- Categoria: Insicurezza, timidezza, paure
Una mamma confusa
Sono la mamma di una bimba di 9 anni e di una ragazza di 17.
A parte gli inevitabili problemi che devo affrontare con la primogenita, è la più piccola che ora mi preoccupa e per la quale gradirei un consiglio. E' sempre stata una bimba tranquilla e socievole (ha frequentato l'asilo regolarmente ed ora a scuola secondo le maestre è molto ben inserita) quest'anno - ma già c'erano le avvisaglie da un paio d'anni precedenti - si è più volte rifiutata di andare in vacanza con i nonni (cosa che ha sempre regolarmente e felicemente fatto da quando è nata!).
Nei giorni precedenti l'ipotetica partenza ha delle vere crisi di pianto e urla con relative notti insonni. Ho provato a consolarla cercando di capire la motivazione: lei riesce solo a dire CHE NON PUO' allontanarsi da me che cerca, ma proprio non ne è capace. Non ha nulla contro i nonni (sia materni che paterni) che peraltro l'accudiscono quotidianamente finita la scuola, non ha problemi a passare la giornata da loro, l'importante è NON andare così lontano da dover dormire fuori casa! Ho provato anche ad imporre la nostra decisione, ma è stato un disastro: notti insonni a piangere e conseguenti preoccupazioni dei nonni costretti a tentare qualunque cosa pur di svagarla e consolarla!
Non vorrei condizionare un eventuale Vostro suggerimento, ma ritengo giusto fare presente quanto è scaturito da una iniziale analisi del problema e da un mio doveroso "esame di coscienza":
- 3 anni fa si è verificato un inizio di incendio nel nostro appartamento, la bambina si è effettivamente molto spaventata e per più di un anno ho dovuto accompagnarla a letto ed attendere che si addormentasse (ora quel problema si è risolto);
- l'ambiente familiare a volte non è dei più sereni: esiste un rapporto molto conflittuale tra me e la nostra primogenita (per problemi di libertà, di orari e impegni non rispettati, di scarsa presenza da parte sua alla vita familiare ecc..) che crea anche forti discussioni ed incomprensioni tra me e mio marito; forse a causa di ciò io mi sento inadeguata sia nel ruolo di madre, che di moglie e sovente mi rattristo, soprattutto dopo le liti a cui inevitabilmente la piccola deve assistere.
Potrei avere un consiglio su come, praticamente, ora devo comportarmi con lei? Obbligarla ad un allontanamento anche per pochi giorni non voluto o continuare ad assecondarla? Oltretutto, anche i nonni patiscono questo stato di cose ed hanno la convinzione di non essere ben voluti dalla loro adorata nipote e temo che, anche inconsapevolmente, le possano portare rancore.
Gentile Signora,
innanzitutto una premessa riguardante la Sua preoccupazione di condizionare i nostri suggerimenti, raccontandoci dell'incendio e di altro. La consulenza a distanza ha tante potenzialità ma anche tanti limiti. Sempre e in ogni caso si tratta comunque di consulenze altamente individualizzate. Perciò, più elementi peculiari, distintivi, specifici, di UNA PARTICOLARE E DETERMINATA situazione abbiamo in mano, più individualizzata potrà essere la consulenza. A volte le richieste di consulenza hanno certe analogie tra di loro, ma ogni consulenza è comunque strettamente personale ovvero più personale possibile, e questo dipende in larga misura anche dalla qualità informativa contenuta nella richiesta di consulenza.
Lei ci chiede un consiglio su come - praticamente - ora deve comportarsi con la bambina più piccola. Potrei rispondere in modo molto più approfondito se conoscessi personalmente le situazioni e se avessi avuto dei colloqui con uno o più componenti del vostro sistema familiare. Questo non è possibile (ecco uno dei limiti delle consulenze a distanza!). Cerco comunque di darLe qualche consiglio pratico e di comunicarLe le mie riflessioni.
L'incendio di 3 anni fa è stato uno SHOCK per la piccola e che ha scatenato un processo di elaborazione a lungo termine (un anno di attese a letto finché si addormentasse.). Non so se l'incendio è stato la causa primaria o solo la grande "SCINTILLA" che ha fatto scatenare a livello evidente (difficoltà di addormentarsi) un malessere emotivo che già prima era dentro la bambina. Non credo però che l'incendio sia il problema principale.
L'informazione sull'ambiente familiare che "a volte non è dei più sereni" mi sembra invece il punto centrale. Non tanto la conflittualità con la Sua figlia di 17 anni quanto quella tra Lei e Suo marito. Dopo le analisi interpretative della Sua lettera ha preso più piede l'ipotesi che il problema della vostra bambina sia proprio questo: il vostro RAPPORTO DI COPPIA/GENITORI. Non so da quanto tempo persistono le "forti discussioni e incomprensioni" tra Lei e Suo marito delle quali ci scrive e che secondo me solo apparentemente sembrano legate all'adolescenza di Vostra figlia 17enne ma che probabilmente hanno delle origini più profonde. Inoltre, non conosco le modalità concrete delle vostre "incomprensioni", e, soprattutto, non so l'INTENSITÀ concreta che abbiano PER IL VISSUTO DELLA Vostra tenera BAMBINA. Non so se Suo marito tende ad alzare la voce e non conosco le Sue reazioni.
