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Insicurezza nei rapporti sociali

Mio figlio Jacopo ha 4 anni e mezzo.
Da circa 3 anni viviamo in Germania, ma mia moglie, tedesca, ha sempre educato nostro figlio al bilinguismo e il bambino e' in grado di utilizzare gia' entrambi le lingue e di comunicare con i coetanei. Da circa un anno Jacopo frequenta l'asilo del piccolo villaggio in cui viviamo. Dopo qualche mese sono sorti i primi problemi, con un grosso cambiamento nel comportamento e nel grado di partecipazione del bambino, problemi che si sono sempre piu' acutizzati sino a divenire "urgenti", nel corso di quest'anno.

Jacopo mostra dei grossi sbalzi umorali. Nei momenti critici diviene irascibile, non partecipativo, crea disturbo alle attività degli altri bambini che chiaramente tendono, per difesa, ad isolarlo. Come reazione all'isolamento Jacopo insiste sui suoi comportamenti, aumentandoli. Le maestre ci parlano di un bambino vivo, autonomo, capace, ma dotato purtroppo di una forma latente di insicurezza, di scarsa fiducia e autostima, che lo mettono in difficoltà, specie nel momento di sviluppare relazioni sociali e interpersonali. A questa difficoltà, ci dicono, reagisce con questa chiusura attiva.

Quest'anno ha incontrato nella classe un bambino di un anno piu' grande di lui, di cui possiede grande stima, e che, abbiamo scoperto, considera l'unico amico, ma che purtroppo si impone a lui come leader. Insieme assumono spesso comportamenti sgradevoli, di sfida, di rifiuto, di non partecipazione, e insieme condividono le "punizioni" che le povere maestre debbono a volte, loro malgrado, impartire. A casa Jacopo e' un bambino attivo, grande disegnatore, grande sognatore, grande lettore di libri illustrati. Mostra segni di insofferenza per la sorella, piu' piccola di due anni, ma cio' sempre in quelli che crediamo siano i limiti della normalita'.

La sua insicurezza e' a volte evidente nelle piccole crisi che attraversa, anche a casa, dove per i motivi piu' semplici puo' diventare disperato, piagnucolante, ossessivo. Ma comunque resta un bimbo in grado di maturare con autonomia le sue tappe. Spesso desidera farlo lontano dai riflettori, in solitudine, ma con grossa caparbieta'. Ha imparato da solo, per esempio, ad andare in bicicletta, a fare capriole e salti in piscina, a dondolarsi sull'altalena, ed e' meraviglioso vederlo impegnato, nei suoi tentativi, anche se all'inizio sono accompagnati dalle "lagne" piu' inconsolabili. Di punto in bianco, una mattina, decise di abbandonare il suo pannolino e da quel giorno ha sempre controllato benissimo le sue pipi, altrettanto ha fatto con il succhiotto.

Siamo due genitori molto uniti ed entrambi trascorriamo, per nostra scelta, molto tempo con i figli. Con Jacopo trascorro gran parte della mia serata e dei miei week-end, insieme disegniamo, costruiamo spade di legno, armature medievali e astronavi di cartone. Altrettanto fa' mia moglie e non abbiamo mai trascorso una notte, entrambi, lontano dai nostri figli. Siamo due genitori dialettici, parliamo di tutto davanti a Jacopo, pratichiamo solo una piccola forma di censura protettiva per gli argomenti piu' scabrosi, ma non nascondiamo i nostri sentimenti e se abbiamo una divergenza, una lite, non ne facciamo il mistero, poiche' ci piace anche riconciliarci, davanti ai nostri bambini. Nei momenti di tensione, qualcuno puo' perdere la calma, diventare impulsivo, si urla un po', ma passato lo sfogo, la calma viene recuperata in pochi minuti.

Dei due sono certamente io il piu' insicuro, il piu' emotivo, e questa e' sempre stata una caratteristica della mia personalita', su cui mi sono sempre impegnato, ma purtroppo non sempre con risultati soddisfacenti. Le mie domande sono semplici, nel momento in cui i sensi di colpa cominciano a farsi sentire: da dove puo' nascere questa insicurezza nelle relazioni sociali, come la si puo' correggere, quali passi devo fare verso il bambino per sostenerlo attivamente nel suo modo di affrontare gli altri, quali atteggiamenti devo io evitare per aumentare invece questo disagio, e perché' il bambino solo invece, mostra sicurezza, tenacia?

