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Educare i figli: piccole strategie educative

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genitoriI mesi di chiusura delle scuole e di stazionamento obbligatorio in casa, per via della pandemia da Covid-19, hanno dilatato il tempo che genitori e figli hanno trascorso insieme, talvolta portando in evidenza delle criticità. Spesso alcune delle difficoltà riscontrate in tale rapporto sono imputabili ad "errori pedagogici" che questo articolo si propone di individuare.

 

Il genitore accudente - affettuoso

Frequentemente i genitori hanno difficoltà a capire il ruolo educativo che compete loro, scambiando tale funzione con quella dell’accudimento e della cura. In altri termini, il genitore concepisce se stesso come un dispensatore di beni materiali per i propri figli e che per questo essi sono abituati ad avere tutto, incluso il superfluo. Siffatto genitore può essere definito accudente - affettuoso, il cui paradigma di fondo è il pensare che i propri figli possano essere felici nella misura in cui hanno tutto. Tale ideologia genitoriale si basa sulla riconoscenza reciproca, ovvero il genitore pensa che, avendo dato tutto ai propri figli, essi saranno eternamente riconoscenti, ma questo non avviene quasi mai. D’altra parte l’essere un genitore accudente - affettuoso crea nei figli una forma di confusione. In pratica, i figli non hanno ben chiaro il ruolo educativo genitoriale e lo confondono e lo vivono come un ruolo legato esclusivamente all’accontentare.

Il progetto educativo

Sviluppare il polo educativo dell’essere genitore significa avere un progetto educativo per i propri figli, che deve essere organizzato e messo in pratica. Sapere che i propri genitori hanno un progetto educativo da trasmettere crea nei figli una chiarezza mentale e una sicurezza interiore. Il progetto educativo è fatto di regole che devono essere ottemperate. Fondamentale in questa trasmissione è la condivisione, ossia padre e madre devono condividere le regole educative da trasmettere ai propri figli. Come Novara (2014) fa notare, non bisogna confondere le regole con i comandi. «Il comando è: “Stai seduto!”, la regola educativa è “A tavola si mangia seduti”. È qualcosa di impersonale e oggettivo. Ogni volta che si dà un comando, si rischia l’insubordinazione. Occorre evitare i comandi e stabilire piuttosto regole oggettive» (Novara, 2014, p. 37). L’obiettivo delle regole educative trasmesse è quello di dare ai propri figli un bagaglio comportamentale, che li aiuti nel loro sviluppo, ovvero agevoli sempre più la loro autonomia, il loro sapersela cavare. In sostanza, si tratta di mettere in pratica il motto montessoriano, ovvero «aiutami a fare da solo».

La figura paterna

Il raggiungimento delle autonomie e la conquista della sicurezza interiore da parte del bambino sono dei compiti che spettano prevalentemente alla figura paterna. Per una serie di ragioni, attualmente la figura paterna ha rinunciato a queste prerogative, appiattendosi sul ruolo della cura e dell’affetto, in modo tale che oggi i piccoli hanno due figure genitoriali che si occupano del polo affettivo in una sorta di competizione per dimostrare al proprio figlio chi è il più buono.

Affinché il padre possa ritornare ad esercitare il suo ruolo educativo, deve ristrutturare la sua funzione, ovvero ripensarla su canoni nuovi, i cui paradigmi sono rappresentati dal:

  • creare le giuste distanze fra il sistema genitoriale e il sistema filiale;
  • implementare la condivisione delle regole educative all’interno della coppia genitoriale;
  • aiutare i propri figli ad affrontare i pericoli e le criticità con coraggio e determinazione;
  • trasmettere le regole educative, con la finalità di capire quello che si può o non si può fare sia nel contesto familiare che nella realtà esterna;
  • supportare i bambini nel trovare le proprie risorse interiori;
  • trasmettere la storia e la cultura della famiglia, includendo in tale costrutto la famiglia allargata (nonni, zii ecc.), perché il minore possa elaborare mentalmente e psicologicamente le proprie radici familiari e culturali.

