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Vorrei aiutare mio figlio

Sono una mamma 38enne di un figlio di 8 anni, che negli ultimi tempi ha cominciato a darmi dei grossi problemi.

Angelo fin dai primi anni si è dimostrato un bambino con capacità intellettuali superiori alla media dei suoi coetanei, tanto che, senza nessuna forzatura solo a 3 anni ha imparato a riconoscere le lettere dell'alfabeto e poco dopo con il mio aiuto ha imparato a leggere e scrivere con eccezionale facilità.
Tutto questo però, non si è rivelato un punto di vantaggio al momento dell'ingresso nella scuola, ciò dovuto al fatto che, il suo carattere è stato sempre poco incline alla socializzazione e ha avuto qualche difficoltà nell'inserimento scolastico.
Poi negli anni successivi sono intervenuti molti cambiamenti, come la casa, la nascita del fratellino e una crisi familiare, che ha portato a incrinare i rapporti tra me e mio marito.

Oggi Angelo ha acuito il suo comportamento già in precedenza molto apatico, restio ad affrontare le nuove esperienze, sia pur solo la proposta di un nuovo sport, e ha sviluppato, un comportamento dissociato a scuola, o in ogni caso in ambienti esterni, rispetto all'ambiente familiare, tanto che, a scuola come mi riferiscono gli insegnanti si dimostra partecipativo e rispettoso delle regole, mentre a casa ha un comportamento che dimostra scarsa affettività, atteggiamenti indifferenti e talvolta di sfida che lo rendono riluttante al rispetto di qualsiasi regola, bugiardo e sempre incline alla polemica.

Questa situazione provoca in me profonda amarezza e senso di impotenza e preoccupazione, e vorrei per questo da voi un consiglio. Grazie in anticipo.

 

Gentile signora
qualsiasi bambino sano tende a ribellarsi se gli adulti ostacolano i suoi normali impulsi evolutivi, ma esistono inoltre situazioni familiari che possono indurre un bambino tendenzialmente oppositivo ad accentuare queste caratteristiche, come unico modo a sua disposizione per stabilire il suo posto all'interno della famiglia: succede, ad esempio, di fronte ad eventi che mettono in crisi il suo ruolo, come la nascita di un fratellino o una crisi tra i genitori.

Anche se il bastian contrario sembra un duro, e fa di tutto per sembrarlo, in realtà si tratta spesso di un bambino ipersensibile, che reagisce con particolare intensità agli stimoli esterni, soprattutto alle pressioni mentali che avverte nelle relazioni con gli altri: tende così a difendersi da tutto ciò che sente come un'intrusione facendo resistenza e rispondendo, appunto, con i "no".

Di fronte a questi comportamenti di suo figlio è importante assumere un atteggiamento educativo corretto, per evitare che queste "normali" strategie di difesa psicologica si strutturino come un sintomo nevrotico. Quale atteggiamento, dunque? Credo che ogni bambino abbia bisogno di libertà, ma anche di regole, norme, divieti che lo aiutino a mettere ordine dentro di sé, indicandogli ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, consentendogli nello stesso tempo il coraggio e il piacere della trasgressione.

Infatti non è un caso che suo figlio a scuola sia più disponibile e collaborativo; la classe, l'insegnante sono "normativi" perché per essere accettati bisogna stare alle regole della comunità. Il mio consiglio è quello di mettersi in ascolto, ma nello stesso tempo dare al suo bambino delle regole ed alcune responsabilità, affinché egli possa ritrovare il "suo" ruolo in seno ad una famiglia che, nel frattempo, si è trasformata.

 


copyright © Educare.it - Anno I, Numero 3, Febbraio 2001

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