Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 5 - Maggio 2024

Vivere di scuola

  • Scritto da Massimiliano Aloe
  • Categoria: Vivere di Scuola

La fretta della scuola digitale

scuola digitaleSecondo l’indirizzo che ha intrapreso la UE con il programma Ripensare l’istruzione: investire nelle abilità in vista di migliori risultati socioecono­mici, le tecnologie digitali rappresentano l’occasione di migliorare la qualità, l’accesso a tutti e l’eguaglianza di opportunità della formazione scolastica e universitaria. In questo momento di emergenza pandemica, tuttavia, la scuola italiana si trova sostanzialmente impreparata culturalmente e strumentalmente deficitaria di fronte il modello del Digital Learning.

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  • Scritto da Laura Alberico
  • Categoria: Vivere di Scuola

La "peer education" nell'educazione alla salute

peer educationSecondo l'OMS la salute è "uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale". La definizione di salute ha subito un cambiamento nel corso degli anni, essa non è più solo l'assenza di malattia ma una condizione di armonico stato di benessere fisico-psichico-relazionale perfettamente integrato con l'ambiente nel quale il soggetto vive.

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  • Scritto da Maria Grazia Carnazzola
  • Categoria: Vivere di Scuola

Il “Nuovo Esame di Stato”: riflessioni di un Presidente di Commissione

esame di statoMolte Scuole secondarie di secondo grado, dopo il riordino del 2010, hanno provato a cimentarsi con la didattica per le competenze, mantenendo però, di fatto, invariato il curricolo e le modalità di valutazione. Talvolta, in vista del colloquio multidisciplinare, si è fatto convergere verso lo stesso oggetto di studio le diverse discipline: un grosso fraintendimento che fa coincidere la didattica per le competenze con l’interdisciplinarità. La riforma dell’Esame di Stato può essere l’occasione giusta per riflettere sulle distinzioni necessarie tra saperi e conoscenza, che poi è la differenza che passa tra le scienze, in senso lato, e la conoscenza intesa come consapevolezza dei saperi, tra sapere scientifico e sapere umanistico, tra sapere e fare. Perché “umanesimo” non è studiare le lettere, ma tradurre gli studi, tutti gli studi, in atti umani. La letteratura, la storia dell’arte, ad esempio, sono l’attuazione del pensiero, della cultura, del sapere di un tempo dato in opere concrete. E la piccola rivoluzione può essere l’occasione giusta anche per riflettere su parole, e quindi su rappresentazioni, come disciplinarità, interdisciplinarità, multidisciplinarità, transdisciplinarità usate a volte come intercambiabili - ma che intercambiabili non sono - e sul loro rapporto con lo sviluppo delle competenze.

Non è cambiando o ampliando gli oggetti dell’apprendimento che si sviluppano competenze, ma lo si fa pensando in modo diverso al soggetto che apprende, agli strumenti di cui ha bisogno per rapportarsi autonomamente allo studio e alla realtà in cui vive. Se, cioè, cambiano le modalità di lavoro, il tipo di prestazioni richieste e le situazioni in cui le si chiede, nonché il compito che si propone. Non solo apprendimento e restituzione, quindi, ma utilizzo autonomo, intenzionale e consapevole di quanto appreso.

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Un po’ di Cuore a scuola non fa male

cuoreLa prima volta che ho letto il libro Cuore avevo otto anni: era il regalo della mia maestra per la Prima Comunione. Lei sembrava proprio nata dalla penna di Edmondo De Amicis, perché era buona e paziente, aveva un modo pacato di rapportarsi con noi alunne, che considerava delle figlie, visto che lei non aveva provato la gioia della maternità , ma soprattutto perché era capace di infondere quei buoni sentimenti che non passano mai di moda.

Il racconto di Enrico, il protagonista del libro Cuore, mi appassionava e mi catapultava in una scuola in cui si esaltavano i valori della famiglia, della patria, del rispetto e della solidarietà. Eppure, anche allora non mancavano le criticità: invidia, superbia, reiterati atti vessatori nei confronti di coetanei, che oggi definiremmo “bullismo”, ma c’era il mondo degli adulti pronto a redarguire, a insegnare, a dimostrare, con l’esempio, la sua autorevole capacità di indirizzare le menti dei bambini verso finalità positive.

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