Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 4 - Aprile 2024auguri natale

La progettazione pedagogica negli Istituti Penitenziari

carcereLa reclusione che segue alla condanna per un reato commesso ha certamente un significato punitivo. Tuttavia essa deve rappresentare soprattutto un’esperienza che si connota per il suo valore rieducativo, come affermato nella nostra Costituzione [1]. Nel carcere la rieducazione si configura principalmente come una trasformazione attiva, frutto non tanto di una sistematica negazione del passato quanto di una rinnovata proiezione nel futuro [2]. E’ per tali ragioni che, nel nostro sistema carcerario, accanto agli agenti di polizia penitenziaria sono presenti figure professionali con funzioni educative.

Anche in questo particolare contesto, l’esperienza educativa non si risolve nell’imporre modelli e regole condivisi di comportamento; piuttosto essa mira ad affinare la capacità soggettiva di conferire senso e valore al mondo, a sollecitare la consapevolezza del proprio specifico ed ineliminabile contributo nella costruzione della realtà ed a sviluppare la capacità di negoziare con l’altro le interpretazioni e i significati attribuiti all’esistente.

Nel concetto di rieducazione è insita una modalità di cambiamento di alcuni tratti cognitivi del detenuto, che favoriscono la rivisitazione dell’atto deviante e l’assunzione di un diverso atteggiamento nei confronti dello stesso. Il risultato atteso è una reale modificazione comportamentale [3].

Tale cambiamento viene perseguito attraverso il progetto pedagogico d’Istituto, che consiste nella pianificazione e programmazione di una serie di attività, orientate verso l’obiettivo della rieducazione e risocializzazione del condannato[4]. Il carattere unitario del progetto è fondamentale per non disperdere energie organizzative e professionali e per evitare di realizzare un’azione poco sistematica ed intenzionale.

Quindi, progettare in chiave educativa all’interno del carcere significa poter realizzare quanto è stabilito nella Costituzione, perché solo nell’ambito di interventi strutturati e convergenti tra loro, omogenei e integrati, si può realizzare un trattamento rieducativo [5] coerente, che possa aver maggiori possibilità di fornire le occasioni e le motivazioni utili al proficuo reinserimento sociale del condannato [6].