Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 4 - Aprile 2024auguri natale

  • Categoria: Risonanze

Aspettare

Non hai mai avuto per un attimo, per un solo attimo,
la sensazione di avere tutto il dolore del mondo addosso?
Tutto il dolore in un solo momento?
A me capita, talvolta, di sentirlo quel momento,
e quando succede – cerca di capire –
non riesco sempre comprendere se è solo un attimo, al quale poi ne segue un altro,
o se ogni cosa viene risucchiata in quell’istante.

Attimo per attimo … come un battito cardiaco.
Cos’è più importante? quando senti il rintocco
o il silenzio che separa il ticchettio?
“Non potrebbe esistere l’uno senza l’altro: questa è la vita”
– una volta mi hai detto –
ma non riesco ancora capire,
per me non è sempre così facile comprendere …
Perché in un attimo, in un solo attimo,
può capitare che mi sento il mondo addosso.
Perché in un attimo, in un solo attimo,
può capitare di non sentirmi più di questo mondo!
Così grido tutta la rabbia che ho dentro,
e gridare, per me, è come spaccare qualcosa,
per non sentire, per non farmi scoprire.
Giù-giù fino nel fondo della gola
a cercare tutta la voce che la vita mi consente,
- sì, la vita, quella vita che una volta mi hai detto …–.

Non so, ma a volte mi sembra che nel silenzio che si crea
tra un rintocco e l’altro, tra un tonfo e l’altro,
tra un rialzarsi e un ricadere,
ci sia come un momento di attesa.
Attendere, aspettare …
a volte in quel momento colgo un’intuizione che non so ben dire,
ma è come se lì vi fosse un segreto – capisci –
come se tenere le “chiappe” strette,
ma strette-strette perché la paura è tanta,
sia in quel momento l’unica cosa possibile da fare.
Ma ci pensi? – per me è ancora difficile crederlo –
ci pensi che a volte è stata proprio questa attesa a salvarmi?
che a volte è stato proprio quel silenzio,
quel silenzio che attende il rintocco,
a nascondermi dal male?
A volte … sì, perché poi il dolore … il dolore, non lo si può fuggire,
magari solo anestetizzare,
per un po’, per un attimo.
Perché poi quando torna, sembra sia stato sempre stato lì, sempre!
e che non ci abbia mai dato nessuna tregua.
Però, a volte, … no, non credo che sia il male a passare …
ma che ci sia qualcos’altro che ci solleva:
che ci aiuta a rialzarci, nuovamente, noi ed il nostro male,
ma in quel momento un po’ più leggero,
ma in quel momento un po’ più passeggero.
Ed è proprio allora che intuisci che quel silenzio, quell’attesa, quell’aspettare
è come una sorta di sollievo,
un sollievo che vale la pena attendere,
fors’anche tutta la pena o l’amore del mondo.

 

 


 

copyright © Educare.it - Anno IV, Numero 12, Novembre 2006