Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 6 - Giugno 2024

Capire mio figlio

Mi chiamo Paola, ho un figlio di quasi 14 anni, frequenta la 3a media.

Da quando è nato, ho sempre notato una tranquillità esagerata: fino ad un anno non ha mai sorriso a nessuno, anche se le tappe fisiche le ha fatte tutte regolarmente (afferrare oggetti 4 mesi, seduto 6 ecc.). Ho sempre fatto notare al pediatra questo suo carattere poco interessato al mondo, ma lui mi rassicurava dicendo: "quando sono troppo vivaci vi lamentate, quando sono troppo tranquilli vi lamentate, voi genitori non siete mai contenti". Finché un giorno, quando aveva 4 anni ebbe 2/3 episodi di "carenza di affetto" (tratteneva il respiro e sveniva). Questo mi fece pensare che avevo bisogno di un vero specialista, allora andai da una neuropsichiatra. Da allora è seguito ma con psicomotricità e adesso da 3 anni fa psicoterapia individuale.

Io comunque non sono soddisfatta, anche perché leggendo nelle vostre pagine ho capito che a volte disturbi come la dislessia, disgrafia ecc., se non capiti, provocano ulteriori disagi.

Come faccio a capire se mio figlio soffre fin dalla nascita di una di queste patologie? Perché vi spiego che, come diagnosi, "La Nostra Famiglia" ha dato:

* Disturbo di personalità' dipendente
* Disturbo specifico dell'emotività' infanzia e adolescenza

Io ho l'impressione, insomma, che si tenda a mettere tutto in un calderone; io invece voglio capire questa sua immaturità a cosa è dovuta e come possiamo aiutarlo, perché sono convintissima che fino adesso non abbiamo trovato la chiave di lettura di mio figlio.

Vi prego aiutatemi a capire meglio cosa devo fare, non voglio lasciar nulla di intentato.

 

Gentile signora,
dalla Sua lettera emerge chiaramente una cosa: la voglia di capire meglio suo figlio. Ho notato quattro frasi che contengono il verbo capire: "... capire di più...voglio capire... capire meglio...".

E' molto bello che una madre cerchi di capire e comprendere suo figlio e credo che Lei faccia di tutto e di più per capire il ragazzino: lo osserva con preoccupazione fin dalla sua nascita, si è rivolta al suo pediatra, successivamente ad una neuropsichiatria, poi ancora ad un esperto(a) di psicomotricità, da tre anni il ragazzo è in psicoterapia individuale, ed infine ha trovato "per caso" un sito come il nostro! La premura che ha nei confronti di Suo figlio è esemplare ed è ottimo che lui possa frequentare una psicoterapia individuale.

Non ho invece capito dalla Sua lettera come si trova Suo figlio a scuola, quali discipline o attività gli piacciono, se fruisce di qualche intervento di sostegno o se è seguito da una logopedista, visto che Lei accenna a termini diagnostici quali dislessia e disgrafia.

A proposito di dislessia, Le segnalo la consulenza della collega dottoressa Monica Balli (vedi) che tra l'altro dice: "...Il disturbo della lettura può essere associato ad un deficit della percezione visiva, dell'attenzione, della memoria o del linguaggio è importante quindi, per riuscire a capire le possibili cause delle difficoltà del bambino, e gli eventuali disturbi associati, che venga valutato da persone esperte. Con interventi psicopedagogici precoci ci sono buone probabilità di risolvere il problema e di evitare nel bambino una diminuzione di autostima e di motivazione verso l'apprendimento..."

Lei ci chiede di aiutarLa a trovare una "chiave di lettura" per capire le cause "dell'immaturità" di Suo figlio. Credo che la domanda dovrebbe essere posta prima di tutto a chi conosce il suo ragazzo: gli insegnanti, l'esperto in psicomotricità, la psicoterapeuta.
Da parte mia non credo di poter rispondere correttamente a questa Sua richiesta con i pochi elementi che ci offre. Nello scriverle questo, temo fortemente che Lei, "madre confusa" come si definisce, in questo momento e per un'ennesima volta sentirà il vuoto di una non compiuta comprensione. E a questo proposito mi permetto di soffermarmi su questo punto, a mio parere di grande rilievo: la SUA "voglia di capire meglio il figlio".

Fondamentalmente IL-VOLERE-CAPIRE è una bella cosa e appartiene alla sfera affettiva che curiamo con amore attorno ai nostri familiari. Più si ha VOGLIA DI CAPIRE un qualcosa o un qualcuno, più difficile diventa il fatto di dover sopportare il NON-RIUSCIRE-A-CAPIRE e la non-comprensione di questo qualcosa o qualcuno. L'impossibilità di capire tutto fino in fondo costituisce una condizione naturale della nostra vita. Pensi ad esempio al fatto che non siamo in grado nemmeno di capire noi stessi sempre e fino in fondo (i nostri sogni sono solo un esempio!).

Il VOLERE-CAPIRE sfocia spesso in un VOLERE-CONTROLLARE (una situazione, una persona, se stessi, ecc.). Certamente, il controllo che fornisce una compiuta comprensione è uno strumento utile per gestire determinate cose, situazioni, persone... Bisogna però ammettere l'impossibilità di una comprensione a 360 gradi. Questo processo di graduale consapevolezza di questa condizione intimamente umana può delinearsi come un'impresa non facile. E' un'arte da imparare che all'inizio non si presenta affatto come un'arte, ma al contrario, come ansia e/o angoscia e/o inquietudine di non facile sopportazione. "L'ansia di capire" può causare sensi di colpa. I sensi di colpa (ad esempio per non aver fatto abbastanza...) si possono tradurre a loro volta in un'ulteriore ricerca di capire, in un'ulteriore "ansia di capire". Questo circolo vizioso può influenzare negativamente la serenità di una madre. Il circolo vizioso può interessare anche un terzo elemento, solitamente un componente familiare, che, a sua volta può "inserirsi" nel circolo vizioso attuando prioritariamente comportamenti di rifiuto, o viceversa comportamenti di dipendenza ovvero non autonomi. Questo modello mutuato dalla psicologia sistemica è da intendersi ovviamente solo come schema grossolano e non dà atto alle singole articolazioni di rapporti complessi come lo sono quelli tra le emozioni interpersonali (ansia di capire e sensi di colpa) di una madre e quelli interpersonali tra madre e figlio.

Accetti per il momento questa prima riflessione. Se crede mi scriva di nuovo, fornendomi altri elementi (diagnosi neuropsichiatrica, indicazioni della scuola, rapporto madre-figlio, ecc.), in modo che si possa analizzare la situazione con maggiori cognizioni di causa.
Intanto Le auguro tanta serenità insieme a Suo figlio, che oltre i suoi lati che Lei descrive "immaturi" sicuramente ne avrà tantissimi belli e buoni da valorizzare ed evidenziare.

PS: Lei scrive che fino ad un anno Suo figlio non ha sorriso a nessuno. Ora sorride spesso? Le sorride spesso? E Lei, gli sorride spesso?