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  • Categoria: Editoriali

Compiti per le vacanze

Anche se la scuola è finita, i compiti non vanno mai in vacanza. Ragazze e ragazzi che frequentano la scuola dell’obbligo lo imparano fin dalle prime classi: libri di esercizi o vere e proprie consegne li inseguono fin sotto l’ombrellone o nella frescura dei monti.
Spesso i compiti dei figli diventano i compiti dei genitori, una responsabilità tutta educativa di assicurarsi che quanto assegnato da maestre e professori venga eseguito alla lettera. Ma se i compiti sono stati per piccoli e grandi un tormento durante l’anno scolastico, durante le vacanze la questione si fa delicata, essi possono diventare per i ragazzi un “castigo” che si trascina fino a settembre o una perpetua fonte di stress per i genitori.
E’ opportuno allora richiamare lo scopo educativo dei compiti estivi e di capire successivamente come sia possibile affrontarli con serenità e profitto.

Le consegne per le vacanze hanno un duplice intento, il primo dei quali è senza dubbio quello di mantenere in attività la mente degli studenti su abilità che possono essere poco esercitate nella vita quotidiana. Pensiamo alle abilità strumentali della lettura, della scrittura ma soprattutto del calcolo; nei primi anni della scuola primaria occorre una grande applicazione perché tali abilità, fondamentali per ogni apprendimento più complesso, divengano effettive competenze nei bambini.
Ciò è vero anche per le abilità più raffinate, richieste agli alunni più grandicelli, come quelle ortografiche e lessicali, logico-matematiche, di ragionamento spazio-temporale: tutte vanno allenate in continuazione, anche durante la pausa estiva, poiché ogni abilità si affina con l’esercizio.
Una seconda finalità dei compiti per le vacanze, correlata alla prima, è quella di consolidare gli apprendimenti. Pedagogia e psicologia, infatti, da molto tempo hanno mostrato che se non si reitera quanto si ha imparato fino a stabilizzarlo nella propria organizzazione delle conoscenze, i contenuti e persino le abilità cognitive sono soggetti al decadimento ed all'obsolescenza. Ciascuno potrà ricordare al riguardo come ha appreso le tabelline o, più avanti, le declinazioni del latino: ripetendo finché “entrava in testa”, ovvero fino a quando quel particolare contenuto veniva ricordato senza incertezze.

A questo, dunque, dovrebbero servire i compiti assegnati al termine dell’anno scolastico ed occorrerebbe tenerlo presente nell’organizzazione delle modalità con cui vengono svolti durante le vacanze. Non ha senso, ad esempio, fare (o far fare) tutti i compiti all’inizio dell’estate all’insegna del “così non ci pensiamo più” o, peggio, del “fuori il dente, via il dolore”; neppure è utile fare una maratona settembrina per presentarsi all’inizio della scuola con tutte le consegne debitamente svolte. I compiti invece vanno distribuiti durante i mesi a disposizione; può essere utile prendere una pausa di una o due settimane al termine dell’anno scolastico, dopodiché si programma il lavoro in modo da fare qualcosa ogni giorno. Le vacanze possono essere un’ottima occasione per far esercitare i figli nell’organizzazione autonoma dei loro compiti, visto che non ci sono le scadenze tipiche del periodo scolastico.
Con questa pianificazione, non è proprio il caso di portare libri e cartella al mare o in montagna: può essere un messaggio educativo che, come chi lavora, anche chi studia ha diritto alle sue “ferie”.
Soprattutto si consideri che per “allenare la mente” ci possono essere modalità diverse ma altrettanto efficaci da quelle prescritte dagli insegnanti, che hanno quasi esclusivamente la caratteristica di essere del tipo “carta-matita”. Per fare alcuni esempi: le competenze lessicali possono essere sviluppate con semplici giochi di parole, le abilità mnestiche con giochi tipo “memory”, il ragionamento visuo-spaziale attraverso i puzzle o “forza4”. Sul sito dei Giochi di Elio si possono trovare molti altri spunti di attività che, se scelte con oculatezza, possono svolgere la stessa funzione di alcuni compiti di natura scolastica, con il vantaggio di essere più piacevoli e di favorire una relazione positiva con genitori ed eventuali fratelli.
A questo riguardo, val la pena di ricordare anche l’opportunità di fare letture collettive e, quando i figli sono adolescenti, letture condivise; leggere insieme a voce alta, condividere oralmente quello che si sta leggendo, leggere lo stesso testo e poi confrontarsi e discuterne insieme sono pratiche di alto valore educativo e di forte valenza relazionale, da coltivare non solo in vacanza.

 


copyright © Educare.it - Anno XI, N. 8, Luglio 2011