Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 6 - Giugno 2024

21 mesi di tenerezza

Buongiorno, sono la mamma 38enne di un bimbo di 21 mesi, mio primo e unico figlio.
Ha sempre pianto tantissimo da appena nato, non si sa se per fame, coliche, reflusso gastroesofageo, difficile adattamento alla vita o una somma di tutte le cause. Verso i tre mesi si è calmato un po' ma voleva stare sempre in braccio a me rifiutando anche il padre e io lo assecondavo.
A 4 mesi siamo stati chiamati dall' asilo comunale e abbiamo provato l' inserimento ma a causa dei pianti disperati, del fatto che ero ancora a casa in maternità e del fatto che sinceramente speravo lo chiamassero non prima dei 9 mesi, abbiamo rinunciato.

Sono tornata al lavoro che aveva 9 mesi affidandolo prima ad una baby sitter e poi ad un' altra. Il tutto con successo. Ho avviato io lo svezzamento inserendo via via tutti gli alimenti. Apro una parentesi: ho solo, forse, commesso un errore intorno all' anno quando avrei dovuto proporre delle novità e invece, per essere sicura che mangiasse, gli facevo le solite tre pappe: passato di verdure con omogeneizzato e pastina, brodo di carne con pastina, pastasciuttina. Niente frutta (ha smesso di mangiare gli omogeneizzati di frutta a 15 mesi e tuttora glieli metto nel latte). Sempre a nove mesi in concomitanza con un brutto raffreddore ha perso l'abitudine di portare il ciuccio che usava anche per dormire anche se solo in braccio... nel giro di poco gli ho dato la pessima abitudine di dormire con la tetta..

Ancora oggi, a 21 mesi, con me si addormenta solo con la tetta e non so come fare a togliergliela. Perlatro si sveglia ancora la notte verso le due e l'unica maniera di riaddormentarlo è dargli un biberon di latte e poi un po' di tetta. Nella mia città gli asili privati non sono neanche paragonabili per qualità e professionalità alla struttura pubblica che essendo controllata e foraggiata dallo Stato offre maggiori garanzie.

Tuttavia a 13 mesi, in vista della partenza della baby sitter per motivi di studio, abbiamo provato ad inserirlo nella struttura privata meno peggio della città. Strilli da far paura!!! Ha continuato così per tre settimane senza smettere un attimo e alla fine ho deciso di tenerlo a casa anche tutta l' estate per dargli tempo di crescere un' altro po'. Ha accettato anche la seconda tata e ora vanno d'amore e d' accordo.

A luglio, a 18 mesi, complice il caldo e il trasferimento nella casa al mare ha smesso di mangiare: non voleva neanche più sedersi. Abbiamo provato allora a farlo mangiare con noi (fino ad allora mangiava da solo) e a proporre nuovi cibi: compaiono così via via le polpette, il parmigiano, il prosciutto cotto, la frittata, tutto mangiato con le mani. Stiamo andando avanti così molto lentamente e migliora anche la presa del cucchiaio.

Da un mese lo stiamo mandando di nuovo all' asilo (ancora strilli ma in tre settimane ha smesso), sempre il privato dell' altra volta: non mi piacciono un sacco di cose ma tant'è... I problemi per i quali vi chiedo aiuto e consiglio sono questi:
1) come fare a togliere il seno? è il caso di farlo ora che è in fase di inserimento all' asilo o rimandiamo di qualche mese?
2) sto procedendo bene per il cibo? da ieri ha cominciato a rimanere all' asilo per il pranzo e viene ritirato dalla tata alle 12.30. Visto che non mangia (anche perchè un sacco di cose non gliele ho mai proposte) posso dargli da mangiare a casa oppure aspetto la merenda facendogli di fatto saltare il pasto?
3) Mangiare all' asilo: se non si dovesse abituare a mangiare all' asilo è il caso di mandarlo solo per giocare e farlo mangiare a casa con calma e con le sue cose piuttosto che in mezzo a tante regole (stai seduto anche se non mangi, non mangiare con le mani, etc.etc).
4) Una alternativa che ho (anche se più dispendiosa) è di non mandarlo per niente e aspettare la materna statale a settembre del 2008 visto anche che tante cose sul sistema educativo di questo asilo non mi piacciono. Ad esempio non esiste un pof ne' qualcosa che ci assomigli, le uniche attività che vengono proposte sono giocare con giocattoli tipo Chicco, disegnare, dipingere e lavorare il Dido'. Non fanno attività psicomotorie, non fanno gioco euristico.. La maestra urla in continuazione e non è certo "dolce".. in fase di inserimento quando piangeva se mi allontanavo gli diceva che "mamma non torna se continui a piangere"...

So che sono più di un interrogativo.... se devo pagare più di una consulenza o rivolgermi ad altri professionisti fatemi sapere....
Vi ringrazio in anticipo.

