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  • Categoria: Editoriali

Disinnescare il terrorismo, ma non con le armi e la paura

#JeSuisCharlieOra che la sete di giustizia (e di vendetta) è stata placata con il sangue degli attentatori, proviamo a guardare i fatti di Parigi da una prospettiva differente da quella proposta dalla maggior parte dei mezzi di informazione. Non quella del complotto, già alimentata dagli elementi oscuri e persino grotteschi della vicenda, quasi si trattasse di una sceneggiatura messa in piedi ad arte per aizzare l’Occidente contro il fondamentalismo islamico. Versioni che nessuno può confutare o confermare visto che i presunti responsabili sono stati ammazzati.

La prospettiva che ci interessa riguarda le cause e le soluzioni. Da quel che sappiamo, i responsabili della strage nella sede del settimanale satirico Charlie Hebdo sono due fratelli franco-algerini, Said e Chérif Kouachi. Nati in Francia, sarebbero rimasti presto orfani e dati in affidamento. Una fonte di polizia francese riferisce che i due fratelli hanno "un profilo di piccoli delinquenti che si sono radicalizzati".

Ecco delinearsi la questione: dove si alimenta il fondamentalismo? Questa vicenda sembra risponderci: laddove sono insoddisfatti i bisogni di appartenenza, di riconoscimento umano e sociale, di sviluppo personale e professionale. Il fondamentalismo si alimenta nella marginalità, nell’esclusione, nella sottocultura che genera identificazioni ed appartenenze devianti.

Vittorino Andreoli, in Lettera a un adolescente, evidenzia la tentazione della via eroica per acquisire, in un solo gesto, quell’ammirazione e notorietà che sembrano altrimenti precluse. E scrive chiaramente: per non diventare eroe un adolescente ha bisogno di essere amato e di trovare un senso alla propria esistenza. Per non diventare eroi occorre trovare qualche gratificazione nel quotidiano, nelle azioni ordinarie: non tutto può essere gratificante, ma il bilancio giornalie­ro tra gratificazione e frustrazione deve almeno essere in pareggio. Positività per vivere, dunque, perché la via dell’eroe è invece una via di morte.

In questa prospettiva la lotta al fondamentalismo ed al terrorismo si fa prima di tutto attraverso consistenti investimenti di promozione sociale. Cultura, istruzione, sostegno sociale ed economico, lavoro: tutto ciò che promuove dignità è un antidoto alla barbarie. Più della corsa alle armi che, anzi, porta all’escalation dello scontro, come sosteneva accoratamente Tiziano Terzani in Lettere contro la guerra. Più dell’intolleranza e del razzismo, che portano a nuove marginalità e nuovi rancori in seno alle nostre comunità.


copyright © Educare.it - Anno XV, N. 1, Gennaio 2015

 

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