Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 6 - Giugno 2024

Bimbi in competizione

Sono la mamma di un bimbo di anni cinque che da quel che mi dicono le maestre della scuola materna che frequenta dimostra di essere maturo, ben inserito con gli altri bambini, che riesce a coinvolgere nelle varie attività anche bambini con problemi che a volte gli affiancano, ubbidiente, e tante altre cose belle che mi hanno reso molto felice sentire (anche perché dette da persone disinteressate).

Anche se ci sono tutte queste cose positive quando è all'asilo, quando è con mamma e papà non sempre è così. La cosa che mi dà più fastidio ultimamente, e che né io, né mio marito, siamo ancora riusciti ad affrontare con risultati soddisfacenti è questa: usciamo spesso con una coppia di nostri amici che hanno un bimbo della stessa età del nostro e che frequenta la scuola materna nella stessa classe. Quando si trovano al di fuori della scuola materna, con noi genitori non perdono occasione per litigare, provocarsi a vicenda e l'amichetto anche ad usare le mani e i piedi.

Premetto che l'amichetto è un bimbo molto introverso, che difficilmente lega con gli altri bambini e le mani non perde occasione di usarle anche con gli altri, (spesso per motivi stupidi penso per un bimbo della sua età: ad esempio perché gli altri bambini usano i suoi giochi o perché rovinano il suo buco in spiaggia anche se inavvertitamente ecc.) anche se preferisce il mio, che meglio reagisce alle sue provocazioni con provocazioni verbali.

Il mio è un bimbo che riesce ad avere un buon rapporto con quasi tutti i bambini (anche se i momenti di crisi e di capricci li ha anche lui), riesce a fare amicizia e ad inserirsi con gli altri da solo, e le provocazioni verbali che con l'amichetto si trasformano in botte, con gli altri bambini spesso sono un modo per cominciare a giocare.
A parte il fastidio di avere due bambini che litigano in continuazione, la cosa che mi dà ancora più fastidio è il fatto che i genitori dell'amichetto spesso non fanno niente per fermare il loro bambino dall'usare le mani (forse perché il loro molto più aggressivo del mio è sempre quello che le dà agli altri).

Sia io che mio marito stiamo attraversando un momento di indecisione su come affrontare il problema, perché non sappiamo cosa sia meglio fare. Se sia meglio parlare con i nostri amici dicendogli chiaramente quello che vorremmo (che il loro bambino la smettesse di usare le mani), soluzione che non piace però a mio marito forse perché come me non sa che parole usare. Se fare in modo che anche il nostro bambino risponda con più aggressività alle provocazioni dell'altro (cosa che per altro io lo ho già invitato a fare, sperando che i genitori dell'altro vedendo che anche il loro bambino prende le botte gli mettano dei limiti. Devo dire che però questa soluzione non è quella che più mi piace, anche se è la più istintiva, perché non vorrei che diventasse un violento anche mio figlio).
Vorrei tanto ricevere da voi un consiglio su come comportarmi, sia per il bene dei bimbi, sia per non rovinare l'amicizia con i genitori che, forse proprio perché non è un'amicizia ancora non molto ben consolidata (ci frequentiamo da circa un anno e mezzo), in queste occasioni è messa a dura prova.

 

Cara signora,
ho voluto pensarci e ripensarci alla sua lettera perché il problema in sé mi è parso davvero piccolo e transitorio ma assolutamente delicato nella gestione relazionale tra voi adulti.
Allora dopo tanto pensare ho capito che questo piccolo inghippo poteva e può diventare per voi una buona occasione di crescita personale e una grande grandissima occasione per costruire un'amicizia vera ricca di quel senso di libertà che deve avere l'amicizia per essere autentica.
Ho capito che i vostri bambini senza saperlo offrivano a voi genitori un'occasione per diventare migliori. Non sciupate tutto ciò. Così come ne avete parlato a me. con lo stesso tono umile e sincero confrontatevi con i vostri amici raccontategli anche i vostri timori e le vostre paure nel farlo ma ponetevi con loro in discussione.
Chiedete loro "secondo te perché? tu cosa ne pensi? hai notato anche tu?... ". Non ve ne pentirete credetemi e la soddisfazione vi ricompenserà della fatica che farete.

 


copyright © Educare.it - Anno I, Numero 8, Luglio 2001