Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 6 - Giugno 2024

Amicizia a 7 anni

Sono un papa' 41enne di due bambini di 2(1/2) e 7(1/2) anni. Le scrivo perché non riesco a capire alcuni comportamenti di mio figlio più grande. Premesso che i due fratellini sono completamente diversi l'uno dall'altro. Il più grande e' introverso e difficile mentre il piccolo e' estroverso e accondiscendente. Vorrei anche aggiungere che il più grande e' sempre stato cosi' e quindi l'arrivo del fratellino non ha assolutamente accentuato la cosa.

Da sempre frequentiamo degli amici con cui abbiamo molto in comune (compresi
figli) ed e' proprio di questo che vorrei parlarle. E' cresciuto insieme ad altri bambini più o meno coetanei ma il suo legame e' con uno in particolare, con cui va anche a scuola (2 elem.). Da un po' di giorni mi dice che l'altro non vuole essere più suo amico ed io noto uno stato di sofferenza notevole in mio figlio, arrivando addirittura al pianto. E' da tempo che l'altro bambino da segni di insofferenza nei confronti di mio figlio, quello che ho notato e' che ovviamente ognuno di noi, bambini compresi, ha un proprio carattere e personalità, sicuramente mio figlio non ha molta fiducia in se stesso, anche se io e mia moglie facciamo di tutto per incoraggiare questo fattore, mentre il suo "amichetto del cuore" e' molto sicuro di se stesso. Mio figlio e' alla continua ricerca di qualcosa che lo gratifichi nei confronti del suo amichetto, il quale tuttavia e' a sua volta, legato ad un altro bambino con più carisma di lui.

Purtroppo non so come uscire da questa situazione. Devo "demolire" il mito del suo amichetto? E' un comportamento normale in un bambino di 7 anni e mezzo? Quando gli domando di costruire nuove amicizie lui mi risponde che il suo amico e' quello e basta.
Grazie in anticipo per i consigli.

 

Gentile signor Alberto,
subito una rassicurazione: comportamenti del tutto analoghi a quelli di suo figlio di sette anni e mezzo sono davvero molto frequenti e tipici in quest'età. Nei primi anni della scuola di base si può osservare un picco di queste dinamiche relazionali. La stragrande maggioranza dei bambini e delle bambine vivono le loro prime esperienze d'amicizia e non di raro si possono vedere i primi veri e propri innamoramenti tra bimbi e bimbe. Questi vissuti si possono rivelare drammatici, nel senso che i piccoli fanno per la prima volta conoscenza con sentimenti come la delusione e la tristezza quando devono sperimentare la perdita di un amichetto o un'amichetta. Non può non essere travolto chi vive per le prime volte delusioni, inganni, amarezze, disillusioni. Si tratta di veri e propri traumi: vedersi trasformare la certezza di avere una persona-amica in esperienza di abbandono è una dura esperienza molto dolorosa per i piccoli dell'uomo, i quali portano sulle loro spalle e nei loro cuoricini per la prima volta il peso del dolore.

In questi momenti drammatici non interessa se ci sono altri bambini o altre bambine. La prospettiva di costruire nuove amicizie appartiene a una fase successiva a quella in cui sembra trovarsi suo figlio. Il legame affettivo esisteva con questo determinato amico, anzi, esiste tuttora ed esiterà finché l'intelligenza emotiva nella sua difficile costruzione non avrà raggiunto una nuova fase di maturazione, caratterizzata dalla forza e dal coraggio sufficienti per accettare la propria ferita, "curarla" e aspettare che faccia la "crosticina". Ci vuole tempo, prima bisogna accorgersi di avere una ferita! Suo figlio sembra proprio sulla soglia di questa dolorosa scoperta ma non l'ha ancora oltrepassata. Gli lasci ancora un po' di tempo. Il difficile percorso di accettazione della realtà non è né breve né facile. Poter contare sugli affetti dei genitori è sempre d'aiuto ma non accelera di molto "la guarigione". Dei sostegni importanti si possono comunque dare:

* e potrà forse sembrare strano, ma quando suo figlio scoprirà di avere una ferita, non cerchi da subito di sdrammatizzare il dolore.
* Accompagni il piccolo nel suo lutto. Prima di potersi avvicinare ad altri coetanei ha bisogno di elaborare questa nuova esperienza di abbandono. Lo aiuti a "leccarsi" la ferita ed attenda che faccia la "crosticina".
* Tenga presente che la percezione che il piccolo ha di se stesso entrerà in crisi. In quest'età l'autostima è strettamente correlata all'eterostima. Sentirsi rifiutato dall'amichetto del cuore fa male. La stima e l'affetto da parte del genitore sono indispensabili ma non potranno supplire alla perdita.

Altri piccoli suggerimenti: non anticipi l'esperienza che suo figlio prevedibilmente dovrà fare, cioè non "demolisca" il mito dell'amichetto. Non critichi negativamente l'amichetto ma cerchi piuttosto di capire perché suo figlio si sente attratto dall'amichetto.

Pensi ai suoi ultimi 41 anni e racconti a suo figlio eventuali esperienze analoghe vissute da lei padre. Ma infonda, al tempo stesso, in suo figlio la convinzione che vale la pena non perdere la fiducia nelle persone e nel valore dell'amicizia: la realtà non ci riserva solo esperienze spiacevoli. La vostra famiglia ne è la prova: lei scrive che da sempre frequentate amici. Suo figlio è molto fortunato perché può osservare in prima persona e "in prima fila" i rapporti d'amicizia presenti nel vostro sistema-famiglia; ciò lo aiuterà a superare questo "piccolo-grande" momento di crisi.

E non per ultimo, questa prevedibile crisi potrebbe fungere, al tempo stesso, da squisita occasione per lei-padre di intensificare ulteriormente i rapporti con un figlio, come scrive, "introverso e difficile". Condizione necessaria è che il bambino si senta accettato, accolto e compreso pienamente in tutte le sue emozioni, anche quelle dolorose, che vive e che vivrà durante il suo cammino di crescita. Troppo spesso si tende (con le migliori intenzioni) a sminuire il dolore ed a passarci sopra con frasi del tipo "vedrai che ti passerà...". Meglio invece dire "ti posso capire, anch'io soffrirei (ho sofferto) quanto te in questa situazione". I bambini che tendono ad essere introversi, quando non riescono ad intuire la piena accettazione e comprensione dei loro stati d'animo da parte del genitore, di solito non scorgono altra "via di scampo" che non quella di accentuare ulteriormente la loro introversione.
Non esiti a ricontattarmi qualora lo desiderasse.

Tanti auguri e cordiali saluti.

 


copyright © Educare.it - Anno I, Numero 5, Aprile 2001