Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 6 - Giugno 2024

Crisi isteriche e ripercussioni sul figlio

Buongiorno, trovo difficile sintetizzare quel che sta succedendo a casa mia ma ci provo.

Siamo sposati da otto anni e abbiamo un figlio di sette. Mia moglie Nicoletta, casalinga, ha sempre avuto periodiche crisi isteriche con cause scatenanti apparentemente banali, ora, da quando il bambino frequenta la scuola sembra che il problema sia diventato cronico.
Nicoletta perde sistematicamente il controllo quando ha a che fare con Roberto e questo si traduce in uno stato di ansia permanente quando il bambino rientra da scuola, deve fare i compiti, svolgere le sue abituali mansioni. Quando dico che perde il controllo parlo seriamente di stato alterato, grida isteriche, gestualità frenetica e occhi sbarrati, botte con scarso (o nullo) controllo della forza e spesso localizzate nel capo.

Ho sempre cercato di non delegittimare Nicoletta davanti a mio figlio ma quando mi trovo davanti a queste cose devo difenderlo e rimproverla.
Qualche volta Roberto dice "non è mia mamma" e questo mi spezza il cuore in quattro perchè so quanto in realtà gli vuole bene e so che anche Nicoletta lo ama profondamante.
Non mi considero affatto il genitore modello ma cerco di essere presente il più possibile, e qualche volta quando avverto che la tensione è alta porto Roberto con me e facciamo i compiti e giochiamo insieme.
Non riesco a ragionare con Nicoletta perchè mi dice che fa così perchè Roberto non dà retta e che fa solo quello che si merita ma francamente le frasi che sento durante le crisi mi fanno pensare malissimo, anche perchè Roberto ha incominciato a reagire a gestacci e parole pesanti, quelle che non dovresti-vorresti mai sentire da un bambino di sette anni (il tuo).
Nicoletta è stimata da chi la conosce, ma viene da una famiglia molto numerosa e problematica, l'ascolto è considerato una debolezza e una perdita di tempo.
Abbiamo ottimi amici comuni, ma non riesco a parlarne perchè non conoscono Nicoletta come la conosco io, perchè maschera benissimo le carte in presenza di altri. Si trasforma.
In poche parole mi sento solo, vorrei che parlasse con qualcuno e ho anche proposto un appuntamento per tutti e due in una struttura di ascolto, ma ho ottenuto rifiuti e denigrazioni. Se non riconoscessi in mio figlio una netta fase involutiva potrei credere che il problema risiede nella mia testa, ma so che non è così.

Sono certo che senza un tentativo di approfondimento il mio matrimonio andrà in frantumi.

 

Gentile signore,

ho letto con molta attenzione ciò che Lei ha scritto nella sua richiesta e non posso nasconderLe che condivido assolutamente la sua preoccupazione per la situazione famigliare che Lei descrive.

Vorrei poterLe rivolgere domande precise per tentare di costruire insieme un quadro più preciso della situazione e poter trovare delle soluzioni da mettere in atto nell'immediato, nella vostra quotidianità, ma l'esperienza mi suggerisce di incoraggiarLa a ricorrere, al più presto, a un aiuto professionale diretto a contenere la situazione, già molto compromessa, mi pare di capire: occorre un aiuto urgente per la signora, che, da quanto Lei riferisce, presenta dei disturbi profondi, legati probabilmente alla sua storia personale, famigliare.

Occorre un aiuto per il suo bambino, che ha subìto e subisce una serie di violenze, fisiche e psicologiche gravissime: credo Lei senta con urgenza che il suo dovere di padre è proteggerlo e impedire che debba ancora sopportare tutti questi soprusi. La sua responsabilità, a questo punto, non può indurLa a tacere ancora, o a tamponare in qualche modo, gli atteggiamenti distruttivi della signora nei confronti di vostro figlio.

Se la signora non vuol farsi aiutare, o non è consapevole di aver bisogno di aiuto, faccia Lei il primo passo, chieda un appuntamento per sé, così da avere immediatamente riferimenti concreti, recapiti, indirizzi a cui potete rivolgervi. Le rinnovo il mio invito ad attivarsi subito.

Rifletta eventualmente sulla possibilità di proporre e attuare una separazione temporanea, ovviamente tenendo il bambino con sé, dato che Robertova protetto e non deve essere costretto a portare su di sé un peso così grande come la malattia della mamma.

Nessuno vuole delegittimare la mamma agli occhi del bambino, ma qui si tratta di decidere della salute fisica e psichica di suo figlio: lo dice il suo amore di padre, lo dice qualsiasi medico, psicologo, pedagogista, neuropsichiatria, lo dice la legge.

E' importante che faccia il primo passo, prima di tutto per amore di suo figlio.

Le rivolgo i miei più cari auguri.

 


Educare.it - Anno VII, Numero 10, Settembre 2007