitori (a casa) che, in modo per niente ossessivo, invitino il bambino ad applicarsi settorialmente in un'attività per volta. L'atteggiamento rigido o il rimprovero, sono controproducenti, anzi aumentano il senso di sconfitta e di scoraggiamento che preludono all'ansia. Da ciò che lei scrive,il vostro intervento e quello dell'insegnante sono concordi ed orientati in tal senso, pertanto, ci vorrà solo un po' di pazienza affinché Samuel superi da solo i propri ostacoli, lasciandogli la possibilità di pensare, agire e sbagliare, in tutta calma e cercando di non creare un circolo vizioso in cui l'ansia di Samuel s'innesta con l'ansia degli adulti che lo seguono. Del resto mi scrive che "E' un bambino sensibile, vivace, tenace e molto bravo a scuola", "...svolge i compiti da solo, e generalmente bene, dimostrando quindi indipendenza".

COME AIUTARLO AD ABBASSARE IL LIVELLO D'ANSIA?
La mia formazione professionale m'induce a consigliarle un approccio sistemico-relazionale a tale problematica. La teoria in questione afferma che l'intervento non deve essere diretto al bambino (in questo caso), ma a tutta la famiglia, in quanto il suo bambino facente parte di un sistema (ovvero la famiglia), interagisce con esso secondo uno scambio ed una interazione reciproche. Consiglierei di instaurare un dialogo aperto con Samuel, che permetta al bambino di vedere l'adulto in una diversa ottica, ovvero, non come chi gestisce ed indirizza la sua ansia, perché investito da un ruolo a cui sottostare (da qui l'intolleranza verso la gerarchia delle figure adulte che danno regole), ma come chi ha avuto dei limiti personali ed ha dovuto superare ansie ed ostacoli, facendo presente che nessuno è perfetto, che tutti possono sbagliare, che spesso si è insicuri nell'affrontare gli eventi, che questo rientra nella normalità di tutti i giorni e che con un po' di tenacia (che peraltro contraddistingue il suo Samuel, tutto si può superare).

 


copyright © Educare.it - Anno V, Numero 7, Giugno 2005

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