Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 6 - Giugno 2024

Bambina onnipotente

bambina onnipotenteVi scrivo nuovamente relativamente ad un episodio verificatosi in occasione della visita di mio figlio (insieme a me) ad una sua nuova amichetta di scuola.
Premetto che il bambino frequenta il secondo anno di materna con serenità e buonumore. Di recente, causa trasferimento dei genitori, è arrivata una nuova bambina. Questa bambina, corrisposta, ha legato subito con mio figlio tanto che la sua mamma mi ha chiesto di farli incontrare nel pomeriggio per giocare.

La visita è stata organizzata e io ed il bambino siamo andati a casa loro. Dopo neanche mezz'ora, la bambina senza alcun motivo che non fosse quello dell'interesse di mio figlio per i suoi giochi, ha cominciato ad impedirgli di giocare con qualsiasi giocattolo ed a profferire con sguardo veramente truce frasi come: "non ti voglio più a casa mia", "non toccare i miei giochi", "a casa tua io non ci verrò mai", "non voglio mai più giocare con te" e altre dello stesso tipo che non ricordo ma molto, molto sgradevoli soprattutto per il bambino.

Sono rimasta veramente sconcertata, anzi di più, vedendo mio figlio che con le lacrime agli occhi stava lì sentirsi dire tutte queste brutte cose senza aver fatto assolutamente nulla (è venuto vicino a me per essere consolato, dicendo: "ma io sono troppo dispiaciuto!!!" e io l'ho accarezzato dicendogli "anch'io"! di fatto non sapevo cosa fare, mentre la bambina continuava a inveire) la madre della bambina, dopo averle blandamente detto che non doveva fare così e che i giochi vanno condivisi, non faceva null'altro.

Ha cercato di prendere due giocattoli simili per darli ad entrambi i bambini, ma di fronte alla reazione negativa della figlia che con prepotenza, si interponeva fisicamente fra i suoi giocattoli e mio figlio, desisteva subito. A tutte le richieste della madre (fra le quali quella di chiedere scusa a mio figlio), la bambina opponeva un reciso ""NO"" che non veniva ulteriormente contrastato.

Dopo un tempo che è sembrato un'eternità ma che in realtà è durato una decina di minuti, visto che la madre non interrompeva il comportamento della bambina in alcun modo, me ne sono andata via insieme a mio figlio che è rimasto malissimo per quanto accaduto.
Mentre andavamo a casa l'ho consolato dicendogli che si era comportato benissimo e che probabilmente la sua amichetta essendo abituata a giocare sempre da sola, non era riuscita a condividere i suoi giochi dei quali era gelosa e che, comunque si era comportata da maleducata. Questa spiegazione lo ha consolato.

Il giorno dopo, le maestre mi hanno detto che la bambina in questione spesso manifesta atteggiamenti ostinati e prepotenti a scuola.

Il mio quesito è: come avrei dovuto comportarmi? Come avrebbe dovuto comportarsi la madre della bambina?
Io ho consolato mio figlio ma alla bambina non ho detto niente. Secondo me sua madre avrebbe dovuto porre la bimba di fronte alle sue piccole responsabilità. Se la situazione fosse stata inversa, io avrei detto a mio figlio che dal momento che aveva preso un impegno invitando la sua amichetta, doveva prestarvi fede e farla giocare con i suoi giochi: la prossima volta avrebbe potuto non invitarla.
Di fatto la situazione è stata gestita da una bambina di quattro anni la cui aggressività non è stata dalla madre ne' contenuta ne' fatta elaborare.
Risultato: una bambina di quattro anni ha deciso che io e mio figlio dovevamo andarcene e così è stato, non esistendo alternativa che non fosse quella di restare lì a subire.
Per completezza le dico che la bimba ha un fratellino di otto mesi e che io e la madre non ci conoscevamo prima, per cui la situazione è stata imbarazzantissima, oltre che penosa.

In attesa di una sua risposta la saluto cordialmente.

 

Gentile mamma,
Le anticipo da subito che mi limiterò a fare la consulenza per lei e non per la mamma della cosiddetta "bambina onnipotente", che non la richiede.

Quello che lei mi descrive è un quadro orrendo, non solo e anche perché terminato con una (speriamo momentanea) sconfitta, cioè con un ritiro dalla situazione. Di solito momenti come questi, che esistono, eccome, finiscono con le mamme che si fanno un caffè, chiacchierano e anche i bambini si sciolgono...
Non credo che la bimba abbia "deciso" qualcosa, sottoponendo anche voi alle sue decisioni: la piccola si è comportata come si comporta di solito e nessuno, come sempre , glielo ha impedito. Mi è sembrato di capire che la bambina e la sua mamma sono dalle vostre parti da poco e forse c'era tanta voglia e tanto bisogno di socializzare e ambientarsi, solo che, probabilmente, il momento non era matura e le condizioni pregresse non propizie. Inoltre, se la bimba, ha avuto da poco un fratellino, sarà anche presa dalle trame di una nuova gelosia.
Comunque, per chiudere questo quadro, aggiungo che non credo che lei avesse potuto fare molto diversamente.

Quella che vorrei aprire con lei è una riflessione su come mai il suo bambino continui a scegliere (o ad essere scelto da) compagni e compagne che poi abusano della sua buona disposizione verso gli altri. Questo stato d'animo, mi pare, che il bambino lo abbia imparato da lei che bene sa sintetizzare (e lo fa sempre) le posizioni altrui.
Credo che sia venuto il momento di inserire nel suo, di mamma, lavoro educativo non solo il "E' bene fare così (non si picchia, non si grida eccetera)" la fase successiva del "Mi trovo persone e situazioni in cui posso espletare queste mie convinzioni" in una dimensione di accettabile e, se possibile, gratificante reciprocità.

E' sicuramente vero e sano che bisogna avere buoni rapporti con tutti, ma è altrettanto un diritto scegliersi gli amici che più ci piacciono, che più ci fanno esprimere la nostra parte buona. Dobbiamo ammettere, infatti, che è bello girare con le braccia sempre aperte ma è altrettanto vero (il mondo è così) che alcuni ne approfittano per darci un pugno nella pancia ed altri per accoccolarsi nel nostro abbraccio, bisognosi di coccole e riconoscimenti affettivi esattamente come lo siamo noi.

Credo che il nostro piccolo amico, se avesse anche amici di questa fatta, potrebbe consolarsi più in fretta dalle cattive disposizioni di alcuni. Gli sarebbe più chiaro, cioè, che c'è la bimba burbera e indisponibile ma anche, che so, Giovanni, sempre pronto a giocare con lui. Il mondo è bello perché è vario, c'è il sole e c'è la luna, il freddo e il caldo, il dolce e l'amaro, e sono tutti parte della stessa realtà: la nostra e quella di tutti e a tutti capita di fare brutti incontri.

Altrimenti il rischio qual è? Che il nostro bimbo può rischiare di trovarsi sempre sullo stesso polo relazionale, sul quale da una parte c'è sempre il prepotente e, dall'altra, sempre chi subisce e questo può non essere buono per la sua vita sia individuale che relazionale stessa.

 


copyright © Educare.it - Anno XIII, N. 8, Agosto 2013