Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 6 - Giugno 2024

Una bimba con due famiglie

Gentile Redazione,
sono un papà che si trova nella situazione di dover crescere ed educare la sua unica figlia in maniera sicuramente anomala e vorrei capire quanto sia anomalo e quanto possa influenzare la corretta crescita della bimba alla quale tengo molto.
L'ho avuta da una donna che non brilla in dedizione e pazienza e che è già madre di altre due figlie che sono nate dal precedente matrimonio, turbolento e fallito.

Ho avuto una relazione che è finita già prima che nascesse la bimba. Ora sono almeno 5 mesi che la piccola sta con me, che ricevo aiuto da mia madre e la madre, impegnata nel lavoro, viene a visitarla quando vuole, senza che io crei alcun problema o disagio. La piccola è sana, molto svelta e furba, attenta ed attiva. La vedo inoltre molto serena.

Ora la madre vuole tenerla con se almeno tre giorni alla settimana, facendola assistere da una signora anziana di sua conoscenza mentre lei è al lavoro. Questo obbliga la bambina ad alzarsi ed uscire alle 7,30 del mattino (e andiamo incontro all'inverno), per poi tornare alle 18,30 di sera.
So per certo che la madre non ha né la pazienza, né la voglia di dedicarsi seriamente ed attentamente alla piccola di cui mal sopporta l'iperattivismo e, naturalmente, tutti i piccoli ma pressanti impegni che la bambina richiede.

C'è molta differenza tra la mia famiglia e me e la famiglia e la madre della bambina, ed anche questo mi preoccupa. Per esempio nella nostra famiglia, la buona educazione e lo studio sono molto importanti, non altrettanto nella famiglia della madre, dove la soluzione più semplice e logica nella "gestione" di un bambino è affidarlo al gioco o a terze persone con le quali non esiste dialogo, ma minacce ed urla. Il resto "se deve venire viene.....", dice la madre.

Vorrei sapere come potrà crescere una bambina che riceverà input molto diversi e vivrà in ambienti diversi per almeno tutta la sua infanzia. Che starà del tempo con la nonna paterna, dell'altro tempo con una signora che le farà da baby sitter, poi con la madre e le sorelle. Visto che è importante l'imitazione, che succederà, che "coordinate" avrà, quali esempi seguirà.

Insomma, sono molto innamorato e molto preoccupato per mia figlia e preciso che sono l'unico ad occuparmi di lei da un punto di vista finanziario. Provvedo da solo a tutto ciò che serve alle sue esigenze, mettendola al primo posto nelle priorità della mia vita, ma rischio di veder sfumare tanta applicazione, visto che dall'altra parte è tutto diverso e in peggio.

 

Gentile signore,
nel descrivere la sua non facile situazione ha omesso due indicazioni importanti: l'età di sua figlia e ciò che il tribunale ha disposto circa il suo affidamento. Una risposta precisa richiederebbe inoltre una conoscenza maggiormente approfondita della situazione, a partire dai primi mesi di vita della sua bambina. Proviamo comunque ad offrirle alcune considerazioni di tipo pedagogico e psicologico.

Sua figlia sta crescendo in situazioni caratterizzate da "discontinuità": così possono essere infatti viste le molteplici figure che si occupano di lei, le varie incoerenze sul piano educativo (di regole, valori, modelli, atteggiamenti). Quella che descrive è senza dubbio una situazione "anomala", che certo non favorisce uno sviluppo sereno ed equilibrato: ad esempio, ciò che lei definisce "iperattivismo" facilmente può essere l'espressione di un suo disagio. Ma allo stesso tempo non crediamo che tutte queste difficoltà tolgano alla sua bambina la possibilità di diventare una persona in grado di occupare il proprio posto nel mondo.

L'influenza che la situazione esterna ha su di lei dipende da molti fattori, tra i quali l'età è certamente uno dei più importanti: più è piccola, infatti, e più rischia di essere vulnerabile.

Oggi sua figlia è "molto serena", ma i cambiamenti che preannuncia introducono ulteriori elementi di discontinuità che potrebbero avere conseguenze sul piano psicologico. Bambini in queste situazioni soffrono della difficoltà di identificare la propria appartenenza (di chi sono io la bambina?), di un mancato radicamento (qual è la mia famiglia, la mia casa?), che si traducono spesso in sentimenti e comportamenti di disgregazione (essere "a pezzi") e di fragilità emotivo-affettiva.

Sta a lei valutare la sua situazione da questa prospettiva e procedere di conseguenza. Nel ponderare il "da farsi" non trascuri che la sua piccola "sana, molto svelta e furba, attenta ed attiva" sta con lei solo da cinque mesi, dopo anni vissuti in qualche modo con la madre: non è detto che ai suoi occhi lei sia "il genitore d'elezione".

 


copyright © Educare.it - Anno I, Numero 1, Dicembre 2000