- Categoria: Insicurezza, timidezza, paure
Paura del rifiuto
Io sono Massimo, ho 35 anni, sposato con Laura e ho due figli: Alessia di 8 anni e Alberto di 2 anni. Volevo chiedere dei consigli riguardo Alessia.
Alessia frequenta la seconda elementare con ottimo profitto; i rapporti con gli insegnanti sono ottimi e altrettanto "ottimi" sono con i suoi coetanei. Tutte le amichette la cercano per giocare, fare i compiti ecc. Tutto sembra perfetto, ma purtroppo succede spesso che quando torna a casa si sfoga con noi.
Lei asseconda tutte le richieste delle amichette o amichetti anche se molte volte non le condivide; questo perché ha paura di perdere la loro amicizia, in quanto loro le dicono che se per es. non fa quel gioco non è più loro amica. Noi le continuiamo a dire che deve cercare di esprimere le sue reali idee e di difendersi da caratteri più forti del suo.
Cosa ci consigliate per aiutarla a rafforzare il suo carattere perché non venga quasi sempre sottomessa?
Fiduciosi in un Vostro consiglio.
Gentile signor Massimo,
ai fini di una migliore comprensione delle dinamiche psicologiche della bambina sarebbe opportuno prendere in considerazione:
* il MODO in cui la bambina SI SFOGA con voi genitori (ad esempio: a volte vi contraddice o è sempre e in tutti i casi accondiscende anche con voi?);
* come gestisce le sue emozioni e se le canalizza prioritariamente in atteggiamenti che tendono alla introversione passiva o viceversa alla espressione aggressiva;
* se e con quale intensità ha percorso precedenti tappe dell'età evolutiva (ad esempio la "fase della scontrosità e della contraddizione" tra il terzo e quinto anno di età);
* eventuali cambiamenti rilevanti nell'atteggiamento di Alessia avvenuti DOPO la nascita di Alberto e che perdurano tutt'oggi;
* se e quali ALTRE PAURE ha la bambina oltre quella di perdere l'amicizia delle amichette o amichetti;
* se Alessia ha già avuto, nel corso della sua vita, ESPERIENZE DI PERDITA di vario tipo (ad esempio: morte di una persona a lei vicina, perdita di un'amicizia E PER QUALE MOTIVO) E COME HA REAGITO per quanto riguarda durata ed intensità del "lutto".
Come potrà dedurre da quanto ho accennato fin qui, non è facile dare "ricette a distanza" per il rafforzamento del carattere di Alessia che prendano in considerazione tutte le variabili inerenti alla complessità dello sviluppo della cosiddetta "intelligenza emotiva".
Presuppongo che avete parlato già con le/gli insegnanti delle dinamiche relazionali presenti in classe e in cortile durante la pausa. Casi come quello di Alessia (e si tratta spesso di bambine proprio con ottimo profitto scolastico!) sono davvero frequenti ed è ipotizzabile che gli insegnanti realizzino degli interventi mirati, finalizzati all'educazione all'intelligenza emotiva. Provate a parlarne ancora con loro in quanto sono i veri esperti nelle dinamiche di gruppo presenti in classe. Dalla Sua lettera emerge una spiccata sensibilità educativa ed è più che comprensibile che Lei auspichi che la Sua piccola-grande Alessia impari a non sottomettersi, difendersi, esprimere le sue reali idee. Se per alcuni aspetti è vero che la classe scolastica possa rappresentare in un certo senso un luogo di "tirocinio" per la vita , è però altrettanto vero che la bambina, non avendo nemmeno 8 anni, è a tutti gli effetti all'INIZIO di questo, vogliamo chiamarlo così, "tirocinio".
PRENDERE CONSAPEVOLEZZA dei propri desideri e pensieri e IMPARARE AD ESPRIMERLI ADEGUATAMENTE è sicuramente un processo che nei primi anni della scuola di base possa appena delinearsi.
