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A disagio con gli altri bambini

Sono un papà di 38 anni, mia figlia Elisa di 4 anni dimostra un certo disagio con gli altri bambini, segue gli altri anche se più piccoli e non riesce ad inserirsi nei giochi.

La maestra dell'asilo ha detto che Elisa qualche volta si mette in disparte ed osserva gli altri.

Abitiamo piuttosto isolati quindi non vede molti bambini, io poi sono molto timido, mi rendo conto di non essere certo un buon esempio.

Vorrei un consiglio su come poter fare per aiutarla a superare questo disagio. GRAZIE.

 

Gentile papà di Elisa,

non mi è facile offrirLe un aiuto per la situazione che espone, poiché nella Sua lettera non sono contenute ad esempio informazioni riguardo alle esperienze di socialità (familiari, amicali..) della Sua famiglia e della bambina.

Tuttavia, in base agli elementi che Lei mi fornisce e comprendendo la Sua preoccupazione, mi permetto di esprimere alcune considerazioni che spero possano offrirLe spunti di riflessione.

L'esperienza della socialità, vale a dire dell'entrare in rapporto con gli altri ed il mondo esterno, coincide per molti bambini con l'ingresso nella Scuola Materna e costituisce l'inizio di una grande avventura che durerà per tutta la vita e che richiederà continui adattamenti. Si tratta, infatti, di un processo lungo, che richiede tempo ed energie, che non è mai lineare, a volte è faticoso e che porta tante novità per il bambino ed ognuno di noi.

Elisa, in particolare, è una bambina di soli quattro anni e cioè in piena crescita, alle prese con le prime esperienze con un mondo diverso da quello familiare (rassicurante e protettivo). E' un mondo nuovo, tutto da scoprire e da conoscere, che attrae e insieme spaventa, che incuriosisce ed intimorisce, proprio perché è nuovo. Come noi adulti poi anche il bambino si avvicina alle situazioni con modi propri e differenti, in considerazione anche delle proprie caratteristiche personali e tenendo conto delle proprie emozioni (di gioia, paura..). Ogni bambino è infatti diverso: ci sono bimbi che si adattano con facilità e velocità, altri che hanno bisogno di tempi più lunghi; bambini più espansivi, altri più timidi e riservati; bambini più spavaldi, altri più sensibili... la loro diversità è la loro grande ricchezza!

Il fatto ad esempio che Elisa "qualche volta si mette in disparte ed osserva gli altri" può significare che la bambina sta prendendo tempo, che in alcune occasioni ha bisogno di fermarsi, di capire meglio ciò che le accade attorno per imparare, trovare le modalità che più le corrispondono e per riconoscere quando essere pronta.

A volte siamo noi adulti che, presi dai nostri timori e preoccupazioni, vorremmo che i nostri bambini fossero sempre pronti ad affrontare le situazioni e le difficoltà che la vita necessariamente riserva. Questo perché la fatica e la sofferenza che i nostri figli vivono in prima persona nei momenti della crescita richiamano a volte anche un nostro dolore, presente o del passato, che ci colpisce, ci disturba e che desidereremmo tanto non fosse vissuto anche da loro. Ma questo non sempre è possibile!

Nel suo caso, ad esempio, non so se il fatto di essere molto timido (come si definisce nella lettera) costituisca per Lei oggi una difficoltà (come il sentirsi soli) o possa essere stato fonte di disagio quando era bambino. Sicuramente è un elemento che, proprio perché lo vive, La rende sensibile nei confronti di sua figlia Elisa, La interroga e L'aiuta ad identificarsi con lei, cioè a comprendere le emozioni e gli stati d'animo della bambina. E tutto ciò è molto importante. Tuttavia credo anche che, per poterla veramente aiutare, sarebbe opportuno chiedersi se la Sua preoccupazione per gli atteggiamenti di Elisa è determinata anche dal timore che la bimba possa diventare come Lei, suo padre, e cioè timida, che possa in qualche modo vivere il Suo stesso problema con tutte le conseguenze che ne derivano e se tutto questo La spaventa. Riconoscere e accettare le emozioni, paure, desideri che emergono nel rapporto con i figli significa infatti essere più disponibili ad ascoltarli (e dunque a capire che cosa loro vivono, vogliono e desiderano), ma ci aiuta anche a porre un confine tra noi e loro, cioè a tentare di distinguere i nostri desideri dai loro, i nostri vissuti dai loro per comprendere anche meglio quali comportamenti adottare nei loro confronti, quali soluzioni ricercare per aiutarli ad affrontare i faticosi momenti della crescita, per essere loro vicini e sostenerli con fiducia ed affetto.

In aggiunta a queste considerazioni mi permetto poi di indicarle anche qualche proposta concreta che possa favorire la socialità e aiutare Lei ed Elisa.

1) E' importante che la bambina frequenti con continuità la Scuola Materna, ambito prezioso di relazioni con gli altri bimbi.

2) Favorirei, poi, lo scambio tra i bambini compagni di Scuola, privilegiando magari in un primo momento i bambini con cui Sua figlia entra con più facilità in rapporto; potrebbe, ad esempio, una volta ogni tanto invitare a casa un compagno di Elisa (magari anche con i genitori), con cui la bambina possa giocare utilizzando i propri giochi e nello spazio della propria casa dove abitualmente gioca, alla presenza inizialmente dei genitori. Non si spaventi se la reazione della bambina non è magari subito positiva, se litiga, se è gelosa dei propri giochi, se cerca un vostro aiuto. E' assolutamente normale. Riproponga l'esperienza con pazienza e gradualità. L'abitare isolati, inoltre, potrebbe anche essere fonte di curiosità e interesse per gli altri bambini e anche Lei potrebbe valorizzare con Elisa gli aspetti positivi di questa situazione.

3) Potrebbe organizzare anche qualche piccola festa (compleanno...) in cui invitare alcuni amichetti (a scelta, naturalmente), con mamma e papà. Sono semplici occasioni anche per conoscere altri genitori e provare a parlare, confrontarsi con loro sui propri bambini e sulle proprie esperienze.

4) Potrebbe intensificare le occasioni di incontro con amici o familiari che hanno figli, per provare a sviluppare un clima di maggiore vicinanza e sostegno.

5) Provi poi a verificare se nella Sua zona si organizzano iniziative di incontro per genitori (gruppi, proposte formative) a cui magari provare a partecipare e se esistono anche spazi e proposte per bambini piccoli (es. ludoteca, Oratorio...).

In conclusione vorrei ricordare che i bambini non hanno bisogno di genitori perfetti, sempre all'altezza di ogni situazione e tanto meno di padri "superman" capaci di risolvere tutti i loro problemi, ma semplicemente di persone disponibili, anche a sbagliare e a riconoscere i loro errori e limiti.

In un'altra occasione, se mai ci sarà, mi piacerebbe poi tessere le lodi della "timidezza" espressione di una delicatezza dell'anima e di sensibilità.

Mi consenta infine una richiesta: di tutto quanto fino ad ora espresso "utilizzi" solo ciò che sente di poter condividere e che ritiene realmente utile per Lei. Cari auguri.

 


copyright © Educare.it - Anno II, Numero 3, Febbraio 2002