- Scritto da Francesca De Vitis
- Categoria: Devianze e Carcere
In principio c’è la persona: celle aperte nel carcere a colori
L’innovazione tecnico-organizzativa del sistema penitenziario invita ad una ricognizione teoretica della funzione rieducativa della pena, che rintraccia già nel diritto, il “ritorno alla persona” quale principio fondante del processo educativo nel carcere. L’articolo esplora queste tematiche secondo una prospettiva pedagogica personalista.

Il modello di detenzione minorile è messo in discussione dall’altissima percentuale di soggetti recidivi. Sembrerebbe che, nonostante gli sforzi del sistema e la qualità degli operatori, il carcere finisca per influenzare negativamente il minore detenuto anziché affrancarlo dagli ambienti che lo hanno accompagnato alla devianza. In questo articolo si delinea l’opportunità di attivare a livello europeo un programma di interscambio lavorativo finalizzato ad offrire ai giovanissimi criminali un’occasione strutturata per intraprendere un diverso percorsi di vita.
La reclusione che segue alla condanna per un reato commesso ha certamente un significato punitivo. Tuttavia essa deve rappresentare soprattutto un’esperienza che si connota per il suo valore rieducativo, come affermato nella nostra Costituzione [1]. Nel carcere la rieducazione si configura principalmente come una trasformazione attiva, frutto non tanto di una sistematica negazione del passato quanto di una rinnovata proiezione nel futuro [2]. E’ per tali ragioni che, nel nostro sistema carcerario, accanto agli agenti di polizia penitenziaria sono presenti figure professionali con funzioni educative.