Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 6 - Giugno 2024

Madre e figli

Sono la mamma di due bimbi: un maschietto di 8 anni che, a detta di tutti, e' tranquillo, riflessivo,.. accomodante e una bimba di 4 che...è tutto l'opposto: vivacissima, puntigliosa e per niente ubbidiente.
Ormai non mi chiedo più il perché della loro differenza: sono così e basta. Il maschietto, in realtà, non è così accomodante come sembra nei confronti della sorella perché vedo che non passa sopra a niente di quello che fa o dice di sbagliato ( forse sarà un po' geloso?), mentre la piccola lo vede come un DIO.
Tutto sommato si vogliono molto bene, ma la bimba è veramente difficile da gestire: quello che ha in testa lei fa. Vi chiedo, cortesemente, se potesse darmi dei consigli pratici da adottare nei confronti di questo carattere molto deciso della mia bambina per poter rasserenare gli equilibri familiari di certi giorni " di fuoco" e per rendere " un po' più facile il difficile lavoro di genitore.
Vi ringrazio anticipatamente.

 

Cara Signora Serena,
certe volte, quando leggo le richieste di consulenza che mi pervengono, non desidererei niente di più che potermi "trasferire" fisicamente", almeno per un attimo, direttamente nei contesti originanti le stesse richieste, per poter assistere "di persona" ad almeno una situazione pratico-reale che esprime i meccanismi relazionali esistenti, al fine di poterli commentare più adeguatamente o al fine di poter dare dei consigli più utili.
Così mi sta succedendo ora, tenendo la Sua lettera in mano e che cerca di spiegare molte cose, ma in modo generico.

La Sua lettera mi sembra "leggera", una lettera che non voglia pesare, una lettera che preferisce sussurrare e che non voglia gridare a voce alta, come se avesse paura di spaventarsi di se stessa. Non ho molte cose pratico-concrete in mano che mi permettono di darLe dei consigli pratici che Lei mi chiede.

* Ho in mano una lettera, le cui parole mi fanno presupporre che Lei sia una madre molto sensibile e riflessiva.
* Vedo un ragazzino, a volte accomodante, probabilmente a volte anche opportunista, giudice "paterno" (forse a volte severo) delle azioni della sorellina.
* Vedo la sorellina, determinata e decisa di attuare immediatamente le proprie intenzioni, e che ha anche un suo "dio" (giudicante, temibile e imitabile): suo fratello grande.
* Non vedo il padre e non vedo le caratteristiche relazionali tra Lei e il padre, le quali rappresentano sempre un modello, anche se non immediatamente imitato, per lo meno osservabile dai figli e perciò di una rilevanza da non sottovalutare.

Ho cercato di integrare dei consigli generici, sperando che possano in qualche modo esserLe utili o almeno contribuire a una complementare consapevolezza :

* Provi a verificare i codici comportamentali (regole) da rispettare presenti nel sistema familiare: quali e quanti sono, chi li ha eretti a codici, da chi sono stati condivisi o no, quali sono le reazioni adottate o da adottare in caso di non rispetto dei codici.
* Lei-madre, provi ad osservarsi e ad ascoltare la Sua voce che ha in capitolo: è una voce che tende a sussurrare o è una voce che tende a spaventarsi di se stessa mentre grida o urla o parla semplicemente a voce alta?
* E' preferibile proporre ai figli un codice comportamentale (regola) solo e la relativa chiara definizione ed esplicazione di esso e delle conseguenze che devono trarre nel caso di non adempimento dello stesso, piuttosto che proporre tante regole la cui eventuale non-osservanza da parte dei figli potrebbe provocare reazioni da parte Sua non prevedibili per i figli.
* Per quanto riguarda le dinamiche relazionali tra i figli, stabilisca dei confini chiari entro i quali decide di non (!) intervenire. I vissuti tra fratelli hanno bisogno di un loro spazio autonomo, che può essere fatto anche di giornate "di fuoco".
* Per le madri, generalmente, non è facile non intervenire come "giudice" benevolo durante certi meccanismi relazionali che si instaurano tra due fratelli. E' un'arte riuscire a non mettersi sempre in prima fila come spettatrice/osservatrice, ansiosa di venire in soccorso o in difesa dell'una o dell'altro dei fratelli, oppure permanentemente intenta a vestire il ruolo di "giudice conciliatore".
* Stabilisca però anche i confini, chiamiamoli fraterni, oltre i quali Lei-madre intende invece intervenire, perché lo ritiene opportuno ai fini di proporre determinati modelli comportamentali che Lei ritiene assolutamente prioritari.

Qualora le regole fossero individualizzate, cioè qualora gli interventi di fronte al figlio grande fossero del tutto diversi da quelli adottati per la piccola, il mio consiglio è quello di esplicitare il motivo della differenziazione agli stessi figli. Il motivo, più che l'età o il genere, dovrebbe riferirsi alla diversità della loro personalità autonoma. Se la regola per il ragazzo di 8 è questa, non lo è per il fatto che sia più grande o per il fatto che sia maschio, ma perché è un'individualità personale propria. Analogamente, se la regola per la bambina di 4 anni è questa, lo è per il fatto che è un'individualità personale propria, e non necessariamente perché è più piccola o perché è femmina. Questo suggerimento può essere utile al fine di prevenire inutili invidie o percezioni di "ingiustizia" tra i due fratelli.
Non è detto che le regole debbano per forza essere individualizzate. Forse ne basta una e la stessa, per il bambino e per la bambina.
L'ultima riflessione riguarda la bambina: la sua determinazione e il suo carattere deciso potrebbero in parte dipendere dalla variabile dell'età (a 4 anni il periodo della "scontrosità" in alcuni bambini è più accentuato che in altri), ma sono comunque e in ogni caso disposizioni non necessariamente da contrastare, anzi. Forse diventerà una donna sicura del suo fatto e non sarà labile di fronte alle varie influenze o manipolazioni.

 


copyright © Educare.it - Anno I, Numero 5, Aprile 2001