I primi strumenti di gestione dei rapporti interpersonali dei quali dispongono i/le bambini/e di quest'età vengono generalmente appresi molto facilmente tramite la semplice osservazione dei STRUMENTI DI COMUNICAZIONE FUNZIONALE presenti in famiglia o anche fuori dal contesto familiare. Strumenti funzionali ai propri bisogni possono essere, ad esempio, quelli della "minaccia" ovvero del "se...allora" (se non giochi con me non sono più la tua amica...). Altri strumenti e modalità di comunicazione, funzionali ai propri bisogni, ovvero all'acquisizione di stima e affetto "a tutti i costi" (come ipotizzo sia il caso di Alessia), possono essere, ad esempio, quello della soddisfazione di tutte le richieste, appunto per ottenere elevati livelli di considerazione da parte degli altri.
Il CONCETTO DI STIMA (auto ed eterostima) all'età di 8 anni non è ancora sufficientemente acquisito e non è per niente raro che si cerchi di "comprarsi o guadagnarsi" stima, affetto, considerazione, assecondando tutte le richieste ai fini di ottenere la soddisfazione di questo bisogno emotivo. Da qui il prevedibile insuccesso, nonostante le migliori intenzioni insite da parte dell'educatore-genitore, di appelli del tipo "cerca di esprimere le tue idee, cerca di difenderti..." che difficilmente possono venire recepiti pienamente a 8 anni. In altre parole, è come se la bilancia delle priorità dei bisogni di Alessia tendesse all'ottenimento di consenso assoluto (ovvero stima, affetto, considerazione) da parte dei coetanei, mentre è ancora subordinata nella gerarchia dei bisogni l'esigenza di esprimere le proprie idee.
Vorrei rassicurarLa rispetto ad alcuni dati prevedibili: le priorità nella gerarchia dei bisogni sono soggette alla variabile dell'età evolutiva e alle variazioni indotte dalle varie esperienze e vengono naturalmente "aggiornate" dagli/dalle stessi/e bambini/e nel corso della propria crescita cognitiva ed affettiva.
Si possono comunque avviare alcuni interventi ai fini di promuovere Alessia sulla via di un rafforzo del suo carattere ovvero sulla via di una maggiore presa di consapevolezza delle sue esigenze nonché della capacità di esprimerle adeguatamente. Sicuramente la scuola è uno dei luoghi privilegiati dove poter predisporre vari interventi finalizzati all'acquisizione di competenze relazionali. Ma anche fuori dalla scuola si possono pensare e progettare situazioni in cui Alessia possa esercitarsi serenamente in nuove strategie comunicative. Una strategia comunicativa da rafforzare, anche in forma ludica, potrebbe essere quella dell'argomentazione. Si possono utilizzare non solo tutte le occasioni che si presentano durante la giornata, incoraggiando la bambina a parlare di sé, dei suoi desideri e soprattutto a "dire la sua", valorizzandola ovviamente ogniqualvolta lo fa, ma si possono organizzare anche SIMULAZIONI ovvero veri e propri "GIOCHI" di comunicazione non finalizzata all'ottenimento di consenso, tra Voi e Alessia, oppure, tra Alessia e le amichette (con la vostra presenza in quanto propositori del "gioco").
SIMULAZIONI IN AMBIENTE PROTETTO permettono di rilevare diversità tra idee, hobbies, preferenze, desideri, paure, vissuti, avviando l'attore (nel caso di Alessia l'attrice) così ad iniziare un processo di consapevole presa di coscienza della propria personalità autonoma senza lo spettro (per Alessia sempre in agguato!) del rifiuto da parte degli altri (...se non giochi con me...).
Qualora la bambina avesse dimostrato in passato (ad esempio nella scuola dell'infanzia con i coetanei) o in presente (nei contesti extrascolastici o con gli adulti) di possedere comunque la capacità di autonoma espressione verbale NON acconsenziente, andrebbero attuate altre strategie rispetto a quelle da attuarsi in caso la bambina si trovasse in questa situazione solamente ora e solamente con i coetanei e non con gli adulti. C'è perciò da chiedersi se la bambina tende ad assecondare anche gli ADULTI (genitori, parenti, conoscenti, insegnanti ecc.) oltre che le amichette e gli amichetti.
Ripeto quanto ho detto sopra, i suggerimenti che posso dare a distanza non possono essere né ricette né tanto meno pretendere di essere esaurienti.
Spero di avervi dato qualche spunto di riflessione, non esitate a ri-contattarmi per qualsiasi dubbio o richiesta.
copyright © Educare.it - Anno I, Numero 5, Aprile 2001

