- Categoria: Insicurezza, timidezza, paure
Problemi nei rapporti sociali
Sono in cerca di aiuto per mio figlio e così ho trovato questo sito, per il quale vi faccio i complimenti.
Il problema è quello che ho accennato nell'oggetto della e-mail: mio figlio non riesce a mantenere un rapporto sociale soddisfacente quasi con nessuno.
Mi sembrava, fino a circa un anno fa, che fosse abbastanza bene inserito con i compagni di classe: spesso veniva invitato e spesso lo invitavamo noi qualche compagno. Da circa un anno gli inviti da parte degli amici sono praticamente cessati e, per motivi familiari gravi, anche noi abbiamo cessato di invitare bambini a casa.
Gioca a calcio dall'età di 5 anni e sembra che sia l'unico campo dove riesce pienamente ad esprimersi, senza il problema di essere accettato o giudicato.
Siamo stati in vacanza in campeggio durante l'estate ma non è riuscito a fare amicizia con nessuno, sembra che rifugga soprattutto il contatto con i bambini della sua età.
Prima di partire per il campeggio ha provato a fare un soggiorno estivo in montagna con un suo amico in un agriturismo tenuto dalla zia e dalla cugina di questo bambino, ma la prima sera del soggiorno mi ha telefonato in lacrime chiedendomi di tornare a prenderlo. Era assolutamente fuori di sé e gli ho promesso che la mattina dopo sarei andata a prenderlo, cosa che ovviamente ho fatto.
Ho capito dai pochi momenti di sfogo che ha avuto che non ha quasi per niente fiducia in se stesso, si ritiene l'ultimo tra i suoi compagni in ogni cosa.
Ho provato a fargli individuare i punti in cui è in grado di essere alla pari con gli altri e anche di superarli: per esempio è un grande tifoso della Juventus e sa di calcio come un giornalista, legge i quotidiani di sport ed è sempre informato su tutti gli eventi che riguardano il calcio ed altri sport. Ma lui dice che ai sui amici "non interessa" che sappia di calcio, le cose che "interessano" sono quelle che lui non fa.
Purtroppo il problema familiare grave che abbiamo avuto è stata la perdita del fratello di mio marito per un tumore al cervello.
Mio figlio ha assistito a tutta la malattia e dunque è chiaro che il problema possa venire da questa tremenda esperienza che ha segnato tutti noi. Mio marito è divenuto irascibile e io ho probabilmente tralasciato i mie impegni con i bambini presa dal grande dolore che ho provato.
Ma ora vorrei cercare di fare qualcosa per alleviare la sofferenza di mio figlio almeno al livello più superficiale.
Pensavo ad un centro di drammatizzazione o arteterapia, per questo chiedo il vostro aiuto.
Gentile signora,
ho letto con molta attenzione la sua lettera e non le nascondo anche con molta partecipazione.
Spesso la vita ci costringe ad affrontare prove pesanti senza risparmiarci, però, lo spettacolo di quello che accade mentre siamo impegnati in quest'inevitabile incombenza. Così i pesi si moltiplicano giungendo a farci pensare che per ogni peso portato qualcosa o qualcuno si è perso, trascurato, inflazionato, dimenticato. Difficilmente ci concediamo di pensare che educare alla vita passa anche dal mostrare come noi stessi la si affronta, la s'interroga, la si ama, la si odia, la si piange, la si elabora, la si fraintende, la si dimentica.
Nello scorrere la e-mail inviataci ho percepito una certa preoccupazione per il suo bambino, che da un anno a questa parte le sembra mostrare problemi di relazione, e la paura di essere stata, in qualche modo, responsabile.
Gli esempi riportati, per inquadrare la situazione, mi hanno permesso di mettere a fuoco alcuni aspetti e di aprire delle zone di riflessione su altri.
Innanzi tutto la sua definizione del problema in termini di "ha rapporti soddisfacenti quasi con nessuno" mi ha spinto alla ricerca, durante la lettura, di situazioni o esempi che offrissero l'opportunità di comprendere cosa intendesse per rapporti soddisfacenti, chi fosse questo "nessuno" e chi fossero coloro con cui il bambino mantiene rapporti soddisfacenti.
Grazie quindi alle sue descrizioni ho potuto prefigurarmi un bambino che, in questa fase della sua vita, manifesta un forte bisogno d'attaccamento/presenza alla famiglia, una tendenza a mantenersi distante dalla frequentazione dei coetanei, il bisogno di comprendere quali significati sprigiona la sensazione di distanza tra se e gli altri in termini di conferma di se, di ricerca di senso nella relazione, di competenza relazionale.
L'esperienza di forte sofferenza che ha vissuto con suo marito, inevitabilmente condivisa con i figli, viene da lei individuata come possibile causa del disagio del bambino. La sofferenza assorbe sempre tante, troppe, energie e spesso si è costretti a racimolarle sottraendole ad altri ambiti.
Certo è plausibile che il piccolo si sia ritrovato in una situazione difficile che a sua volta lo ha posto a considerare da un nuovo punto di vista alcuni importanti temi quali:
* la relazione con i propri fratelli
* la relazione con le persone a cui si vuole bene
* l'incertezza nei e dei rapporti
* la sofferenza per i propri genitori e il desiderio di aiutarli
* la paura di perdere i genitori
* la paura di perdere i fratelli
* il bisogno di comprendere ed elaborare il senso dell'esperienza che vive
* l'insicurezza, la paura, la competenza
* la diversità tra sé e i coetanei
La gestione di questi temi, tutti o in parte, in modo più o meno consapevole, possono averlo accompagnato sino ad oggi e aver condizionato il suo modo di relazionarsi.
