- Categoria: Editoriali
- Scritto da Luciano Pasqualotto
Zitti e buoni
La deriva autoritaria in corso nel nostro Paese è diventata palese almeno dal 2020, quando è stato impedito in tutti i modi l'espressione del dissenso da parte di coloro che erano critici o contrari alle misure sanitarie e vaccinali di contrasto al CoViD: pubblica denigrazione, sospensione dal lavoro, interdizione da luoghi e mezzi pubblici, multe, censura sui canali social, fino alle cariche violente della polizia sui pacifici portuali di Trieste.
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione (Costituzione, art. 21)
A seguire, l'autoristarismo di stato, sempre veicolato da una lunga serie di vassalli compiacenti, si è abbattuto su coloro che avanzavano dei distinguo nei confronti della Russia e delle ragioni per cui ha invaso l'Ucraina due anni fa. Si ricorderà la lista di proscrizione del quotidiano La Repubblica nei confronti dei cosiddetti "filoputiniani" e l'impossibilità di aprire una reale discussione sulla fornitura di armamenti a Zelensky. Anzi, con l'occasione i partiti oggi al Governo hanno ottenuto di aumentare gli stanziamente per la spesa militare, con il plauso della NATO.
L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali (Costituzione, art. 11)
Poi è arrivata la tragedia di Gaza, ma non è permesso alzare il dito contro l'inqualificabile comportamento di Israele per non rischiare l'accusa di antisemitismo, neppure al Segretario di Stato del Vaticano, card. Parolin. Ora sono comparsi persino i manganelli a colpire pacifici studenti delle scuole superiori, tra cui diversi minorenni, che hanno avuto la sensibilità (oggi dobbiamo scrivere: il coraggio) di manifestare la loro vicinanza al martoriato popolo palestinese.
I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica (Costituzione, art. 17))
Zitti e buoni, insomma, a capo chino per non richiare di essere colpiti, piegati e impauriti dal potere che mostra senza preavviso il proprio volto violento. Mentre nelle scuole si insegna l'educazione civica, la democrazia nel nostro Paese evapora velocemente, con la compiacenza o l'interesse/disinteresse di galoppini di partito, giornalisti, autorità religiose, sindacati.
copyright © Educare.it - Anno XXIV, N. 2, Febbraio 2024