Come si è detto, uno dei compiti importanti della figura paterna è quella di illustrare le regole educative ai propri figli. Con i figli più piccoli le regole esposte devono essere chiare e semplici, con i figli più grandi, in particolare con gli adolescenti, le regole educative, oltre che comprensibili, devono avere un certo margine di negoziazione, in modo tale da elicitare nel ragazzo una certa dose di autonomia decisionale, necessaria per percepirsi come un’altra persona, diversa dai propri genitori. In aggiunta, le regole devono essere sintoniche con le capacità cognitive possedute dal minore, essere praticabili agevolmente ed essere ragionevoli, ovvero non si deve pretendere l’impossibile dal piccolo.

La sanzione educativa

Può capitare che un bambino non segua una delle regole educative vigenti nel contesto familiare. Questo pone il genitore in una situazione incresciosa, il più delle volte egli non sa come comportarsi. Solitamente le soluzioni a cui si ricorre possono essere molteplici: si va dalla sanzione privativa (“non ti sei comportato bene, ti tolgo qualcosa a cui tiene”) a quella riparativa (“non ti sei comportato bene, mi devi aiutare nelle faccende domestiche”). In realtà, quella che sembra più giusta è la sanzione educativa, ovvero si parte dal presupposto che il bambino non abbia capito fino in fondo il valore di una regola educativa e questo può dipendere da diversi fattori, quali scarsa chiarezza della regola, sua non sostenibilità da parte del piccolo, discordanza su quella regola fra i genitori. In questo caso è necessario che il genitore analizzi le ragioni alla base del non rispetto in modo che tale criticità possa essere eliminata.

Per evitare di cadere in balia dei propri figli, i genitori devono osservare alcuni accorgimenti comportamentali, ovvero bisogna ricordarsi che:

  • non si è perennemente al servizio dei propri figli;
  • non è opportuno soddisfare i bisogni e i desideri dei bambini, prima che questi li abbiano espressi;
  • è necessario evitare discussioni cognitivamente impegnative con i propri figli o coinvolgerli in scelte, che non possano essere capite da loro. È bene ricordarsi che i piccoli non sono adulti in miniatura: essi hanno forme di pensiero che sono completamente differenti da quelle dell’adulto.

La conflittualità fra genitori e figli

Nel rapporto fra genitori e figli sovente si evidenziano delle conflittualità. Nei conflitti con i propri figli ci sono delle procedure che se seguite consentono di risolverli più facilmente. In primo luogo, nel conflitto si riconoscono una parte palese e una parte non evidente occulta. È compito del genitore far emergere le ragioni profonde che sono alla base di esso. Per fare questo è necessario analizzare con il proprio figlio la conflittualità. Davanti ad una richiesta spesso iperbolica da parte della propria prole, bisogna temporeggiare e darsi il tempo per riflettere e prendere la decisione più razionale, che sia sintonica con il progetto educativo che si ha in mente. La conflittualità con i figli frequentemente può far emergere la parte peggiore della personalità del genitore, soprattutto laddove il conflitto fa originare nel padre o nella madre delle emozioni molto forti. Il prendere tempo e il distanziamento emotivo consentono di inquadrare la conflittualità nella fisiologica dialettica che si crea fra sistema genitoriale e sistema filiale senza viverlo come un attacco di notevole intensità emotiva fatto alla propria persona. D’altra parte, l’essere in disaccordo con il proprio figlio su una questione specifica non deve far venir meno la considerazione che si ha per lui. In sostanza, si può non essere della stessa opinione, ma questo non deve inficiare la stima reciproca.

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Riferimenti biblografici

  • Montessori, M. (1970). La scoperta del bambino. Milano: Garzanti.
  • Novara, D. (2014). Urlare non serve a nulla. Milano: Rizzoli.
  • Novara, D. (2009). Dalla parte dei genitori. Strumenti per vivere bene il proprio ruolo educativo. Milano: Angeli.

copyright © Educare.it - Anno XX, N. 6, Giugno 2020

 

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