Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 6 - Giugno 2024

Sorella maggiore "viziata"?

Buongiorno,
ho due bambine rispettivamente di 3 anni (Gianna) e di 22 mesi (Serena), che ho "viziato" in alcuni aspetti anche, lo ammetto, per mia comodità o stanchezza - da un anno ho ricominciato a lavorare a tempo pieno dopo il break unico delle due maternità (ma anche stando a casa con loro si fa fatica sia fisicamente che piscologicamente!).

Entrambe usano il succhiotto per dormire e spesso lo chiedono di giorno: ovviamente quando lo concedo all'una l'altra lo pretende. Non so come quando smettere, credo di doverlo fare prima o poi contemporaneamente per entrambe visto che Gianna non accetta discorsi sul fatto che è la maggiore: afferma allora di essere "piccola", la più piccola, e fa storie sul tema. Anche per toglierle il pannolino quest'estate a 3 anni compiuti abbiamo fatto fatica e tutt'oggi talvolta se la fa addosso; se le chiedo il perché, visto che ero nei paraggi mi risponde "ma io ti stavo aspettando".

Anche nell'addormentarsi sono piuttosto "dipendenti": chiedono di me e mi vogliono lì vicino meglio se sdaiata (hanno i letti accostati). Solo in mia assenza accettano di essere addormentate da papà.
Di giorno invece si addormentano anche da sole o coi nonni o in passato con la babysitter. La maggiore ha iniziato con la scuola materna e lì pure fa il riposino (col suo ciuccio).. mi sto accorgendo che è una bambina piuttosto introversa; alla scuola materna è molto silenziosa e fa un po' fatica - ma i capricci semmai li fa a casa, prima di partire, non all'asilo.

Fino ad ora con le bambine ho adottato in ambito educativo le prassi che meglio mi convincevano permettendomi di vivere in armonia con loro e con mio marito, oggi, specialmente di fronte ai comportamenti "regressivi" della maggiore, che tra l'altro non si dimostra quasi mai gentile nei confronti della sorellina, di indole assai più affettuosa ed estroversa, ho molti dubbi... come è difficile! Certe volte mi chiedo addirittura se sapranno volersi bene... Grazie!

una mamma insicura (nonostante tante letture sull'infanzia!).

 

Carissima mamma,
l 'insicurezza di cui parla non può, fortunatamente, essere rimossa con delle letture. Le letture sono come delle mappe servono ad orientare in una realtà, quella del rapporto madre figli ad esempio, non sono la realtà in cui ci si muove e che si vive. La realtà è sempre complessa, dinamica, imprevedibile, la mappa non potrà mai essere aggiornata in tempo reale ne tanto meno essere "il reale". Potrà orientare ma la scelta della strada da percorrere, e il modo di percorrerlo sarà sempre del soggetto che la consulta.

La realtà della propria relazione con i figli, la realtà dell'unicità dei propri figli è qualcosa di singolare, irripetibile.

Dunque quella che lei chiama insicurezza, denotandola come qualcosa di negativo, io la definirei atteggiamento attento e critico che permette di cogliere la specificità della propria esperienza di genitori, atteggiamento che ci trova oggi a scambiarci queste mail, a interrogare il sapere attorno ai manuali con l'esperienza che si vive quotidianamente.

In questo momento lei e le sue piccole vi trovate in un punto importante del vostro rapporto, della vostra storia. Un punto, ma non è il primo e non sarà l'ultimo, in cui forte è la spinta delle bambine, in particolare la prima, a non cambiare il proprio rapporto di dipendenza dalla madre mentre è più disponibile nei confronti degli altri adulti.
L'attaccamento al ciuccio, il rifiuto di addormentarsi senza di lei, il fare pipì addosso, sono segnali di una difficoltà a modificare lo stato attuale di dipendenza dal suo oggetto di amore, la mamma, ma non sono segnali di pericolo. Si tratta in verità di segnali di fatica perché sente di essere giunta al punto di dover fare i conti con la richiesta di lasciare qualcosa che "piace" per qualcosa che non conosce, che non percepisce come appagante, rassicurante.

Non parlerei di vizi, dando anche qui una connotazione negativa al modo con cui ha impostato il reciproco darvi, ma di scelte, di bisogni, di desideri. Ha offerto un modo, alle sue bambine, di stare con la propria mamma, e viceversa, in relazione a bisogni e desideri anche tipici dell'età.

Le bambine, mi sembra di capire, sono bambine autonome (dormono anche se lei non c'è) rispetto agli altri, ma decise a non voler diventare autonome rispetto alla mamma così accogliente e rassicurante.

Ma ogni età ha i suoi "imperativi" per poter favorire il passaggio alle età successive.
Per crescere è necessario che la "dipendenza" evolva. Non si tratta di pensare, come spesso mi capita di sentire, che rendere autonomi significa annullare la dipendenza, il bisogno dell'altro. Si tratta di trasformarla, di trasformare i bisogni di chi chiede dipendenza e di chi la offre
Mi sembra di cogliere che in questo momento quello che lei sente in modo chiaro è la pesantezza di una relazione che vorrebbe far evolvere e la fatica di capire come farla evolvere. Come impedire la regressione? Come spingere a lasciare il succhiotto? Come smettere di coricarsi con le bimbe ogni volta? Come giustificarsi uno strappo che in nome della crescita può provocare una certa sofferenza?

Se crescere non è mai facile, ancora meno lo è far crescere. A volte bisogna fare i conti con degli strappi che creano sofferenza, malumore, conflitto. Richiede decisioni da parte dell'adulto in nome "del bene dell'altro" di cui non avremo mai certezza ma peggio sarebbe se mai ci decidessimo ad una scelta.

Questi strappi spesso li accettiamo e giustifichiamo quando ci troviamo davanti a delle necessità, scoprendo con meraviglia che non hanno creato danni o sofferenze profonde ma che anzi i piccoli hanno trovato l'occasione di mostrare le loro abilità di adattamento.

Se non è possibile convincere le piccole a cambiare "idea" perché qualsiasi accompagnamento graduale fallisce, forse un altro modo per convincerle potrebbe essere quello di mostrare loro cosa succede senza il ciuccio e senza la mamma nel letto con loro.

Ma concretamente cosa si potrebbe fare?
Innanzi tutto decida da dove vuole iniziare. Togliere il ciuccio? E' importante che incominci qualche tempo prima a presentare il senso del cambiamento che desidera introdurre.

Nel frattempo potrebbe pensare di "appoggiarsi" a qualche folletto che ha il compito di far crescere i bambini rubandogli il succhiotto e lasciando al loro posto qualche altro interessante oggetto o possibilità.

Quando il folletto ruberà il succhiotto, cara mamma, potrebbe succedere che la cosa faccia soffrire le piccole. E che davanti a tale sofferenza anche lei si senta insicura sulla bontà del suo gesto. Starà a lei valutare se la sofferenza che affrontate è troppo elevata. Ma se non vi sono reazioni "pericolose" e riuscirà a mantenersi ferma nel proposito dopo qualche giorno ne vedrà i risultati.

Spero di esserle stata in qualche modo utile. Se volesse darmi qualche restituzione ne sarei felice.
Auguri allora e a risentirci.

 


copyright © Educare.it - Anno V, Numero 12, Novembre 2005