Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 6 - Giugno 2024

Consigli pratici

Sono sposato con due figli, Erik 13 anni e Leonardo 9 anni.

Leonardo ci sta dando problemi. E' molto estroverso, anche eccessivamente. Quando diciamo no a sue richieste (comprare qualcosa, andare da un amico, ecc) reagisce in maniera violenta sia verbalmente (parolacce nei nostri confronti), sia fisicamente (sbatte le porte di casa, butta i libri di scuola per terra, alza le mani su di noi).

A parte cercare l'origine del problema, a noi genitori spesso servono consigli pratici immediati. Per esempio, nei casi suddetti, è giusto punirlo non mandandolo agli allenamenti di calcio o alla partita di fine settimana?

 

Gentile sig. Antonio,
rispondo volentieri alla sua richiesta, anche se sono pochi gli elementi di conoscenza che mi fornisce. Tenga presente dunque che le mie considerazioni avranno carattere ampiamente generale.
Inizierei con due domande: perché un bambino si relaziona in modo poco funzionale con i suoi genitori? Che vantaggi ricava dall'essere scontroso ed aggressivo?
Sono quesiti che richiedono probabilmente risposte complesse, ma servono ad evidenziare la concreta possibilità che i comportamenti di Leonardo siano non tanto la causa dei provvedimenti da intraprendere, sui quali voi genitori oggi vi interrogate, quanto la conseguenza di una relazione educativa che va rivista.
Potreste ad esempio considerare la proporzione giornaliera tra i "no" ed i "si". Sono convinto infatti che un figlio si rende disponibile ad una correzione o a una critica nella misura in cui in altri momenti è gratificato, incoraggiato ed apprezzato. Talvolta succede che la relazione tra genitore e figlio assuma involontariamente caratteristiche di negatività che vanno oltre il singolo episodio quotidiano: il rimprovero o la negazione di una richiesta vengono vissute allora come disconferma ("tu non sei bravo", "sei sempre il solito", "guarda tuo fratello" ...), una sorta di aggressione personale cui vostro figlio, per temperamento, reagisce aggredendo a sua volta.
Se così fosse, negargli l'allenamento o la partita di calcio potrebbe acuire questi sentimenti negativi, sicuramente inconsci, ed i comportamenti problematici che segnalate.
Vi consiglio dunque di analizzare la vostra relazione con Leonardo, a partire dai contenuti di affettività che voi manifestate: non c'è motivo che un figlio che si sente ben voluto (non certo per l'agio o per le cose che mamma e papà gli forniscono!) sia indisponente e scontroso. Cercate poi ogni occasione, anche minima, per apprezzare quello che Leonardo fa di buono, incoraggiandolo di fronte alle piccole delusioni o frustrazioni che le giornate inevitabilmente portano con sé. Se si tratta di rimproverarlo, non mettetelo "tra l'incudine ed il martello": uno dei due genitori faccia la "parte morbida", di chi comprende, spiega e, se necessario, consola.
Prima di punire usate il metodo preventivo, chiarendo quali saranno le conseguenze dei suoi comportamenti, in modo che Leonardo maturi gradualmente la capacità di scegliere assumendosi la responsabilità di ciò che ne consegue.
Sono certo che per questa via la situazione che oggi vi angustia migliorerà nel giro di pochi giorni.

 


Educare.it - Anno VII, Numero 11, Ottobre 2007