Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 6 - Giugno 2024

Amare le proprie figlie

Gentile Redazione,
sono una mamma di 37 anni con due bambine, una di 10 anni e una di 4.

Sono preoccupata per la più grande che sta entrando nel periodo dell'adolescenza, noto che sta cambiando e vorrei saperle essere vicina nel modo migliore. E' una bambina che non ha mai dato particolari problemi, brava a scuola, di carattere introverso e che con me si è sempre confidata. Ha un rapporto molto conflittuale con il papà e ciò credo sia dovuto anche al fatto che è molto gelosa della sorella (al contrario estroversa, solare sempre in movimento e che attira l'attenzione di tutti) che il papà tende a preferire.
Praticamente lei è il papà sono quasi sempre in contrasto e spesso viene da lui sgridata e colpevolizzata per colpa della più piccola.

Io - per parte mia - anche se so che non dovrei - se vedo che viene sgridata ingiustamente dal papà intervengo in sua difesa (è proprio più forte di me) e questo crea dissidi tra me e mio marito e, come dice giustamente lui, la bambina si fa forte del fatto di avermi dalla sua parte.
Secondo me, mio marito esagera nelle attenzione verso la piccola e dovrebbe essere più attento anche verso la più grande.
Secondo lui, io esagero la situazione, ma come ogni mamma vorrei poter seguire al meglio le mie bambine a partire dall'ambiente famigliare.
Ringrazio per i consigli che vorrete darmi.

 

Gentile Signora,
"esagerare", me lo suggerisce il dizionario Garzanti, significa "uscire, a fatti o a parole, dai limiti della verità, della giusta misura".
Secondo Suo marito Lei esagera la situazione e secondo Lei Suo marito esagera nelle attenzioni verso la piccola.
Personalmente mi chiedo se si possa esagerare nell'amore e nell'attenzione. L'amore e l'affetto non possono avere dei precisi confini o contorni o limiti dai quali si può uscire in un'ingiusta misura, perché una delle caratteristiche dell'amore e dell'affetto è proprio l'eccedenza: l'eccedenza che si dona a chi si ama.

Una seconda questione che pone: si possono amare due bambine allo stesso modo? La risposta dipende in gran parte dalla definizione che attribuiamo al termine amore. I concetti di amore e di affetto sono meravigliosamente complesso e non basterebbero libri o addirittura vite per parlarne sufficientemente. Qui dunque solo alcune riflessioni: l'amore e l'affetto possono essere fatti di modi e di componenti: di coccole, di parole, di sguardi, di comprensioni verbali e non verbali, di valorizzazioni, di sostegno cognitivo-intelettuale, emotivo-affettivo, di ..., di ..., di...

L'amore per le bambine, sia da parte Sua che da parte di Suo marito, può dunque avere moltissime componenti e lo si può donare e dare avvalendosi:

* in diverso modo della stessa componente (esempio: la stessa componente "sostegno emotivo-affettivo" può essere espressa nel modo delle coccole e/o nel modo dello sguardo e/o nel modo verbale, ecc.)
* in modi diversi e di diverse componenti che però sono sempre complementari tra di loro. Un esempio: se la grande tornasse depressa dalla scuola, le reazioni da parte di chi ama la bambina grande potrebbero essere diverse: coccole, comprensione emotivo-affettiva verbale, ragionamento cognitivo-intellettuale, ecc.

Chi si azzarda a giudicare quale modo e quale componente dell'amore in un determinato momento sia la più giusta? L'amore è caratterizzato proprio dalle sue mille sfaccettature e ovviamente non tutti lo doniamo avvalendoci dalle stesse sfaccettature. Probabilmente si ama una figlia di 10 anni con determinate sfumature visibili mentre con una figlia di 4 anni probabilmente l'amore si evidenzierà ricco di altri aspetti visibili. Non si può paragonare l'essenza dell'amore tramite i soli fenomeni visibili, e ancora, non si possono paragonare i molteplici fenomeni visibili dell'amore, giudicandoli e valutandoli più o meno validi. Non si può dire: "Tu devi amare così o così". Il dono dell'amore è un dono strettamente individuale.

Abbiamo finora parlato del "mittente" dell'amore. Ma c'è un'altra importantissima variabile da tenere in considerazione: il destinatario dell'amore. Come sono diverse le persone che amano e come sono diversi i modi e i componenti dell'amore, così sono anche diversi i modi di ricezione dell'amore. Lo stesso identico amore ovvero lo stesso identico dono può essere accolto in modo diverso dai diversi "destinatari". E' chiaro che l'amore si può esprimere anche in una certa complicità, ma non è assolutamente il grado di complicità che attribuisce all'amore più o meno valore. Ho introdotto il concetto di complicità perché mi pare naturale che una madre, "femmina più grande", abbia una diversa complicità del padre nei confronti della propria figlia di 10 anni, "femmina più piccola". La complicità a volte si caratterizza come un qualcosa da difendere contro gli attacchi dall'esterno. Lei scrive che interviene in difesa della più grande, quando quest'ultima viene sgridata, secondo Lei, ingiustamente. Lungi dal poter giudicare l'eventuale "ingiustizia", inviterei Lei e Suo marito a creare insieme dei codici comportamentali da proporre in famiglia, soprattutto alla bambina più grande, ai fini di coordinare maggiormente i vostri interventi educativi nei suoi confronti; in questo modo si previene la possibilità che un genitore sgridi la figlia per un fatto non ritenuto criticabile invece dall'altro genitore. E' meglio che all'inizio cominciate ad intendervi su un solo punto o codice comportamentale (o regola) da proporre alla figlia, ma che siate coerenti nell'esigere il rispetto di questo e che valutiate insieme eventuali reazioni da adottare qualora si ponessero dei problemi.

Vorrei brevemente accennare ad un altro concetto a mio avviso rilevante della Sua lettera: il concetto di colpa. Lei scrive che la figlia grande viene dal padre "sgridata e colpevolizzata per colpa della più piccola". Se ho capito bene, secondo il papà la colpa è della grande, e secondo Lei, la "presunta" colpa della grande è "in verità" la colpa della piccola. Questo circolo vizioso delle colpevolizzazioni reciproche è una delle spirali più controproducenti nei sistemi familiari. Occorre uscire da questo cerchio chiuso, da questo vortice di accuse e colpe moltiplicate, verbali o non verbali che siano. L'unica "colpa" che hanno le figlie, la più piccola e la più grande, è quella di esistere e quella di essere amati, naturalmente in modo diverso, da padre e madre. Ma sono convinta che Lei voglia convenire con me sul fatto che sia molto più opportuno parlare di fortuna di esistere e di essere amati, piuttosto che di colpa. Nonostante tutti gli sforzi di coordinarsi in quanto genitori delle stesse figlie, occorre sempre tenere presente, come ho cercato di esporre, che l'amore di una persona è un dono strettamente individuale e che, oltre tutto, può venire accolto dai "destinatari" in diverso modo. L'uomo-marito-padre e la donna-moglie-madre amano come amano. Quando i figli crescono, spesso anche i genitori crescono insieme a loro.
Prendetevi per mano, Lei e Suo marito, per donarvi il coraggio gioioso di "crescere" insieme.

 


copyright © Educare.it - Anno I, Numero 6, Maggio 2001