- Scritto da Cesare Gualandris
- Categoria: Pedagogia del quotidiano
Storia di un timidezza
A sedici anni guardavo solo alla mia "effettività" e la odiavo talmente da non vedere in me nessuna "possibilità", non mi stavo affatto curando, mi stavo ammalando…
La mia esistenza allora era tradotta in un non voler soffrire, fuggire lontano da me per non guardare in faccia quella maledetta timidezza che mi portavo appresso e che mi rendeva insostenibile la vita con gli altri; non potevo nemmeno nascondere la mia ansia poiché era resa visibile dal mio arrossire. Eppure avevo un bisogno enorme degli altri, dei miei compagni, dei miei amici, del gruppo, dell’essere "popolare".
