Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 6 - Giugno 2024

Un bambino "difficile"

Vivo una situazione in cui, oltre ad occuparmi dei miei tre figli (due dal precedente matrimonio e una dall'attuale marito), mi occupo anche dei tre figli di mio marito. Questo in quanto la mamma non ha modo, forse voglia, nè tempo per occuparsi di loro, soprattutto del più piccolo (10 anni), coetaneo dei miei.
E' per questo che vivono praticamente con noi tutta la settimana, tornando dalla mamma una sera infrasettimanale e il sabato sera fino al rientro a scuola del lunedì.

Non mi sono mai dovuta occupare così tanto dei miei figli come ora mi occupo di Fabio (il figlio minore del mio compagno), soprattutto per i compiti. E' distrattissimo e molto lento: ore e ore per facili operazioni matematiche o errori continui soprattutto di grammatica e di calcolo. Io vorrei poterlo aiutare e faccio quello che posso: provo a dargli regole precise da seguire (la mamma non ha impartito una grande disciplina, a nessuno dei tre), una guida, leggo, mi informo e cerco di capire cosa fare.

E' un bambino vivace, buono e generoso, con una intelligenza più che normale. Eppure credo abbia una scarsissima stima di sè, anche se a volte sembra presuntuoso e non segue quello che gli si dice. Fa tutto di testa sua, non ascolta, non prova a migliorarsi. Ogni volta che deve fare i compiti fa i capricci, inventa scuse, qualunque cosa tranne concentrarsi e procedere con il lavoro.

Ho letto anche che la dislessia potrebbe causare questi problemi, ma non posso certo io fare diagnosi; nello stesso tempo la madre lo mette molto in difficoltà, creandogli problemi di tipo affettivo. Infatti lui mi vuole molto bene, me lo dice spesso e lo dimostra; ma la madre non vuole neppure sentire parlare di me e anche se la separazione ormai è datata quasi quattro anni, lei non chiede mai nulla della vita che fa con noi, cerca di ignorarmi ben sapendo che mi occupo a tempo pieno di suo figlio, tanto che quando viene a prenderli non suona il campanello perché c'è anche il mio nome scritto sopra, costringendo i ragazzi ad aspettare una telefonata o a fare le sentinelle alla finestra per vederla arrivare...E questo è solo un banale esempio.

Scusate se mi sono dilungata, ma vorrei sapere come posso aiutare questo bambino, prima che sia troppo tardi. In classe è poco attento, scherza con i compagni, ma spesso si fa fare scherzi pesanti, lo prendono in giro e non reagisce, lo compatiscono e non dice nulla. E' disordinatissimo in tutto ed è una lotta continua anche per fargli mantenere un minimo di ordine e di regole.
Grazie.

 

Gentile signora
per prima cosa vorrei complimentarmi per gli sforzi che sta facendo per il suo bambino. Ho scritto appositamente "suo" perché lei sta cercando di sopperire alle assenze della vera madre.

Fabio, ne sono certa, da' prova della sua intelligenza in mille modi, ma non nello studio, un'attività per la quale mostra scarsissimo interesse; invece di studiare perde un mucchio di tempo, oppure giocherella, se ne sta svagato sui libri e sui quaderni, senza combinare nulla di buono...E più si insiste, meno conclude. Ma è inutile diventare assillanti e comunicargli continuamente la nostra disapprovazione.

Nessun bambino fa apposta ad andare male a scuola. Ci sono sempre motivi molto forti, che lo spingono a scegliere il fallimento piuttosto che il successo; dalla paura del confronto ad un senso di ostilità verso la scuola e di ribellione contro i genitori. E proprio perché si tratta di sentimenti silenti o rimossi, come i conflitti da cui scaturiscono, sfuggono alla compressione razionale del bambino: lui per primo non sa perché non prova interesse per lo studio ed è incapace di impegnarsi. Anche se Fabio sembra indifferente, la sua non è altro che una richiesta d'aiuto e un segnale d'allarme da tenere presente.

Che altro mezzo ha a portata di mano per far capire alla madre che sta male e quanto bisogno abbia di lei, se non i brutti voti? Lei può sopperire con il suo interesse e con le sue premure solo in parte ma il bambino ha bisogno dell'interesse di sua madre delle sue cure; coinvolga il padre di Fabio e lo esorti a parlare con la madre: solo loro due, di comune accordo, possono far superare al proprio figlio questo momento di transizione e crisi.

Lei invece potrebbe mantenere un atteggiamento di ascolto verso il bambino che lo aiuti a superare i conflitti che sta vivendo, trasmettendogli fiducia e fermezza nell'osservare le regole. Questo tipo di atteggiamento potrebbe sbloccare la situazione e spingerlo a ritrovare, insieme al piacere dell'apprendere, anche un sano desiderio di affermazione.

 


copyright © Educare.it - Anno I, Numero 3, Febbraio 2001