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Rapporto padre divorziato/figlio 15enne

Sono un padre divorziato che si e' staccato da suo figlio quando lui aveva 3 anni.
Sono passati 11/12 anni e tutto e' andato abbastanza bene soprattutto (penso io) per il buono e civile rapporto portato avanti dalla mia ex moglie (che convive da 5 anni con una persona insieme a mio figlio) ed il sottoscritto.

I problemi tra mio figlio e me sono cominciati da un anno a questa parte in concomitanza dell'evidente sviluppo suo e dell'inizio di un nuovo rapporto con una compagna avente, a sua volta,
due figli (7/9 anni).

Prima di allora e' sempre andato tutto bene ,dimostrazioni di affetto da parte sua quotidiane e tantissimi altri particolari che mi dimostravano unione con mio figlio. Col passare del tempo pero' tutto ciò si e' molto affievolito con difficoltà nel vedersi ed evidenti sfoghi di rabbia repressa nei miei confronti esternati pero' alla madre.
A parte la difficoltà nel riuscire ad organizzare una giornata che va aldilà del portarlo a basket piuttosto che andare a mangiare dai nonni paterni, non riesco più a "parlare" con lui e capisco che non gradisce più tanto uscire o fare qualcosa insieme a suo padre.

Sono convinto che, visto anche il momento critico dato dall’età, stia prendendo coscienza di ciò che e' stato della sua famiglia, ma, oltre a cercare comunque di stargli vicino e fargli capire che ci sono sempre stato e sempre ci sarò, non so più come comportarmi, cosa dire, cosa fare.
Per me questo è un grosso problema e farei di tutto pur di far stare meglio mio figlio.
Vi chiedo aiuto.


Gentile sig. Carlo
credo di poter comprendere il suo stato d’animo, se non altro per il fatto di aver sperimentato di persona la difficoltà di instaurare una relazione significativa con un figlio adolescente.
Si tratta di un passaggio impegnativo per la maggior parte dei genitori, forse più difficile per coloro che si trovano alle spalle una storia familiare segnata da discontinuità, come nel suo caso.
Vede, l’adolescenza è il tempo in cui i ragazzi si fanno i propri schemi sul mondo che li circonda. Si tratta di “cornici mentali”, che solo in parte hanno la forma di concetti definiti, che essi cominciano ad utilizzare per comprendere, valutare e giudicare se stessi e gli altri. La rigidità è spesso la caratteristica di questi schemi, che solo il tempo e l’esperienza renderà più flessibili ed adeguati alla reale comprensione delle persone e degli eventi.
Da quanto scrive, è possibile che suo figlio, nella fase “fisiologica” di maggior distanziamento dai genitori propria della prima adolescenza, non riesca a comprendere ed accettare la presenza di una nuova compagna e dei suoi due figli.
Posso affermare che si tratta di una dinamica comprensibile, rispetto alla quale probabilmente chi soffre di più – o con maggiore consapevolezza – è proprio lei: alla fine della sua lettera lo ammette chiaramente (per me questo è un grosso problema) ma vorrei che provasse a riflettere sul fatto che quello che lei sta cercando non è di far star meglio suo figlio ma se stesso.
Cosa fare, dunque? Le garantisco che non esiste un “modo giusto” per far migliorare le relazioni, molte sono le variabili in campo, a partire dalle caratteristiche delle persone; non conoscendole, devo limitarmi ad alcune indicazioni di carattere generale.
Potrebbe essere utile un tempo di attesa paziente, un po’ come stare alla porta, bussare in modo discreto in attesa che il suo ragazzo decida di aprirle la porta. Un atteggiamento così comunica rispetto e desiderio di incontro. In secondo luogo, la invito a non perdere alcuna occasione di esprimere apprezzamenti e conferme: all'età di suo figlio si ha particolarmente bisogno di avere accanto una persona positiva, che incoraggia a crescere, che è indulgente e comprensiva di fronte agli insuccessi ed alle sconfitte; di una persona così si impara a fidarsi. Infine provi a cercare un ambito di interesse che possa accomunarvi: può essere uno sport, una passione o qualsiasi altra cosa che vi permetta di avere un “luogo” di relazione diverso da quello legato ai ruoli padre-figlio. Coltivi questo ambito con ritualità, in modo che entrambi vi possiate abituare all’idea che, nell’arco della settimana, c’è un momento speciale che vi aspetta e che vi permetterà di incontrarvi.

 


copyright © Educare.it - Anno XI, N. 6, Maggio 2011

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