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Un’alternativa alle pene minorili: il PEILD

carcere minorileIl modello di detenzione minorile è messo in discussione dall’altissima percentuale di soggetti recidivi. Sembrerebbe che, nonostante gli sforzi del sistema e la qualità degli operatori, il carcere finisca per influenzare negativamente il minore detenuto anziché affrancarlo dagli ambienti che lo hanno accompagnato alla devianza. In questo articolo si delinea l’opportunità di attivare a livello europeo un programma di interscambio lavorativo finalizzato ad offrire ai giovanissimi criminali un’occasione strutturata per intraprendere un diverso percorsi di vita.

 

Introduzione

Nella formazione della personalità criminale il tessuto sociale in cui il ragazzo vive ha un ruolo fondamentale. I minorenni che delinquono non sono persone predisposte al reato ma ragazzi nel cui processo educativo v'è stata una carenza sia dal punto di vista familiare sia dal punto di vista dei sostegni sociali. Per questo la loro riabilitazione umana e comunitaria, una volta scontata la pena, richiede che non permangano nel medesimo ambiente in cui sono cresciuti. Si tratta di contesti di marginalità sociale, cui si aggiungono in modo deleterio anche i vissuti di autoemarginazione che l’esperienza del carcere porta con sé. In quella situazione, per il minore “criminale” è facile ritornare nella vecchia cerchia di amici delinquenti o a trovarsene nuovi accomunati dal passato carcerario.

Occorre dunque immaginare percorsi di reinserimento scolastico e lavorativo innovativi, che si spingano oltre alle misure già presenti di alternativa al carcere. In questo articolo, sulla base di un’esperienza personale vissuta tra due carceri minorili di Italia e Spagna, si elabora una proposta centrata sul lavoro che prevede una collaborazione tra le amministrazioni giudiziarie degli Stati Europei, peraltro già attiva in ambito vista investigativo e di politica giudiziaria.

Il PEILD: quadro normativo

Il sistema immaginato potrebbe essere definito Programma Europeo di Interscambio Lavorativo per Detenuti (PEILD). Tale programma si rivolgerà a quei detenuti minorenni sottoposti a regimi non carcerari o comunque regimi flessibili (come la semilibertà o le misure alternative). Interesserà, quindi, tutti quei soggetti colpevoli di reati non gravi e sottoposti a pene lievi che siano compatibili ad essere accolti in strutture differenti dal carcere come le Comunità Ministeriali.


L'articolo completo in italiano è disponibile in allegato per gli abbonati.

Autrice: Alessandra Donatella Pia Schirò, laureata in Scienze Pedagogiche con una tesi sui centri di detenzione minorile, redatta sulla base di esperienze vissute all’interno del Carcere Minorile di Potenza e dell’istituto di detenzione minorile di Saragozza.

copyright © Educare.it - Anno XVIII, N. 3, marzo 2018

 

 

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