Vi ringrazio infinitamente.

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Caro signor Paolo,
lei sa bene che la nostra terra beve dai laghi e dai fiumi che l'attraversano, ma molta parte della nostra terra viene alimentata da rivoli e fiumi sotterranei che scorrono nascosti e offrono acqua e nutrimento alle piante e agli alberi. Proprio quell'acqua così nascosta è spesso la fonte di salvezza per i nostri boschi e i nostri prati. Pare quasi una magia.

Caro Paolo, anche i bambini hanno dei poteri magici!
Al di là di quello che noi adulti facciamo o diciamo, hanno il potere di sentire quello che noi proviamo! I bambini sentono, percepiscono in modo inconscio o inconsapevole, entrano a contatto con la nostra parte più profonda, più nascosta, più mascherata e qualche volta la portano fuori per aiutarci a crescere o per proporci un dialogo. C'è un livello della comunicazione, verbale, corporea, mimica, emotiva, che supera le barriere della superficialità per trasformarsi in una comunicazione più intensa e profonda. Per fortuna dovremmo dire, perché ci sono sentimenti, sensazioni, percezioni, o pensieri così difficili da comprendere dalla nostra mente e da dire, che spesso solo la comunicazione profonda ci può aiutare. Ad esempio, lei signor Paolo, che ama così tanto sua moglie, si sarà trovato mille volte senza parole a sufficienza per descrivere il suo sentimento e mille volte si sarà arrabbiato contro i limiti stretti e rigidi del nostro linguaggio perché, per quanto cercasse, non riusciva a trovare parole così intense come il sentimento d'amore che voleva comunicare.

Allo stesso modo il suo delizioso bambino.
Jacopo è un bambino dall'anima grande perché dialoga a lungo con se stesso disegnando, leggendo, sognando, giocando ed impegnandosi da solo nelle faticose prove della crescita. E' un bambino con un grande mondo interiore, forse come il papà. Ma in un mondo così vasto e ricco quando si è piccoli a volte pare di perdersi. Altre volte tutto sembra così tanto grande da provarne paura. Ci sono così tante cose che non si sa più quale sia quella giusta ed allora si fa gli sciocchi, si provoca, ci si arrabbia, oppure si piagnucola e ci si lamenta. Lei ha mai letto "Novecento" di Alessandro Baricco? Glielo consiglio Paolo. E' un piccolissimo romanzo che racconta della paura di un uomo di fronte all'infinito. Che cosa mai le sto dicendo? Le sto dicendo che Jacopo sta sperimentando la sua stessa insicurezza, sta provando la paura che lei da bambino ha provato. Jacopo sta cercando delle risposte ed ha bisogno di lei come padre che attraverso il gioco o le storie gli racconti come ha fatto a stabilire un patto con queste paure e queste insicurezze. Jacopo ha bisogno di essere contenuto con dolcezza e comprensione.

Lei allora signor Paolo, deve ringraziare dentro di sé suo figlio per avere oggi con il suo comportamento proposto a lei una riflessione così importante. Ma deve anche trovare la forza di offrirsi come sponda oltre la quale non si può andare, come il limite, come la regola da rispettare, cascasse il mondo...da rispettare. Lei fa bene a giocare con Jacopo ma al tempo stesso impari a dire dei no con amore. Giochi a dei giochi dove vi siano regole da rispettare chiare e precise. Mi raccomando, signor Paolo, non imbrogli per far vincere Jacopo! Infine, un pensiero di affetto e simpatia per la dolcezza e l'amorevolezza che lei nella sua lettera testimonia.

P.S. Dimenticavo. I sensi di non colpa non servano a niente! Non sono utili a noi e sono dannosi per i nostri bambini! Quando li sente arrivare... li mandi al diavolo!

 


copyright © Educare.it - Anno I, Numero 1, Dicembre 2000

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