 

Carissima (mi permetta),
io non so chi ha messo il titolo "21 mesi di tenerezza" a questa richiesta di consulenza, se lei o la nostra redazione.
Comunque siano andate le cose, dopo aver letto il suo testo, io potrei ribattezzarla (sempre con estrema simpatia e comprensione, si intende), "21 mesi di attaccamento esclusivo" alla mamma, con tutti i rischi che ne conseguono.

Intendiamoci: la situazione non è certo grave, ma va comunque, in qualche modo, "riparata", perché suo figlio "ormai" hai 21 mesi, cioè quasi 2 anni, che per un piccoletto non sono così pochi, specialmente se, di fatto, viene trattato come un neonato, cioè: ancora seno, pappine facilitate, qualche difficoltà di inserimento nella comunità socializzante e il privilegiare rapporti a due ( = madre/ bambino), addirittura il "rifiuto" del padre.
E in nome di cosa ?
Di questo famigerato, micidiale, lacerante PIANTO, che è ancora una modalità infantile, anzi, neonatale per fare delle richieste.

Non sono ancora stanca di ripeterlo, ma lo ripeto spessissimo, che il neonato piange ed urla e si dispera perché è l'unica modalità che in natura alla nascita possiede per attirare l'attenzione su di se' e comunicare esigenze, bisogni, domande.
Naturalmente poi, il graduale sviluppo del linguaggio che permetterà al bambino di comunicare con gli altri in maniera più precisa rispetto a se', porterà ad un proporzionale riduzione del pianto.
Diverso è se il bambino apprende, e questo glielo consentono gli altri, che col suo pianto, senza che serva altro, quindi, senza troppi sforzi, egli può mobilitare il mondo, che per un neonato, ricordo anche questo, all'inizio è essenzialmente la Madre, e nemmeno il padre, ancora di più se l'allattamento è al seno. All'inizio il bambino è "opportunista" e sa molto bene chi chiamare accanto a se', col pianto, ricordo.

Questo non significa, che il padre non sia importante e necessario per il cucciolo, anzi: egli è la figura più sana e riequilibrante del mondo affettivo infantile. Il suo compito, infatti, e il suo "potere" è quello di "rompere" l'esclusivo binomio fra mamma e bimbo e predisporre il piccolo ad altre relazioni e ad altre forme di bisogno e soddisfacimento.

Dal suo dettagliatissimo (brava!) racconto, capisco che per il suo bambino il mondo si è fermato più volte e lei dice di aver aspettato di fare alcune scelte nell'attesa che lui crescesse un altro po' ...ma suo figlio era già pronto, il problema è se anche lei, la mamma, lo fosse!
O vuole che, alla nascita, il bambino non fosse pronto, o adatto, a conoscere il suo papà?
Le assicuro: questa cosa non si è mai vista!

Lei ci fa tre richieste precise (le ripeto, brava):
1. Se, quando e come togliere il seno
2. Se il bimbo, recalcitrante nel nutrirsi all'asilo, può recuperare in un pasto successivo o evitare di frequentare il nido al momento del pranzo
3. Se la struttura che frequenta il suo bambino è valida o meno.

A parte l'ultima richiesta, che mi riservo di commentare in ultimo perché è sostanzialmente diversa dalle altre, in realtà io sento che mi sta chiedendo di darle il permesso di fare crescere suo figlio...
La mia risposta dunque è sì, SI', SI' !!!
Il problema è che certe tappe bisognava percorrerle prima e adesso sarà un po' duretta perché il bimbo non ha potuto imparare ancora completamente a tollerare le frustrazioni.
Lei adesso deve continuare ad essere sensibile esattamente come è ma arricchirsi di fermezza: piano piano tolga il seno, offrendo al bambino altre forme di contatto fisico e gioco; tolleri che qualche volta non si alimenti ad un pasto, anche perché vedo che l'alimentazione che lei propone è comunque variata e non vengono citati problemi di crescita.
Lei non è una cattiva mamma se toglie il seno a due anni o se permette che il bambino salti qualche pasto; è altresì una bravissima mamma se gli permette di crescere e di staccarsi da lei serenamente.
E soprattutto: si faccia aiutare da suo marito, dal papà del bimbo, che, spero, fino ad adesso non abbia continuato a latitare, perché questo sarebbe l'unico elemento preoccupante di tutto il quadro.

In ultimo, come preannunciato, commento l'aspetto della scuola: certo la struttura che frequentate non sembra adeguata, ma non tanto per le forme di gioco, o perché vuole imporre delle regole, cosa che purtroppo lei non ha fatto e per questo le stride la differenza con il nido privato.
Io immagino questo bambino che non ha mai potuto piangere liberamente e sfogarsi prima perché la mamma ha sempre "fermato il mondo", come dicevamo prima ora ha un'educatrice che gli dice "Se piangi la mamma non torna"... lui sì che mi fa una gran tenerezza.

Carissima signora, arricchisca la sua tenerezza e cautela con decisione e fermezza, aiuti il papà ad inserirsi nella vita del bambino e ...vedrà che progressi !
Resto a sua disposizione.