Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 6 - Giugno 2024

Assenza di figura maschile

cara dottoressa Marchionne,
ho letto la sua risposta al mio quesito "Aggressioni al Nido", ove lei ha evidenziato il primo dei miei problemi: l'assenza di una figura maschile di riferimento.
Innanzitutto la ringrazio per la "giovane mamma": purtroppo (il secondo dei miei problemi), non sono giovane. A 47 anni ho dovuto scegliere se avere un compagno che non voleva figli o tenere un bambino inaspettato: l'ho tenuto e mi sono sentita felice da quel preciso istante.

Ho avuto una gravidanza bellissima e senza il minimo problema, però sono sola, con pochissime probabilità che questa situazione cambi. Inoltre per motivi di lavoro vivo lontana dai miei, per cui sono sola in assoluto.

Il bambino non ha figure di riferimento maschili (nonni deceduti, unico zio e cuginetto lontani), tranne alcuni miei amici (fra l'altro single) che vedo non spesso, purtroppo, ai quali il bambino è però affezionato grazie ai miei sforzi per mantenere viva la loro presenza anche in loro assenza.
La mia unica risorsa, consolazione e guida nell'allevare questo bambino sono stati i libri, dove ho imparato veramente tanto, ivi compreso ad avere quintali di dubbi.
Cerco di essere coerente, di non mentirgli mai, di dare delle regole senza impormi, di dare fiducia a mio figlio. Dico “cerco”; e che in una certa misura io riesca a cavarmela me lo confermano i pareri di alcune amiche insegnanti, la serenità di mio figlio e anche una sua certa autonomia (mangia da solo, dorme nel suo lettino nella sua cameretta, lo spannolinamento sta procedendo molto bene, ha un "oggetto transizionale" cui si rapporta amorevolmente, il che mi fa capire che si sente trattato amorevolmente). Quando vado a prenderlo all'asilo mi corre incontro dicendo “mammaaaaaa!”, è contento e subito inizia a raccontarmi le cose che ha fatto. 

Nonostante tutto sono piena di dubbi e certe volte mi sento veramente sopraffatta. Ho accolto l'esistenza di questo sito e la possibilità di avere dei consigli come una mamma dal cielo, un aiuto competente quanto insperato, cui spero di poter far ricorso spesso.
Ritornando al bambino io mi chiedo e le chiedo: dalle mie letture apprendo che i bambini intorno ai tre anni cercano di spezzare la diade madre-bambino e di identificarsi con una adulto del proprio sesso: come affronterà mio figlio questa fase? Per completezza le dico che sono una persona abbastanza duttile, per quanto riguarda i ruoli. Vivo in campagna e mi occupo di lavori che di solito sono appannaggio maschile: curo il terreno con attrezzi agricoli, aggiusto le cose, anche se non trascuro affatto la mia femminilità. Cerco di assecondare mio figlio nella sua voglia di scoprire, di osare (vivendo in campagna le occasioni di stare all'aperto e di sperimentare sono quotidiane), mettendo da parte il timore "mammesco" che possa farsi male ad ogni passo. Forse sono un po' troppo appiccicosa con le coccole: lo abbraccio e sbaciucchio spesso, gli dico sempre che lo adoro, perché mi viene proprio dal cuore. 

Certe volte, però, sono proprio stanca e mi irrito facilmente; alzo il tono della voce. Mio figlio mi dice: "mamma, devi essere brava; si parla piano, non ti arrabbiare". Gli rispondo che ha ragione, che sono un po' stanca e per questo mi sono arrabbiata e che dobbiamo fare tutti e due i bravi. Lui vedo che si tranquillizza e in quel momento sono contenta di me. Altre volte non ho ne' questa lucidità né questa forza e arrivano puntuali i sensi di colpa: sono stata egoista a volere questo bambino, non ce la farò, gli sto facendo del male e via di questo passo. Le ho raccontato tutte queste cose, forse un po' alla rinfusa, e altro vorrei raccontare, perché mi rendo conto che è difficile dare consigli a distanza, non conoscendo persone e situazioni.

Per quanto riguarda le botte all'asilo, per chiarezza, le dico che le educatrici hanno redarguito il piccolo aggressore, ma comunque guardano mio figlio con compatimento perché non si difende, cosa che per loro è indispensabile. Ieri mio figlio(che adora i trenini, specialmente uno in particolare) mi dice: Mattia è stato "sottato" (messo sotto) dal mio amico trenino Thomas che lo ha schiacciato. vedi? (indicando un puntino sul tappeto) questo è Mattia. è stato schiacciato dal treno. Inutile dire che ci sono rimasta di stucco e questa volta non ho proprio saputo come rispondere, limitandomi ad annuire.
Cara dottoressa, mi scuso per la lungaggine e spero che vorrà rispondermi ancora. A presto e grazie.