Dalla Sua lettera deduco comunque un ruolo, da parte Sua, piuttosto tendente alla subordinazione. Lei stessa dice che si sente inadeguata sia nel ruolo di madre che di moglie e che sovente si rattrista dopo le liti alle quali la piccola deve assistere. Da una parte vorrebbe probabilmente dimostrare di usare il pugno di ferro e teme una debolezza visibile come quella che dimostrerebbe continuando, come ci scrive, ad ASSECONDARE la piccola, non "OBBLIGANDOLA ad un allontanamento in ferie con i nonni".
Dall'altra parte però c'è un problema, bello e tosto: Non si può avere (o dimostrare di avere) un "PUGNO DI FERRO" ed essere (o apparire) DURI, se al tempo stesso si hanno dei SENSI DI COLPA di non essere stati invece abbastanza "MORBIDI", DOLCI, COMPRENSIVI e viceversa: non si può essere morbidi, dolci, comprensivi., se (prima o poi o durante) si hanno dei sensi di colpa di non essere stati invece abbastanza duri, severi. In altre parole, non può obbligare la bambina ad allontanarsi da lei e al tempo stesso pentirsi di non averla assecondata (di averla fatta soffrire troppo, obbligandola di andare via NON con mamma). E viceversa, non può assecondarla, rinfacciandosi al tempo stesso o dubitando di non essere stata abbastanza severa. L'importante non è la severità con i bambini, ma la coerenza. E per essere coerenti bisogna essere pienamente, ma dico pienamente essere convinti di ciò che si fa, di ciò che si impone o si permette o si vieta ai figli. Per essere CONVINTI E CONVINCENTI pienamente, bisogna essere convinti e convincenti anche nel proprio "cuore". Ora La chiedo: Lei come mamma conoscendo molto bene la Sua bambina, la manderebbe fuori casa, percependo che la bambina ha paura di allontanarsi da Lei-madre?
Mi fido di Lei, si ascolti bene dentro. Provi a non continuare a leggere e a darsi prima una risposta. Analizzando la Sua lettera non mi è sembrato che nel caso di Sua figlia si tratti di capricci (veda la consulenza della dr.ssa Paola Zanchetta "capricci?").
Penso invece che la bambina possa trovarsi in uno stato (il quale persiste forse già da anni) di DIFESA E PROTEZIONE DELLA MAMMA, di una mamma che "SUBISCE", di una mamma "SUBALTERNA", di una mamma TRISTE, di una mamma a DISAGIO e che prova malessere. Apparentemente È LA BAMBINA COLEI che ha paura, che è debole e che si deve proteggere. MA I PARADOSSI SPESSO NON SONO TALI PER LA PSICHE UMANA. Allontanarsi da Lei-madre significa non poterla più proteggere, significa non poterle più stare vicina, significa perdere il controllo della situazione, di una situazione non proprio serena; anzi, di una situazione che da un momento all'altro potrebbe INCENDIARSI ulteriormente e portare a un disastro. La paura di Sua figlia di allontanarsi potrebbe essere un pretesto per starLe vicina. Provi a vedere la situazione attuale da questo complementare punto di vista. Accolga il desiderio che ha la piccola di non allontanarsi da Lei per passare le ferie con i nonni. Le INCOMPRENSIONI TRA I GENITORI, indipendentemente se si tratta di incomprensioni verbalizzate (magari a voce alta) o no (tacendo il disagio che comunque rimane visibile), possono essere vissuti dai bambini in modo molto più intenso di quanto non lasciano intendere ai genitori. La Sua bimba non può allontanarsi da Lei in questo periodo di tensioni in famiglia, perché il rischio di tornare e di trovare delle rovine (una famiglia o una mamma in "rovina" ) sarebbe troppo alto.
Spero che tra Lei e Suo marito si possa instaurare una modalità comunicativa serena. Quando si è troppo presi dai propri problemi familiari, a volte può essere utile partire da un percorso tematico extrafamiliare. La sezione "consulenze" di www.educare.it offre, ce lo auguriamo, tanti stimoli di dialogo e di riflessione. Per cominciare, provi a invitare Suo marito a leggere insieme a Lei e poi a discuterne (serenamente!) ad esempio "Amare le proprie figlie".
Le "SCINTILLE" in famiglia sono non solo normalissime, ma possono animare positivamente la discussione in famiglia e tra la coppia sullo sfondo della voglia di capirsi e comprendersi ulteriormente. Ma non lasciate che le scintille si trasformino in INCENDIO DISTRUTTIVO. Una bambina che avverte il potenziale rischio di un disastro non può che "accudire" la propria mamma, standole più vicina possibile. Mi auguro che Voi in quanto coppia, Lei e Suo marito, possiate instaurare un VOSTRO rapporto di COMPLICITÀ matrimoniale. Intendo quella tipica complicità di una coppia affiatata. Perché non si può non essere una coppia affiatata, se si desidera svolgere insieme e al meglio anche il proprio ruolo genitoriale.
copyright © Educare.it - Anno I, Numero 10, Settembre 2001

