- Categoria: Insicurezza, timidezza, paure
Regressione o richiesta di attenzione?
Salve e complimenti vivissimi a tutto lo staff per la cura nelle risposte ai quesiti di noi... genitori preoccupati (fortunatamente, a volte per cose da poco!).
Vado subito al sodo. Siamo due coniugi separati con un bimbo di 27 mesi. Siamo separati da circa 6 mesi, e vedo mio figlio con una frequenza bisettimanale alla sera (in cui lo faccio cenare) ed a fine settimana alternati. Il nostro cucciolo sin dalla fase post-svezzamento è sempre stato refrattario al cibo, ora siamo giunti a più di 2 anni e mezzo ed ancora viene nutrito (imboccato) con pappe e/o pasta piccolissima. Se proponiamo piccole varianti di sapore e/o pastina che lo invoglino a masticare, chiude la gola provocandosi (almeno questa è l'impressione) dei conati di vomito. Netto il rifiuto di cibarsi in maniera autonoma.
Viene seguito da un omeopata, per la assoluta fiducia che la madre ripone nelle cure alternative, ma devo riconoscere che ha imparato bene a delineare il suo profilo comportamentale. A vederlo non dimostra la sua età , pesa circa 13kg, non è scheletrico ma direi piuttosto di una-due taglie inferiori ai suoi coetanei. Porta ancora il pannolino. Comunica parole ed inizia ora ad articolare frasi di senso compiuto. Quando è con me cerco di portarlo fuori spesso e di fargli scoprire il mondo circostante, sembra però che "gli altri" gli siano indifferenti e l'effetto più frequente è quello di smettere di parlare in presenza di estranei o membri di famiglia (nonni, cugini).
Spesso si rifugia in braccio al sottoscritto. La madre adotta ancora in modo diffuso il "baby-talk" a volte in maniera un po' esasperata e lo tiene spesso in braccio, per non parlare del ciuccio. Non lega con gli altri bimbi... è come se fossero trasparenti. Stasera ha rifiutato di mettersi a camminare (nessun incidente durante la giornata, riferisce l'asilo nido), portato al pronto soccorso per un controllo ortopedico, gattonava, se stava in piedi pareva zoppicare ora con la gamba dx, ora con la sx, ma mai in maniera sistematica. Tutti questi fattori potrebbero denunciare uno stato iniziale di regressione o di una particolare richiesta di attenzione? Premetto che da più di un medico è stato definito "molto arguto e curioso", aggiungo anche che ha una memoria di ferro ed è meravigliosamente affettuoso. Grazie e scusate la sinteticità.
Gentile signore,
ho letto attentamente ciò che mi scrive su suo figlio, nessun bambino nasce timido. Ma ha probabilità di diventarlo se ha un temperamento iperemotivo, se a questa particolare vulnerabilità emotiva, per la giovane età del bambino, si aggiungono atteggiamenti genitoriali, da parte della madre, di iperprotezione fino ad arrivare al baby-talking, il bambino si ritirerà sempre più dal rapporto con l'esterno.
Anche il "ricatto" inconsapevole che suo figlio mette in atto con il mangiare, arrivando a vomitare ciò che non gli aggrada, è un modo per evitare di affrontare esperienze nuove. Io non mi preoccuperei eccessivamente del peso, anche perché ogni bambino ha una propria struttura e metabolismo che essi regolano perfettamente da soli.
Non si tratta quindi di indurre il bambino ad affrontare le situazioni con incitamenti diretti, ma di aggirare i suoi timori, senza sostituirsi a lui, incoraggiandolo gradualmente a superare le sue resistenze; un po' come si fa con un bambino che ha paura dell'acqua. Si comincia a passeggiare con lui sul bagnasciuga, a giocare con gli spruzzi, in modo da rendere più familiare e meno minaccioso l'elemento sconosciuto, trasformandolo da nemico ad amico. Allo stesso modo si può indurlo ad avvicinarsi a poco a poco, con cautela, a tutto ciò da cui tende a ritrarsi, così che possa verificare da solo come le sue paure siano alimentate dalle sue stesse emozioni, più che della realtà esterna.
copyright © Educare.it - Anno I, Numero 8, Luglio 2001

