Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 6 - Giugno 2024

Nonni, nipotine e interferenze

Ho due bambine di quattro e due anni e da quando sono nate il mio problema di rapporto con i suoceri si è ingigantito e si ripercuote inevitabilmente sulle bambine. Premetto di essere una persona caratterialmente abbastanza sicura ed indipendente, ad esempio, ho scelto autonomamente la mia occupazione anche papà mi offriva una opportunità lavorativa di prim'ordine nell'azienda di famiglia, e lui - pur con sofferenza - mi ha capita.

Invece questo non è mai successo con i suoceri, che volevano assolutamente, da quando ci siamo sposati ma in modo molto più insistente da quando ci sono le bambine farci vivere nella loro villetta, che a suo tempo hanno fatto costruire grande proprio per aver vicini i figli.

Io mi sentirei oppressa e delegittimata in un sistema familiare dove i nonni ti accudiscono i figli tutti i giorni, se li portano dagli amici o dove ritengono meglio (e in questo c'è parecchia inutile ostentazione), invece per loro è "naturale" (infatti mio marito, causa impegni lavorativi dei genitori, necessitati dalla volontà di farsi una casa "grande", ha letteralmente trascorso i primi 3 anni di vita - anche di notte - dalla nonna, che poi si è trasferita nella famosa "grande casa" per fare accudimento a richiesta). Forse per questo i miei suoceri hanno delle loro frustrazioni, essendo la loro parola d'ordine quella di "godersi i nipoti".

Le interferenze sono esercitate ogni volta che vedono le bambine, in termini di richieste varie ("vero che è bello dai nonni", "sai che la nonna a casa sua ha questo, ha quello", "ti piacerebbe stare qui da noi") o di consigli/prediche a noi genitori. Ad esempio, sono contrariati dal fatto che noi due, in gioventù entrambi cattolici praticanti, essendoci per varie ragioni allontanati dal praticare la religione non portiamo le bambine in chiesa e non insegniamo loro le preghiere.

La figlia maggiore tende a essere piuttosto tiepida nei confronti dei loro inviti, forse perché percepisce la mia di resistenza, la minore risponde in modo ovviamente più emotivo... alla fine finora abbiamo sempre "deciso" noi genitori, però a prezzo di una certa necessaria freddezza.

Preciso di essermi fino ad oggi occupata delle bambine in modo attivo, facendomi aiutare un poco dai nonni (sia materni che paterni - in quest'ultimo caso fissando sempre determinati orari, altrimenti tendono a... installarsi in casa con la scusa di "aiutare") o da una brava baby sitter.
Nonostante le varie difficoltà e la stanchezza, mi piace essere genitore, andarle a prendere alla scuola materna e all'asilo nido, conoscere maestre e compagnetti, passare il tempo libero assieme e anche solo.. guardarle o ascoltarle (quando ci sono, perché lavoro a tempo pieno). Certo, c'è anche il tempo delle sgridate e dei capricci, ma se non potessi avere questi tempi per loro, probabilmente lascerei il lavoro.

Solo che questo rapporto familiare un poco sul filo del rasoio mi mette sempre "sull'attenti" ed è un peccato perché i suoceri, detratte le ingerenze, "sarebbero" nonni simpatici e affettuosi.

Come posso comportarmi in questa situazione per il bene delle bambine? Quando le bambine saranno più grandi è il caso di spiegare la situazione oppure no??

E in campo religioso, è giusto che siano i genitori a operare secondo la loro coscienza (quando sarà tempo di sensibilizzazione, e mostreranno interesse, le avvicineremo alla religione oppure lo faremo tutti assieme, adesso fare imparare loro le preghiere mi sembra come recitare una filastrocca!)??

Grazie!

 

Gentile Signora,
innanzitutto complimenti per la lucidità e la determinazione. Difficile non condividere le sue ragioni, la sua preoccupazione di sentirsi "oppressa e delegittimata" in una famiglia allargata nella quale i nonni si occupano quotidianamente dei figli.

Però proviamo insieme a metterci per un momento dalla parte dei suoi suoceri. Il loro figlio sposa una giovane di buona famiglia e di sani principi. I genitori si costruiscono pian piano un immaginario per l'ultima parte della loro esistenza nella quale sono molto presenti non solo i figli, ma anche i nipoti - così capaci di riempire i vuoti che spesso la vita lascia dietro di sé. E questo immaginario prende forma, diventa una grande e bella casa. Che però rimane vuota ...
Da questa prospettiva credo diventi comprensibile la continua richiesta che i suoi suoceri le rivolgono.

E' curioso che nella sua mail non accenni a suo marito: cosa pensa, che posizione ha?
Credo che se avete fatto INSIEME una scelta definitiva di vivere distinti dai vostri reciproci genitori, pur rinunciando ad alcune indubbie comodità, questo vada chiaramente spiegato una volta per tutte ai nonni. Magari offrendo loro la possibilità di ristrutturare le fantasie che si erano fatte: come potranno avere le bambine "tutte per sé", in quali momenti potranno farle vedere agli amici, con che frequenza la loro casa potrà animarsi ...

Probabilmente anche lei dovrà accettare qualche "compromesso", ma credo che sarebbe oltremodo peggio rinunciare a dei "nonni simpatici e affettuosi", i quali difficilmente desisteranno dai loro propositi se non chiarite con loro un diverso progetto.

Personalmente non coinvolgerei le bambine in questa "negoziazione". Sono (o saranno) in grado da sole di comprendere le dinamiche relazionali, ciò che possono chiedere ed aspettarsi dai genitori e dai nonni.

Veniamo alla domanda relativa all'ambito religioso. La vostra storia personale dimostra ancora una volta come i percorsi di vita spesso non siano lineari. Gli orientamenti cambiano, talvolta anche le proprie credenze. In chiave educativa, ritengo sia improprio insegnare qualcosa in cui non si crede. Come lei scrive, le preghiere non sono filastrocche... Ma nel vostro patto educativo con i nonni potreste contemplare la possibilità che siano loro ad insegnare alle vostre bambine - perché ci credono - l'Ave Maria o il Padre Nostro. Il tema è delicato e mi fermerei qui, sulla questione della coerenza educativa.

 


Educare.it - Anno VI, Numero 8, Luglio 2006