- Categoria: Pedagogia del quotidiano
- Scritto da Chiara Bitella
La formazione dei genitori per il bene dei bambini
Sono una sostenitrice della formazione permanente, in tutti gli ambiti del sapere e specialmente nel mio che è la pedagogia. Le conoscenze si modificano in base allo sviluppo del sapere, alle esperienze reali di vita quotidiana, alla ricerca ed alla messa in discussione del sapere più datato nel tempo. Per questo si è compreso, ad esempio, che il concetto di punizione del bambino non ha nulla di educativo ed è persino dannosa. Nonostante la reperibilità delle informazioni e la possibilità di aggiornarsi sia più facile al giorno d'oggi, grazie all'utilizzo corretto dei social (basti pensare a pediatri, pedagogisti, psicoteraeuti, nutrizionisti che realizzano reels, dirette instamgram ecc), molti genitori ignorano completamente informazioni basilari circa la salute ed il benessere globale dei loro figli.
Riferisco di un episodio, apparentemente banale che mi ha aperto un mondo di riflessioni sul tema della genitorailità e su quanto la conoscenza possa davvero rendere un genitore sufficientemente buono, mentre la mancanza di competenze educative sia molto pericolosa. Mi trovavo al parco per far giocare mio figlio di due anni e, nei pressi dello scivolo, c'era un bimbo di tre anni e mezzo con un cellulare in mano e, poco lontano, il suo papà con il fratellino di un anno. Il bimbo più grande maneggiava il cellulare con notevole abilità e stava cercando le immagini di ragni e zecche; suo padre ha preso subito confidenza con noi, raccontando che suo figlio aveva molte difficoltà nel frequentare la scuola dell'infanzia, non ci voleva andare, piangeva tutte le mattine e le insegnanti non lo sopportavano. Infatti voleva cambiare scuola perchè, secondo lui, le maestre non lo sapevano educare.
Questa facile critica mi ha incuriosito e così ho cominciato a fare domande sul perchè avesse questa impressione negativa. Raccontava che il bimbo non riusciva a rispettare le regole e che pur essendo socievole, litigava spesso con gli altri bimbi, poi ha realizzato una sorta di autogoal dicendo: "A casa non ha regole e guarda molto il suo cellulare, per oltre due ore". Il suo cellulare? Sì, era proprio del bimbo, senza Sim card ma con il wifi garantito. Mi sono permessa di dissentire, dicendo che era una scelta dannosa e di quanto facessero male gli schermi alla loro età. Il papà era alquanto stupito e poi mi ha detto che era colpa della mamma e della sorellina più grande che glielo lasciavano usare. Quanti sono gli adulti in famiglia? Due, mamma e papà. Perchè una sorella più grande dovrebbe avere un potere decisionale sul fratello piccolo?
Sono tutti spunti di riflessione che possono essere utili per ampliare la competenza genitoriale. Quindi, analizzando il racconto del papà: perchè mai, un bimbo di tre anni e mezzo, che non ha regole a casa e possiede un telefono suo, dovrebbe dar retta alle sue maestre che a scuola danno poche regole di comune convivenza? Non può, non sa come si fa ed è frustrante per lui. Ma cosa pensa il genitore? Che sia colpa delle maestre. Ora sono fermamente convinta che sia il genitore ad avere la responsabilità dell'educazione del figlio e che la scuola debba supportare il processo di crescita, ma mai e poi mai l'educazione può essere delegata.
I genitori devono rispondere di quello che fanno e di quello che sanno circa le modalità educative e, se non si conosce abbastanza, ci si deve informare. Perciò è opportuno creare un’allenza educativa con le maestre invece che rimbalzarsi le colpe. Durante questo tempo trascorso insieme la parco, il bimbo aveva mangiato una merendina ed un lecca lecca. Erano usciti a fare una piccola passeggiata subito dopo cena, perciò il papà aveva accettato che mangiasse questa merendina, come premio per aver finito la cena: “Ha mangiato tutto, è stato bravo, anche se ogni giorno vuole il lecca lecca ed altri dolci!”. Anche l’alimentazione è una forma di conoscenza e seppur inizilamente è compito dei pediatri dare delle indicazioni sull’alimentazione dei bimbi (sulle giuste quantità, sui danni provacati dagli zuccheri, sull’importanza della frutta e della verdura ecc), poi diventa compito del genitore permettere al bimbo di seguire una sana alimentazione e dire No all’eccesso di zuccheri che piacciono tanto anche a noi adulti. Costa fatica negare qualcosa che un bimbo desidera, è comprensibile, ma ci sono dei No che lo tutelano e di cui il genitore si deve far carico: fa parte dell’essere adulti.
Fare i genitori è un compito che in causa tutto il nostro essere, i nostri valori, il come siamo stati educati, le nostre emozioni, le ferite mai curate della nostra infanzia, il desiderio di fare qualcosa di più o di meglio, schemi mentali mai messi in discussione. Perciò è necessario formarsi, conoscere, sapere; il buon senso non è sufficiente. E ripetere uno schema educativo appreso dal passato perché non se ne conoscono altri non arreca vantaggi e benessere. L’incontro con questo papà mi ha fatto riflettere sul fatto che amare i propri figli, pur essendo una base essenziale per crescere e per sentirsi integri, non può essere sufficiente perché la carenza di informazioni sulla tutela della salute potrebbe essere dannoso. Imparare a chiedere, confrontarsi coi professionisti dell’infanzia sul come agire al meglio fa la differenza. Questo allena la consapevolezza e non garantisce che tutti gli errori siano evitati (non è possibile e non è neanche sano), ma ci da una misura del perché agiamo in quel modo. Giudicare ed essere giudicati come genitori non ha una valenza formativa, invece coltivare le competenze educative da parte dei comuni, scuole ed enti privati può davvero creare cultura, una cultura che tutela, una cultura che salva.
copyright © Educare.it - Anno XXV - N. 1, - Gennaio 2025

