Stop the genocide poster

  • Categoria: Editoriali

Quel tormento chiamato giovinezza

Fa male vedere una gioventù tanto violenta. Sbigottiti ed attoniti assistiamo ai crimini, talvolta efferati, che alimentano le cronache quotidiane.
Insegnanti ed educatori che lavorano con gli adolescenti ci raccontano anche di pratiche autoaggressive come il procurarsi tagli con il temperino e bruciature da accendino. Così, tanto per fare. Almeno apparentemente.
Si tratta quasi sempre di ragazzi qualunque, cresciuti in famiglie normali, lontani da quelle situazioni di degrado e di marginalità che, in passato, ci hanno permesso di trovare motivi di comprensione. E' un fenomeno relativamente nuovo, intorno al quale brancolano commentatori, editorialisti, psicologi e persino politici.

Le letture si sprecano ma ho l'impressione che la "società adulta" che commenta, analizza e sentenzia stenti ad assumere una prospettiva che la includa tra le cause di tanta crudeltà.
A mio avviso è un'ipotesi necessaria. Da sempre ogni civiltà ha avuto le proprie cerimonie di ammissione: gli antropologi le chiamano "riti di passaggio": prove di abilità, di coraggio, di sopravvivenza, di virilità … a seconda delle civiltà.
E se questa aggressività così diffusa tra i giovani fosse una sorta di iniziazione alla società adulta (e potente) che ha proprio nella violenza una delle caratterizzazioni più marcate?
La violenza sociale è nascosta, mascherata, persino legalizzata nel nome della democrazia, della sicurezza internazionale o delle regole del libero mercato. Violenze verbali, psicologiche, fisiche. Violenze di adulti contro altri uomini, donne e bambini, verso animali e l'ambiente. Aggressività agita come atto di potenza, di dominio, di sopraffazione, di sfruttamento.
Una società che smette di essere palesemente violenta solo nel momento in cui essa stessa ne diventa vittima: di un terremoto assassino o di un nemico fantasmagorico che abbatte, oltreoceano, le Torri Gemelle.


Violenza in ogni caso, che puntualmente i mass-media imprimono negli occhi e nella mente. Violenza che passa nelle mani quando, negli anni travagliati dell'adolescenza, si fanno le prove per essere grandi. Del resto il potere che vince - ci insegna la psicologia - attrae ed induce all'imitazione.
Forse anche per questi motivi è comparso un coltello assassino nelle mani di un ragazzino deluso d'amore o si è materializzato il progetto omicida di un gruppo di adolescenti nei confronti di una coetanea.
La violenza come "regola" di questa società, la quale chiede, più o meno esplicitamente, le prove che si è capaci di esibirla: è un'ipotesi scomoda, che pone noi adulti all'origine di quel tormento che ormai è diventato la giovinezza.
Comunque sia, quando mi soffermo sugli ultimi terribili fatti di cronaca, non riesco a non cercare la mia parte di responsabilità.


copyright © Educare.it - Anno II, Numero 12, Novembre 2002