Voi genitori avrete fatto un'esperienza simile, anche voi sarete stati raggiunti da preoccupanti interrogativi e probabilmente non molto diversi da quelli del vostro bambino, e anche per voi qualcosa sarà cambiato in seguito a quest'esperienza: per esempio i significati che sostanziano le relazioni tra voi e il mondo, tra voi e la famiglia, tra voi come madre/padre e moglie/marito.
Può essere utile cogliere un'analogia tra quello che sta accadendo o è accaduto a voi genitori e quello che sta accadendo al bambino.
I cambiamenti non sono mai indolori e alcune esperienze che fanno soffrire sono spesso esperienze che si possono trasformare in opportunità di crescita. E anche crescere non è mai indolore. Crescere significa cambiare il rapporto col proprio modo di conoscere, vedere, vivere la vita, attribuire significati, relazionarsi.
Le suggerisco dunque di affrontare questo momento agendo un ribaltamento d'ottica: considerare cioè quello che accade al bimbo come un segnale di ricerca di nuovo equilibrio, di ricerca di un nuovo modo di stare insieme. E la ricerca, si sa, porta sempre a nuovi modi di vedere, a nuove esperienze, a nuove resistenze e paure, a nuovi bisogni di relazione, a diversi tipi di relazione.
Agire un ribaltamento d'ottica significa tematizzare (farne tema insieme) con il bambino questo momento della sua vita a partire dal tematizzare l'esperienza di relazione che (in famiglia, tra genitori, genitori e figli, figli e figli) si condivide. Significa restituire una valenza educativa a quanto accade incominciando dal riconoscere, come genitori prima e con i figli poi, quali sono i significati veicolati dall'esperienza vissuta, quali segni lascia, come caratterizza la relazione.
Significa chiedersi, nel caso specifico, quanto si è in grado in questo momento, come genitori, di dare il via ad azioni che veicolino e recuperino i significati della socialità, azioni come invitare vostri amici, ad esempio.
Gentile signora, sono convinta che proporre al bambino l'arteterapia o la drammatizzazione possa essere un'opportunità interessante pur che si riesca a mantenere sempre viva la consapevolezza della parzialità dell'intervento e dei nuclei che può trattare. La relazione educativa nella quotidianità non può essere sostituita da altre situazioni, può essere integrata, arricchita, sviluppata, intralciata ma non sostituita.
"Perché mi proponi queste esperienze?", "A cosa possono servirmi ?", "Come possono servire al nostro rapporto, al mio problema ?", sono alcuni degli interrogativi che sottendono l'inevitabilità del bisogno di significazione di quanto si sta proponendo nella relazione.
In conclusione le suggerirei di:
* Provare a tenere monitorato il problema di relazione che ha individuato utilizzando uno strumento come quello del diario giornaliero per un periodo sufficiente a raccogliere dati rilevanti. Questo per definire meglio il problema, orientarsi negli interventi educativi da mettere in atto, e valutare eventuali interventi specialistici (pediatra, psicologo, consulente pedagogico). Provi a compilare la tabella allegata per due mesi (settembre e ottobre) facendo un resoconto ogni 15 giorni delle informazioni raccolte e valutandone i significati e i nessi causali. Nella compilazione coinvolga anche le persone che ritiene significative a tale scopo.
* Provare a ricostruire l'evoluzione del comportamento del bambino. Quando è incominciato, in quali circostanze, in quali luoghi è stato rilevato (a scuola, nella squadra di pallavolo, in casa con genitori e/fratelli, in situazioni occasionali, all'oratorio) con quali caratteristiche (si rifiuta di uscire da casa, gioca con bimbi più piccoli, preferisce la compagnia degli adulti, mostra costante tristezza, svogliatezza, piange spesso, non tollera le separazioni, ...), quale visione ha il bambino di questa situazione (la vive come un problema, non la riconosce, ...).
* Provare a tematizzare con il bambino le preoccupazioni che la investono come genitore stimolando il bambino a comunicare i propri punti di vista, i pensieri, le preoccupazioni, le domande. Non è necessario, per fare ciò, mettersi appositamente ad un tavolo per parlare, le occasioni che offre la quotidianità sono incredibili: un film, un racconto, una frase detta da qualcuno, un rifiuto, un pianto, un'arrabbiatura, la richiesta di essere portato via dall'agriturismo, una metafora, un'analogia, un esempio, una carezza, un abbraccio, una sgridata.
* Provare a tematizzare con il marito e con i figli, l'esperienza condivisa di cambiamento che state vivendo in seguito all'esperienza di sofferenza, anche qui ancorandosi alle circostanze che la quotidianità offre.
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Diario giornaliero |
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Data |
Compilatore: (mamma, insegnante, papà…) |
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Cosa fa durante la giornata il bimbo |
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Quali proposte di socializzazione gli sono offerte e come risponde |
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Rapporto con i genitori |
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Rapporti con i fratelli |
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Rapporti con amici |
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Rapporti con gli insegnanti |
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Rapporto con gli animali |
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Rapporti con le cose |
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Argomenti di cui si è parlato |
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Comportamenti interessanti |
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Comportamenti preoccupanti |
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copyright © Educare.it - Anno I, Numero 10, settembre 2001