 

Gentilissima Miriana,
non sa quanta felicità e soddisfazione mi dà il fatto che lei mi abbia riscritto dopo la mia risposta! Era questo il mio obiettivo in quanto ho colto, essendo lei una mamma single, la necessità per me di darle un supporto speciale!
A proposito di ciò, le do’ subito una indicazione e un consiglio : legga qualche libro in meno e ci/mi scriva qualche mail in più. Tanti pareri disorientano, mentre un punto di riferimento fermo e stabile dà molta più sicurezza anche se poi, magari, si decide di fare diversamente. Avere una sola strada “maestra” aiuta maggiormente, infatti, almeno secondo me, a capire dove si vuole andare. Non crede?
In qualche modo, poi, avevo anche intuito che lei non fosse una mammina ventenne, dall’organicità della sua esposizione e dalla maturità delle riflessioni. La situazione che lei più intimamente mi ha descritto, mi fa cogliere un coraggio ulteriore, ancora più rinforzato, nella scelta che ha fatto.
Inoltre, da tutti i dettagli e le sfumature che mi dà, mi conferma che lei per questo bambino sta facendo veramente di tutto : come si usa dire, nel suo caso si può sancire con sicurezza che come mamma sta facendo da madre e da padre! E suo figlio è sereno.

Resta il fatto, comunque, che lei è sola e che il suo bambino è “affamato” di istanze simboliche che può apprendere e assorbire solo facendo incontri, osservando diversi individui, e operando, nel corso di tutta la sua esistenza, delle necessarie sintesi e che la mamma da sola (anche se è bravissima) non gli può offrire pur essendo femminile e prorompente e anche armeggiando coi trattori nello stesso tempo!
Quindi ribadisco che vanno bene gli incontri e le amicizie per il bambino anche di segno maschile ; per quanto riguarda gli adulti, vanno benissimo anche gli amici single; l’importante, per il bimbo, è che possa passarci un po’ di tempo insieme per osservare “come si fa” l’uomo, o il maschio, che dir si voglia.

Rispetto alla sua domanda specifica, cioè rispetto a come suo figlio affronterà la fase dei 3 anni in cui, come ha letto, cercherà di spezzare la diade madre-bambino per identificarsi con un adulto del proprio sesso, io non sono tanto di questo avviso.
In realtà la figura maschile (che poi è il padre, niente po po’ di meno, almeno nella più parte dei casi) e il suo senso sono funzionali proprio a spezzare la diade madre-bambino (che all’inizio, fisiologicamente, tende ad una pericolosa simbiosi) ma ben prima dei 3 anni : il “terzo” (ripeto, in generale, maschile) è necessario ed utile affinché il bambino si apra il mondo, mette in qualche modo i presupposti della sua vita sociale e rompe la dipendenza materna.
Vede però che lei e il suo piccolotto siete riusciti comunque a compiere questa operazione? Suo figlio non è dipendente da lei, è felice di vivere, di fare, è aperto, affronta con entusiasmo le cose sia routinarie che nuove.
A questo punto, però, rimane il fatto che suo figlio ha bisogno di modelli maschili per costruirsi una naturale e giusta dualità a livello di identificazione sessuale: risolto insieme alla mamma il problema della socializzazione e dell’autonomia, rimane la personale Identità, questione comunque non da poco. La possibilità di costruire le 2 istanze, maschile e femminile (e qui torna un termine che ho già usato più sopra) per poi “sceglierne” una è accessibile attraverso contatti sociali, che possono stimolare anche una Identificazione, ma anche grazie all’esposizione a come la Madre vive la sua affettività e la sua relazione col mondo maschile.
Qui stanno le sue “responsabilità” cara Miriana, e non nel non avere un compagno, da cui i sensi di colpa.

Se posso permettermi, sintetizzo: Lei ha avuto un gran coraggio ad accettare una Vita nuova pur essendo da sola. Ma non può prendersi proprio tutto sulle sue spalle: quello che può e deve fare nella sua situazione è permettere al bambino di relazionarsi e osservare anche la parte maschile del mondo dandogli, se le è possibile, un senso di positività personale rispetto alla relazione con esso.
Il resto lo farà tutto suo figlio, ripeto, nel corso della sua esistenza e non tutto adesso o solo a 3 anni!

Ritornando infine alla situazione scolastica, io suggerirei alle insegnanti di affrontare la situazione degli atteggiamenti violenti al Nido come una problematica del gruppo, proponendo un confronto coi genitori e anche una programmazione didattica mirata all’educazione a corrette relazioni sia fra grandi che fra bimbi.

Per questo, e anche per altro, ci scriva ancora!
E complimenti, a lei e suo figlio, per i termini: “spannolinamento” e “sottato”. Davvero grandi!

 


copyright © Educare.it - Anno XII, N. 7, giugno 2012