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Nuovo compagno per madre separata

Sono separata da due anni e mezzo, ho una bambina di sei anni, che sembra si sia adattata abbastanza bene alla nuova situazione. Premetto che la nostra non è stata una separazione drammatica, dopo i primi dibattiti abbiamo trovato subito un accordo sia sull'affidamento della bimba, sia sulla sistemazione economica, attualmente siamo entrambi indipendenti in grado di sostenere al mantenimento della bambina, questo per specificare che non ci sono disaccordi e che il tutto si sta svolgendo abbastanza armonicamente.

Mia figlia ha un comportamento tranquillo e sereno: sta volentieri sia con la mamma e con il papà.

Il problema si è creato quando io ho iniziato a frenquentare un nuovo compagno, la bambina ha manifestato subito un disagio nei confronti di questa persona, inizialmente non lo accettava come compagno ma solo come amico. Ho cercato di assecondare questo sua modo di chiamare il mio nuovo compagno, dandogli il tempo concepire questa persona in modo diverso; infatti ora a distanza di quasi un'anno ha le idee più chiare e lo indentifica come il nuovo compagno della mamma chiedendomi anche un fratellino, quando ci sposeremo... queste mi sembrano affermazioni positive se nonchè non più tardi di due giorni fa, dopo aver ricevuto una piccola e banale osservazione da questa persona, mi dice che non lo sopporta più che non lo vuole più che vuole che io e il papà torniamo insieme... insomma una tragedia...

Questo mi ha gettato nel panico più totale, anche perchè questa persona vive con noi da quasi sei mesi, e la decisione di andare a vivere insieme era stata presa anche e soprattutto in funzione dei comportamenti della Bimba che manifestava affetto e accettazione di questa persona.

Ora la mia richiesta è semplice, è normale che quando un bambino manifesta un così importante disagio il genitore deve prenderlo in considerazione, ma a questo punto come mi devo comportare... devo allontanare questa persona... devo cercare una mediazione parlando con mia figlia cercando di farle capire che era solo una banale osservazione... insomma sono confusa, ho perso la bussola, pur amando questo mio nuovo compagno quello che ora vorrei fare è la cosa giusta per la mia bambina.



Gentile signora,

il vissuto dei figli sulla separazione di mamma e papà, prima o poi, presenta qualche momento di crisi, di difficoltà, anche se, come nel suo caso, i passaggi, i cambiamenti, le spiegazioni, le decisioni, sono avvenuti "abbastanza armonicamente", come lei ha precisato e, quindi, presumo, cercando di costruire intorno alla bambina un contesto il più possibile tranquillo.
Talvolta, la capacità di adattamento dei bambini, alle più svariate situazioni, ci può addirittura sorprendere e, naturalmente, questo avviene, tanto meglio, se opportunamente accompagnati, sostenuti, rassicurati dalle figure di riferimento che loro amano in modo speciale, i genitori, per primi, e gli altri adulti che per loro sono significativi (un insegnante, una baby sitter, un nonno, una zia,...) che riescono a trasmettere una certa continuità, e quindi tranquillità, serenità, sicurezza nella loro vita quotidiana, pur nei cambiamenti.

In particolare, per quanto riguarda la sua bambina, credo sia giunto uno di questi momenti di crisi, che va compreso e superato tutti insieme.

Va compreso: l'età della bambina al momento della separazione, mi fa pensare che non abbia potuto sperimentare pienamente la ricchezza del rapporto con il suo papà; la presenza di un altro uomo è stata accettata come amicizia, un sentimento che lei probabilmente già conosce e per lei più giustificabile; ha tuttavia intuito nel tempo e, presumo, con qualche spiegazione ulteriore, che l'intimità tra la mamma e il suo amico avrebbe potuto sfociare in qualcosa di diverso dall'amicizia (matrimonio? ...fratellino?), dato le premesse della vostra convivenza; si è trovata, forse, a sperimentare qualche sentimento che non accetta, ad esempio, una gelosia, un senso di rivalità per qualche attenzione riservata a lui e non a lei, oppure il senso di lealtà verso il papà che non le permette di voler bene a quest'uomo per non offendere il suo adorato papà; infine, di fronte ad una banale osservazione, la bambina ha reagito molto male, mettendo in discussione mesi di preparazione e attenzioni "in funzione dei comportamenti della bimba".

Va superato tutti insieme:

* Accettiamo che i tempi dei bambini e degli adulti possono non coincidere: quelli che per lei sono tempi ragionevoli, possono non esserlo per la bambina. Ci possono essere anche dei momenti particolari in cui la bambina manifesta tutto il suo disappunto e dolore per la separazione (in occasione del compleanno, la festa del Natale, la perdita di un dentino, la festa della scuola, ecc.): accettiamo che manifesti i suoi sentimenti, anche un pianto, uno sfogo, una arrabbiatura...L'importante è che voi genitori la ascoltiate, la rassicuriate, le esprimiate comprensione. Il desiderio di una riappacificazione dei propri genitori è normale! Lei vi ama in modo speciale, come può non desiderare che le persone che lei ama moltissimo non stiano più insieme? Lo desiderano anche i figli di genitori che vivono l'esperienza di separazioni aspre e conflittuali...
* Le consiglio, in ogni caso, di riflettere e avere consapevolezza sulle modalità con cui la bambina recepisce le regole: fermo restando che il contesto è delicato, provi a valutare con il suo compagno se e come lui può intervenire di fronte a qualche inevitabile rimprovero e che la bambina gradualmente accetti questa persona come adulto - educatore e che, quindi, i suoi interventi possono essere recepiti alla stessa maniera di quelli di un insegnante, una baby sitter, un parente. Il tutto avvenga in modo graduale, senza drammi e conseguenze drastiche.
* Si potrebbe anche ipotizzare che la bambina tenta forse di metterla alla prova (naturalmente senza malizia): ci sono stati degli episodi in cui di fronte ad un pianto, un atteggiamento oppositivo, lei ha ceduto e la bambina ha ottenuto quello che voleva? Forse sta anche tirando la corda, muove i sensi di colpa della mamma, per capire "se la mamma ci tiene davvero a me". Sta a lei, gentile signora, valutare se e come la bambina è pronta ad affrontare, dopo lo sfogo, che, ripeto, va compreso, accettato, ma anche ridimensionato e superato, questi cambiamenti nella sua quotidianità e cioè che l'amico della mamma mi vuole bene, e che voler bene vuol dire anche una sgridata, un no motivato, un permesso negato, per il suo bene.
* Non escluderei anche l'idea di coinvolgere il papà, accennando di questi momenti critici: più la bambina è rassicurata (il papà è lui e lui solo, il papà ti vuole bene come nessun altro, puoi chiamare il papà quando vuoi, oppure che sappia che anche il papà è a conoscenza di questa convivenza ecc....), più si sente "autorizzata" a voler bene e ad accettare non solo rimproveri, ma anche momenti di festa, di gioco, di serenità con altre persone.

La incoraggio a parlare con la sua bambina, con il suo compagno, anche con il papà: metta in conto altri momenti di crisi, ma ascoltandovi a vicenda e cercando insieme le soluzioni (la fatica non può essere tutta sua), troverete il modo per superare le crisi, senza, ogni volta, mettere tutto in discussione.
Qualora avesse bisogno di un'ulteriore confronto, non esiti a contattarmi.

 


Educare.it - Anno VI, Numero 12, Novembre 2006

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