Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 6 - Giugno 2024

Una mamma … esagerata!

Egregi Signori, mi rendo da subito conto appena ho aperto il Vs. indirizzo e-mail che il mio è il classico NON-problema, nel senso che sono solo io a crearmi delle difficoltà inesistenti ... comunque continuo e poi vedete Voi.

Sono una mamma lavoratrice di 37 anni, ho un'unica figlia di 6 (ed unica resterà per mia e di mio marito, convinzione assoluta) che va ancora all'asilo. Il mio grande dubbio è come far crescere la mia bimba senza i terribili sensi di colpa e senza l'estenuante insiurezza che mi hanno rovinato gli anni della mia vita e che tutt'ora si fanno sentire molto presenti. Ho la caratteristica di sorridere poco e sono piuttosto intollerante, insofferente ed impaziente di natura (caratteristiche ereditate dal mio "adorato" papà). Spesso mi ritrovo a rimproverare mia figlia solo per la lentezza che ci mette a fare qualcosa, lentezza cronica (confermatami anche dalla sua maestra da asilo); che poi a dire il vero più che una lentezza vera e propria è un "perdersi" a fare qualcos'altro ogni volta che c'è da uscire, vestirsi, mangiare, mettere in ordine e qualunque altra monotona cosa da fare quotidianamente.

Mio marito è convinto e spesso lo dice anche alla bambina, che lei lo faccia a posta proprio per darci fastidio. In questi casi divento pungente e mi accorgo di esagerare (assolutamente solo verbalmente) nel rimprovero. Inoltre se il rimprovero non fa effetto sono capace di attacchi di nervosismo che mi portano a strattonarla o ad alzare la voce in modo furioso. Poi il senso di colpa arriva inesorabile; mi ritrovo così a giustificarmi con lei per il mio comportamento, cercando di darle una motivazione a tale eccesso di reazione. E' giusto? La confondo? Lei spesso targiversa quasi non volesse ascoltarmi, mi prega solo di fare la pace e punto. Rarissimamente le tengo rancori o musi, ci chiariamo subito e a me immediatamente passa la luna; però sto' vivendo male, anzi malissimo perchè mi accorgo che la soglia della mia tolleranza nei suoi confronti è sempre più bassa, quindi superare il limite per lei diventa facilissimo.

Tendo, da "brava" adulta a percepire a priori cosa può accadere se fa questo o quello, quindi spesso blocco qualche sua iniziativa prima della partenza storpiandole le ali, tipo giocare con l'acqua (mi bagna in giro x carità), versarsi da bere (mi sporca la tovaglia uffa), pulire la polvere (fa una strage con la scopa), non le lascio spazio sui tempi per mettersi le ciabatte, per infilarsi il golfino, per andare a letto, per prendere la merenda, per lavarsi le mani ecc... le lancio sempre qualche imposizione prima di qualsiasi sua iniziativa e lei si lamenta che io la obbligo troppo oppure che stava x farlo.

Più di qualche volta Claudia (la mia bimba) ha sognato di volare e fa discorsi del tipo "sai mamma a volte penso come posso fare x farti felice" ed io mi sento pugnalare al cuore dandomi le colpe della mamma peggiore al mondo. Purtroppo mio marito è intollerante quanto me anche se molto + severo e duro. Oltretutto ha 47 anni e quindi, anche se è molto giovanile e sportivo, l'età sono sicura che lo porti a maggior bisogno di tranquillità e Claudia certo non lascia spazio alla pace essendo piuttosto esuberante e vivace.

Concludo qui, anche se starei ore a scrivere della mia famiglia xchè ho bisogno di aiuto in quanto mi stò veramente rovinando la vita con queste paturnie sulla crescita della mia adorata bimba.
Scusate il disturbo e a Voi le indicazioni per migliorarmi, se ci sono. Tanti cari saluti.

 

Gentile signora,
la situazione che lei ci presenta è molto frequente nella nostra esperienza professionale.

L'atteggiamento "esagerato" che lei descrive quasi sempre nasce dal desiderio sincero di aiutare i propri bambini a crescere, ma rischia di innescare circoli viziosi che finiscono per allontanare gli uni dagli altri sul piano affettivo.

Consideri per un momento la qualità dell'attenzione che dedica alla sua bambina. Se si tratta di un'attenzione che coglie quasi esclusivamente le mancanze, le inadeguatezze, lei offre a Claudia elementi negativi per definire se stessa. Ricordi che quando si è piccoli, ci si riesce a vedere solamente attraverso gli occhi delle persone che si occupano di noi: se costoro mi vedono buona, io "mi sento" buona, se mi vedono bella, io "mi sento" bella e così via ... Ebbene, se questo sguardo è negativo, io "mi sento" cattiva, incapace, colpevole di far soffrire o far arrabbiare la mamma ... e questi sentimenti mi fanno star male.

Nella maggior parte dei casi i bambini reagiscono all'attenzione negativa degli adulti (che può spingersi fino alla svalorizzazione, alla disconferma, alla negazione) adottando due tipi opposti di atteggiamento: estraniandosi dalla realtà (perché troppo dolorosa) o comportandosi sempre peggio ("tu mi dici che sono cattiva allora io mi comporto da cattiva"). A questo punto i genitori avranno ulteriori motivi per rimproverare, altre mancanze da sottolineare: il circolo vizioso è innescato!

Se la sua situazione fosse questa, il primo passo da fare è recuperare un'attenzione positiva, anche rispetto a quei comportamenti che sembrano di poca importanza. Cerchi di essere descrittiva, in modo che la bambina capisca qual è il comportamento che viene apprezzato e vi abbini manifestazioni fisiche di affetto.
Successivamente occorrerà affrontare i comportamenti disubbidienti. Ma a questo punto il discorso si dilungherebbe oltre misura.

Non escluda, se vede che la situazione non evolve positivamente, una consulenza pedagogica che aiuti lei e suo marito ad assumere uno stile educativo più funzionale ai bisogni della vostra bambina.

 


copyright © Educare.it - Anno V, Numero 12, Novembre 2005