Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 6 - Giugno 2024

Punizione positiva

Gentile dottoressa, ho 33 anni, sono la mamma di un bimbo di quasi 8 mesi e ho un dubbio su un sistema che uso per impedirgli di fare alcune cose.

CONTESTO: E' un bambino "facilissimo": sorride sempre, mangia la pappa volentieri, si addormenta da solo (ho liberamente applicato il solito metodo Estiville) e dorme tutta la notte.

La sua giornata si svolge così: poppata (biberon), coccole sul lettone, giochi e prove di gattonaggio, poi due ore con i nonni (clima affettuoso e discretamente movimentato tra musica, giochi e uscite), ancora tre ore con me, poi il pomeriggio o con i nonni o con me, a seconda dei miei impegni di lavoro. La sera, ad orari inflessibili, bagnetto (momento molto bello e divertente sia per me sia per lui), pappa, ancora una mezz'ora tra coccole e fiaba della buona notte e poi la nanna.

Nel fine settimana cerco di passare con lui tutto il tempo, nel senso che cerco di rimandare le faccende di casa per lui, anche se mi pesa un po' non avere la casa in ordine (sto imparando da lui a prendermi dello spazio per il gioco e un po' di sano disordine).

Quando sto con il mio bambino sono felice e anche lui lo è: sorride e ride spessissimo. Cerco di partecipare alle sue scoperte (ad esempio: se lui è attirato dall'etichetta del peluche, io non gli giro il peluche dal lato della testa, come una volta mi sono scoperta desiderare, ma mi concentro sulla direzione del suo sguardo e gli dico "che bella etichetta!"), interessarlo alle cose nuove e permettergli di gattonare liberamente.

PROBLEMA: lui ha molti e diversi oggetti da esplorare, ma ovviamente è attirato da alcune cose che non si possono distruggere. Il cane ha già imparato ad allontanarsi quando il bimbo lo acchiappa forte. Ho stabilito che le piante non vanno distrutte e quando vedo che le guarda avidamente gli dico "No!" Lui mi guarda, fa la faccia brutta e poi, se non lo allontano e lo distraggo con qualche gioco, ci si avventa. A questo punto il "No!" non basta più. Devo dire "No!" e contemporaneamente battere forte le mani. Lui si ferma e piange. A questo punto, se non intervengo per spostarlo e farlo giocare con qualche altra cosa, ma se gli lascio decidere cosa fare, si entra in loop: ci riprova, io batto le mani e dico No, lui piange ancora e così via. E io mi sento una strega. Inoltre non voglio creare inutili situazioni di pianto. Quando è ai giardini gli stacco piccoli rametti di acacia o di bosso per farlo giocare con le foglie.

DOMANDA: cerco di costruirgli un recinto di "regole rassicuranti" entro il quale essere libero (gli orari, la nanna nella cameretta, il modo di pranzare e cenare, cerco di essere coerente nei confronti del suo pianto). Ma è giusto oppure no che io limiti la sua voglia di esplorare con il sistema che le ho descritto? Anche se probabilmente è una sciocchezza, e forse non c'è una risposta unica possibile, ho proprio voglia di sapere se secondo lei c'è qualcosa che oggettivamente non va in questo mio comportamento. Battere forte le mani può essere una forma piccola di violenza fisica? Conviene spostarlo di peso dall'oggetto che non voglio tocchi? E' un problema immaginario? Grazie.

 

 

Carissima signora,

proprio non mi sento di dirle che il suo è un problema immaginario perchè è stata così brava e dettagliata nella sua richiesta che mi sento quasi in dovere di darle un... premio!
In realtà, effettivamente, il suo è un problema un po' superfluo, ma soprattutto perchè, da quanto descrive, lei sta mettendo delle ottime e solide basi al rapporto col suo piccolino.
Attenzione perciò alla "iper analisi" di cui le ultime generazioni di genitori sono affetti, anche un po' per colpa di noi esperti che da tempo ormai diciamo che coi bambini bisogna fare sempre attenzione.

Non vorrei, però, che dietro la sua richiesta si celi il timore di dire di no a suo figlio, vero tarlo che assedia i genitori contemporanei.
Io sono assolutamente con lei quando accompagna suo figlio nelle sue esplorazioni e non gli spiana la strada, lasciandolo conquistare personalmente e con i mezzi del momento i suoi traguardi; e sono altrettanto con lei quando decide di mettere limiti ad alcuni comportamenti del bambino, pur se piccolissimo. Inoltre, nella fattispecie, l'attenzione per la natura non è mai troppa, specialmente di questi tempi! Più che altro, se mai, lei potrebbe supportarlo in questa esplorazione insegnandogli e modellando un approccio delicato con foglie e fiori, di rispetto e attenzione, spiegandogli gradualmente che la natura è viva e non va maltrattata, e permettendogli di manipolare più "materialmente" altri prodotti della terra (acqua, sale, farina, colore, sabbia e quantaltro...).

Il discorso di battere le mani appartiene, secondo me, però, ad un altro ambito: lei gli dice "no" e rinforza il divieto col rumore. Battere le mani viene spesso utilizzato dalle persone che devono richiamare l'attenzione di una platea variegata e numerosa, come ad esempio, gli insegnanti. Nel bimbo piccolo , il rumore secco, probabilmente, provoca il pianto, ma di più lo provoca il non poter procedere nell'attività, o più che altro, nella modalità desiderata: quindi il suo bambino ha capito perfettamente perchè la mamma ha messo in atto un segnale funzionale.

Però la vostra situazione mi fa venire un po' in mente il cane di Pavlov: non so se lei conosce questo studioso e le sue scoperte, per cui gliele accenno brevemente. Siamo nell'ambito della Psicologia e dell'Apprendimento Condizionato. Pavlov aveva addestrato un cane abituandolo al fatto che, dopo aver suonato un campanello, gli avrebbe dato del cibo. La scoperta è stata che, anche togliendo il cibo dopo lo stimolo, il cane, dopo il campanello, cominciava comunque ad avere l'acquolina in bocca, dimostrando così di essere stato messo in condizione di aspettarsi il cibo dopo. Ecco ... lei ce lo vede il suo piccoletto come il cagnolino di Pavlov ? Credo proprio di no, sensibile mamma quale è! Non sarebbe allora meglio sostituire il battito di mani con l'espressione del suo viso o con un'altra manifestazione di disapprovazione, di modo che il bambino si abitui a leggere sui volti del mondo cosa va bene e cosa no? Non sposti dunque l'attenzione del piccolo sul gesto, ma sulle espressioni della mamma e della sua volontà e quindi delle persone intorno a lui.

 


Educare.it - Anno VII, Numero 12, Novembre 2007