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  • Categoria: Editoriali

Ragazzi troppo amati

Non promettere ad un bambino qualcosa che non si può mantenere. Ce lo suggerisce la pedagogia spicciola del quotidiano e un naturale buon senso.
Eppure succede, tanto ai grandi che ai piccini. Capita, per gli adulti, che le promesse deluse siano anche quelle relative alle grandi questioni, al senso del vivere. Promesse di felicità, affermazione, amore, sicurezza, salute, pace, benessere … che fin dalla giovinezza abbiamo inseguito e che, giunti nelle "età di mezzo", ci sentiamo sfuggire.

E' forse questo uno dei motivi per cui tendiamo ad essere così "materni" con le giovani generazioni. E' quel "doloroso senso di promesse non mantenute" che talvolta avvertiamo, non sempre con piena consapevolezza, che ci porta altrettanto inavvertitamente ad essere così protettivi nei confronti di bambini e ragazzi, per risparmiare loro ogni possibile frustrazione.
Gustavo Pietropolli Charmet definisce le coppie genitoriali odierne come "affettive", centrate cioè su una dimensione che è cresciuta a scapito di quella "etica": l'amore ed il senso di protezione, in altre parole, hanno sostituito l'esercizio della "funzione paterna", dell'autorità e dell'autorevolezza, che regolano, orientano, elargiscono premi e punizioni, fanno uscire dalla simbiosi con l'altro.
Se questo è lo sfondo, in primo piano vediamo madri e padri abdicare facilmente di fronte all'ostinazione che i bambini precocemente esibiscono. I rapporti intergenerazionali sono sempre più caratterizzati da espressioni che denotano la fuga dal confronto e dal conflitto: "arrangiati", "fai quello che vuoi", "è un problema tuo", "non ne voglio più sapere" e via dicendo.
A scuola gli insegnanti sperimentano in continuazione la difficoltà di prendere posizione rispetto agli alunni, non di rado per l'atteggiamento ostile che assumono nei loro confronti gli stessi "genitori affettivi".
Per usare le parole di Berto e Scalari (recensiti su Educare.it), "in questo momento storico addolorare i ragazzi frustrandoli, fermandoli e opponendosi, sì con comprensione ma anche con determinazione, sembra … un reato poiché, facendo emergere contrapposizioni e sfide, minaccia e distrugge il mondo (affettivo) ideale al quale ciascuno fa riferimento".


Questi figli troppo amati e protetti finiscono per essere incapaci di comprendere che i loro bisogni non possono essere sempre corrisposti, che non si può stare solamente bene. Sembrano ragazzi "di gomma", su cui rimbalzano le sporadiche sollecitazioni e gli occasionali richiami. Non sono abituati all'impegno ed alla fatica fisica e mentale, loro risparmiate per non guastare un provvisorio senso di felicità e di benessere.
Invece la crescita è naturalmente costellata di aspettative deluse, di piccoli e grandi ferite, senza le quali difficilmente si approda a quel "principio di realtà" che fonda la maturità psicologica ed il senso di responsabilità.
Genitori, insegnanti ed educatori tutti hanno bisogno di sostenersi nella ricerca delle propria "funzione paterna", con l'umiltà e la reciproca comprensione di dover affrontare, nel contempo, le proprie incertezze e, talora, un personale doloroso senso di promesse non mantenute.


copyright © Educare.it - Anno II, Numero 11, Ottobre 2002