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Timidezza insuperabile

Sono una 17enne,
con un problema che per me è divenuto insuperabile: la mia eccessiva timidezza, direi che è quasi 1 malattia, che mi impedisce di comunicare con gli altri, manifestare la mia opinione....per non parlare poi della scuola... appena i professori proferiscono il mio nome, un rossore improvviso mi assale e non capisco più nulla.
Esiste qualche rimedio qualche esercizio respiratorio? Qualsiasi cosa...la mia timidezza mi sta uccidendo.

 

Gentile signorina,
Lei parla di "problema insuperabile", ma se fosse insuperabile non sarebbe un problema. Che ci sia un problema presuppone che da una parte ci sia un ostacolo, una barriera, uno sbarramento, un blocco e che dall'altra parte ci sia una una meta, un fine, un traguardo, una meta.

Avere una meta senza intravedere alcun ostacolo interposto tra sé e la meta, significa non avere alcun problema. Ugualmente, non si ha nessuna percezione di ostacolo (barriera, blocco, sbarramento), quando non c'è una meta (traguardo, obiettivo, fine).
Un problema comincia ad essere tale perciò solamente dal momento in cui si ha un traguardo ben preciso, ma tra se stessi e la propria meta si percepisce una qualche barriera, un qualche ostacolo. In breve si può riassumere la seguente formula: Problema = meta + barriera.

Quali possono essere le soluzioni? Abbandonare la meta (competenza comunicativa, sereni rapporti interpersonali)? Non prefissarsi alcun traguardo? Superare le barriere? Sicuramente Lei avrà provato già in tutti i modi a risolvere il Suo problema. Altrimenti non ci avrebbe scritto che si tratta di un "problema insuperabile".

Problemi di lunga durata sono problemi dove meta e barriera sono costantemente e permanentemente in equilibrio. Come vede, il concetto di "equilibrio" non ha sempre accezioni positive. In questo caso si tratta di un "equilibrio patologico" dove non si può risolvere mai niente e dove non si riesce a "sciogliere" mai niente. In altre parole, l'energia che si investe per raggiungere i propri obiettivi e traguardi è, nell'"equilibrio patologico", esattamente la stessa energia che si investe per combattere le barriere, le barricate, gli ostacoli. In breve: Energia investita nel traguardo = Energia investita nella rimozione dell'ostacolo.

Il leone rinchiuso nella gabbia potrebbe dire: "Come posso risolvere un problema (la barriera della gabbia) che non ho costruito io? Non posso fare niente, assolutamente niente!!!". Ecco che la trappola si chiude e il problema diventa insuperabile e si passa dalla parte della vittima che ha le mani legate.

Invece no. Ostacoli e barriere sono creati da se stessi. Di questo bisogna acquisire consapevolezza. La propria "gabbia" è autocostruita. EMOZIONI E PENSIERI vengono spesso percepiti dalle persone come se fossero impiantati in qualche modo da fuori, da qualche entità strana, potente, misteriosa, come se cadessero giù dal cielo per "colpire una determinata vittima". Ma non è così. NOI NON SIAMO PENSATI. SIAMO NOI CHE PENSIAMO! Similmente dicasi per l'emozione timidezza: NON si è timidi perché qualcuno da fuori decide di "scegliersi una vittima", condannandola all'ergastolo del proprio destino emozionale (timidezza).

Se esiste qualche esercizio respiratorio? Non penso che possa essere una soluzione in questo momento. Al contrario, se gli esercizi di respirazione non portassero ad un beneficio immediato, la Sua convinzione del "problema insuperabile", per un'ennesima volta insuperabile, potrebbe ulteriormente accentuarsi. Non si può respirare ed inspirare tranquillamente l'aria che si sente non "l'aria di casa propria". Il leone che fa esercizi di respiro dentro la sua gabbia forse si calma, ma per quanto?

Anche Lei non può inspirare pacificamente l'aria di ambienti che percepisce invece in qualche modo "minacciosi" e pieni di "potenziali nemici" (professore, coetanei) e dove invece ci sono solo le tre possibilità dell'attacco o della difesa o o della paralisi completa.
Provi a vedere in modo meno minaccioso il professore e i giovani che manifestano la loro opinione. NON DIA A LORO IL POTERE di essere minacciosi e potenziali nemici. Essere diversi (Lei, gli altri, il professore ecc.) e avere diverse sensibilità non significa già essere potenziali nemici e di conseguenza avere le sole possibilità di reagire o con l'attacco o con la difesa o con la paralisi (paura) totale o addirittura con l'uccisione di sé stessi (prima che sia il nemico ad uccidere).

Lei scrive che la Sua timidezza La sta uccidendo.
La vittima chi è? Lei. Ma solo Lei può scegliere se essere vittima di se stessa. Non si autoproclami vittima di se stessa e passi invece alle azioni in prima persona! Allora, e solo allora potrà respirare "aria di casa Sua". E allora, sempre dentro la metafora, potrà invitare in prima persona chi ospitare a casa Sua e chi invece no, con chi vorrà parlare e con chi invece no, a chi vorrà prestare ascolto e a chi invece no, quale aria vorrà respirare e quale invece no.

 


copyright © Educare.it - Anno I, Numero 11, ottobre 2001